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Giorgia Crimi

Avvocato, opera nel settore musica e media, collabora con lo Studio legale d'Ammassa & Partners. Legal coach per artisti, cantante jazz, compositrice e autrice musicale.

SIAE: riparte l’erogazione dell’Assegno di Professionalità con nuovi criteri

Il Consiglio di Sorveglianza della SIAE, in data 20 giugno 2019, ha deliberato all’unanimità di riconoscere determinati importi agli ex soci (loro congiunti e/o eredi) i quali, per effetto della delibera commissariale n. 86/2011 si erano visti interrompere l’erogazione del c.d. Assegno di Professionalità.

Ne erano insorti numerosi contenziosi da cui la SIAE era uscita soccombente, considerando che il diritto alla percezione di tale assegno ha natura di diritto quesito.

Al contempo, in linea con la Sentenza della Corte Costituzionale (n. 124/2017) assolutamente intangibili sono solo le forme pensionistiche finanziate con sistema contributivo, mentre tutte le altre possono essere ridotte ad equità, per salvaguardare la sostenibilità finanziaria del sistema.

Allo scopo, la delibera ha stabilito dei criteri per l’erogazione dell’assegno in parola, anche nel rispetto di un criterio di non discriminazione dei soci.

Sicuramente un provvedimento di grande importanza e rilievo per tutti i soci SIAE.

Leggi la delibera.

#siae #fondosolidarieta #delibera #assegnodiprofessionalita

 

L’uso senza limiti del diritto d’autore

Ollie Jones è morto di un male raro, a soli 4 anni.
Era piccolo, ma aveva già maturato un vero attaccamento al personaggio di Spiderman, un eroe a cui era particolarmente legato.

Ma quando il padre ha chiesto di incidere sulla lapide il personaggio amato dal figlio, incredibilmente, si è visto opporre un secco e “politicamente corretto” rifiuto.

La Disney, che detiene i diritti sui personaggi Marvel, ha infatti rifiutato il consenso all’utilizzo del personaggio, seppure al di fuori di finalità commerciali e certamente nell’ambito di un “pubblico” assolutamente limitato (la cerchia familiare).

Salvaguardare “innocenza” e “magia” dei personaggi Disney è la giustificazione che la Major ha opposto, seppure molto più probabilmente la spiegazione risieda nel timore di un rischio di “impropria” associazione tra l’eroe vincente e un tema tra i più “sfigati” che esistano, la morte di un bambino per un brutto male.

E’ chiaro che i titolari di un’opera creativa abbiano diritti assoluti su di essa, ma cosa c’è di più “assoluto” e incolpevole della morte di un bambino, lui si innocente?

Certamente, si parla di macrocategorie diverse, non potendo essere messe a confronto questioni morali con quelle giuridiche.

Eppure qualche considerazione si può fare, anche semplicemente guardando al fatto che, almeno nell’ordinamento italiano ed europeo, il diritto d’autore si sviluppa anche su un fronte morale, seppure volto alla tutela del rapporto tra l’autore e l’opera che ne costituisce un’emanazione.

Al contempo, non si deve dimenticare che la ratio della tutela del diritto d’autore e della sua incentivazione è lo sviluppo sociale e culturale, perché la fruizione dell’opera consente la sensibilizzazione del pubblico destinatario, il quale sviluppa di conseguenza una maggiore empatia verso il prossimo e una maggiore attenzione al rispetto delle regole.

Quindi, sotteso al diritto d’autore e fondamento dello stesso è una ratio morale e civile.

Comunque, al di là delle argomentazioni strettamente giuridiche, ci si sarebbe aspettati un po’ più di compassione umana da parte di un’azienda quale la Disney che genera profitti dallo sfruttamento di opere che fanno leva sul sentimento e sui sogni di tutti i bambini del mondo.

Il punto è: ma davvero la Disney può pensare che vedendo l’immagine di Spiderman sulla lapide di un bambino si sarebbe generata una disaffezione generalizzata al personaggio e/o una perdita in termini di immagine?

Bambini che appendono “al chiodo” il proprio esemplare di pupazzetto, genitori che si riuniscono in piazza per strappare album di figurine e bruciare in pubblico dvd, etc.

Personalmente, non ho mai smesso di amare le Barbie anche se, già quando ero piccola, la bambola è stata stigmatizzata per le forme troppo sottili, colpevole di essere strumento che avvicinasse le ragazzine a praticare tecniche anoressizzanti; né tanto meno ho smesso per questa ragione di farci giocare le mie bambine oggi.
Ma c’è di più.

Mutuando il ragionamento della Disney, bisognerebbe opinare che Elton John sia incorso in un irreparabile calo di vendite, dopo aver modificato (pare in una notte) il testo della sua “Goodbye Norma Jean” per dedicarla alla Principessa Diana nel corso del suo funerale, considerando che tutto il mondo non potrà mai dimenticare quel momento e quindi disinscrivere da quel tragico evento l’opera.
Eppure dopo oltre 20 anni al cantante dedicano anche dei film.

E chissà al contempo se anche Stevie Wonder avrà subito dei danni all’immagine, alla “magia” ed “innocenza” della sua musica dopo avere cantato al funerale di Micheal Jackson la sua “I never dreamed you’d leave me in summer”.

A parere della scrivente, l’opera artistica, musicale, cinematografica, editoriale che sia ha “diritto” di vivere di propria vita e deve trascendere anche il proprio autore, di cui è figlia, ma con propria autonoma individualità.

L’opera creativa dovrebbe quindi superare il suo autore, anche facendo leva su quel valore morale del fondamento della sua tutela.

Certamente, nei prossimi giorni mi interrogherò se sia il caso di boicottare “Cenerentola” e “Pocahontas”, nascondendo i dvd alle mie figlie.

Molto più probabilmente, non impedirò loro di continuare a giocare e cercherò nel tempo di spiegare che il denaro e le logiche di mercato non devono mai avere la meglio sui valori dell’uomo e della vita.

Maggiori informazioni sulla vicenda qui.
#cinema #fumetti #marvel #disney #dirittoautore #copyright

 

Italia Music Export-SIAE: pubblicati i risultati della Call Editori 2019

La Call Editori 2019 è il supporto economico dell’Italia Music Export-SIAE rivolto agli editori musicali dell’industria italiana, costituito da un rimborso a fondo perduto a copertura delle spese necessarie a partecipare a showcase, festival internazionali e fiere, appuntamenti necessari per conoscere nuovi partner e stringere accordi commerciali.

L’elenco dei vincitori e dei viaggi di lavoro che saranno rimborsati è pubblicago al seguente link.

#musica #dirittoautore #diritticonnessi #editori #siae #calleditori2019

Bologna Unesco City of Music: al via il bando per la selezione di progetti di export musicale

La Città Metropolitana di Bologna, attraverso il proprio Ufficio Musica, ha appena messo a bando un importo complessivo pari a 50.000 euro da destinare a progetti che promuovano la mobilità artistica internazionale in ambito musicale.

Destinatari saranno operatori del settore musica (associazioni, fondazioni, scuole, etc.), con sede operativa nel territorio della Città Metropolitana di Bologna.

Il contributo massimo erogabile sarà pari ad 3.000,00 euro per progetto, a parziale copertura delle spese e comunque fino a un massimo dell’80% dei costi totali del progetto selezionato.

Le domande devono essere presentate, previa compilazione di modulo on line, entro le ore 13.00 del 17 settembre 2019.

Scarica il bando.
#musica #dirittoautore #diritticonnessi #bando #export

Andy Warhol Foundation vs Lynn Goldsmith sul caso Prince: fair use o violazione del copyright?

Andy Warhol ha “trasceso” il diritto d’autore di un fotografo, trasformando la fotografia di Prince, ritratto in un momento di vulnerabilità umana, in un’opera d’arte che, al contrario, lo ha consacrato come personaggio iconico ed immortale.

È quello che ha statuito il Tribunale di Manhattan nella vicenda giudiziale che ha coinvolto la Fondazione Andy Warhol e il fotografo Lynn Goldsmith, autore di uno scatto, utilizzato dal noto artista.

Si tratta in particolare di 16 opere che sono diventate famose come “Prince Series“.  La serie conteneva 12 dipinti serigrafici, due serigrafie su carta e due disegni.

Il Tribunale ha ritenuto che Warhol abbia trasfigurato la fotografia tanto da rifletterne il mood opposto a quello della foto originaria di Goldsmith.

Pertanto, mentre il fotografo continua ad affermare che il dipinto di Warhol che gli sia dovuto un compenso, annunciando per il tramite del suo legale di voler fare appello contro questa decisione, il Giudice a oggi respinge tale interpretazione, ritenendo che, nel caso di specie, ricorra una ipotesi di fair use.

Il fair use (in italiano, uso o utilizzo leale, equo o corretto)  è un istituto previsto dal Copyright Act degli Stati Uniti (titolo 17), che permette l’utilizzo di materiale protetto da copyright per scopi d’informazione, critica o insegnamento, senza chiedere l’autorizzazione agli aventi diritto, in quanto ricorrano determinate condizioni, compatibili con l’esigenza di promuovere il progresso della scienza e delle arti (fonte: wikipedia).

Disposizioni simili, nell’ordinamento italiano, sono quelle di cui all’art 70 della Legge 633/1941, che tuttavia, oltre a prevedere la ricorrenza di precise condizioni (es. la finalità di critica, nei limiti in cui l’uso non costituisca concorrenza all’autore) ed essere interpretata restrittivamente dalla giurisprudenza, vincola a finalità strettamente non commerciali l’utilizzo dei contenuti creativi altrui.
Circostanza che, è evidente, non ricorre nel caso in parola, a tutto discapito del fotografo.

Probabilmente, secondo un sistema più “equo” di quello che dovrebbe riflettere il concetto della definizione stessa di “fair use”, quale è tutto sommato il sistema italiano, quella di Warhol sarebbe stata considerata come opera derivata e si sarebbe consentito al fotografo di partecipare del suo “successo”, almeno in parte, con il riconoscimento di un diritto morale e patrimoniale, seppur limitato.

Per saperne di più clicca qui.

#artifigurative #dipinto #fotografia #dirittoautore #fairuse #citazione #critica #copyright

Presentata all’aeroporto di Malpensa la Milano Music Week 2019

Si svolgerà dal 18 al 24 Novembre la nuova edizione della Milano Music Week, una settimana di musica ed eventi culturali che consacra, per il terzo anno di seguito, la città di Milano come hub musicale di respiro sempre più internazionale.

Il programma della manifestazione, promossa da Comune di Milano, SIAE (Società italiana degli autori ed editori), FIMI (Federazione dell’industria musicale italiana), Assomusica (Associazione tra i produttori e gli organizzazioni di spettacoli di musica dal vivo) e Nuovo Imaie (Istituto per la tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori) è stato presentato il 21 giugno all’aeroporto di Malpensa, location che meglio esprime i concetti di internazionalizzazione e scambio tra culture che saranno i temi della prossima edizione.

Interessante è poi la call che viene rivolta a tutti coloro che abbiano voglia di promuovere un progetto interessante, i quali possono inviarlo alla mail proposte@milanomusicweek.it.


Per saperne di più clicca qui.


#musica #dirittoautore #artisti #compositori #siae #nuovoimaie #assomusica #fimi #milanomusicweek2019 #linech

Il futuro dell’industria musicale è nell’intelligenza artificiale?

Il Sole24ore ha intervistato Francis Moore, Executive Chief di IFPI, l’organizzazione che ogni anno pubblica il report sui dati del music business a livello globale.

L’intervista ha affrontato temi come il difficile passaggio dall’analogico al digitale e il successo dei discografici che sono riusciti ad “educare” il pubblico allo streaming “legale” di musica, uscendo dalla crisi.

Uno dei punti più significativi della discussione ha riguardato la Direttiva Copyright, su cui la Moore ha espresso un parere estremamente positivo, considerandola il primo atto legislativo a livello mondiale che, se fedelmente applicato, sarà in grado di colmare il value gap nello sfruttamento di contenuti creativi tra i service provider e gli aventi diritto.

Molto interessante anche il ruolo sempre più determinante di intelligenza artificiale e big data.
Le case discografiche in particolare usano i dati per misurare le tendenze e il coinvolgimento dei fan, su cui elaborano le proprie strategie anche in tema di lancio degli artisti.

Se quindi il futuro è sempre più dell’Intelligenza Artificiale, si spera che almeno questi “robot” siano intonati!

Ma il talento umano è davvero sostituibile? Ai posteri l’ardua sentenza.

Per leggere l’intervista completa clicca qui.
#musica #ai #bigdata #direttivacopyright #ifpi #artisti #discografici #streaming

 

Convocata l’Assemblea Generale SIAE 2019

È convocata per il 18 luglio 2019, a partire dalle ore 11:00, l’Assemblea Generale della Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE), che avrà ad oggetto importanti deliberazioni relative allo Statuto vigente.

L’Assemblea avrà il seguente ordine del giorno:
a) esame della relazione del Consiglio di sorveglianza di cui all’art. 12, comma 1, punto (i) dello Statuto vigente;
b) esame della relazione del Consiglio di gestione di cui all’art. 12, comma 1, punto (ii) dello Statuto vigente; c) deliberazioni relative alle linee guida di cui all’art. 12, comma 6, dello Statuto vigente; d) varie ed eventuali.

I lavori si svolgeranno in unica convocazione, a Roma presso il Palazzo dei Congressi in Viale della Pittura n. 50.

Per ogni ulteriore informazione si può visitare il sito SIAE.

#siae #soci #editori #compositori #artisti #scrittori #statuto #assemblea #delibera

 

Anche FIMI aderisce al Codice di buone pratiche contro la manipolazione dello streaming

Un’ampia coalizione di major, etichette indipendenti, editori e management di artisti, tra cui Spotify, Universal, Warner, Sony, etc. oltre naturalmente a IFPI che rappresenta l’industria discografica in più di 56 paesi nel mondo, hanno sottoscritto il Anti-streem manipulation Code of best practice, un codice di buone pratiche che intende stabilire le misure per rilevare e prevenire la manipolazione dello streaming e mitigarne gli effetti negativi sul mercato, che ogni anno segnano copiose perdite nel settore.

Tale Codice di buone pratiche traccia le linee guida per fermare le riproduzioni non autentiche sui servizi di streaming strutturati per produrre un migliore posizionamento delle chart, un’equa suddivisione del mercato e dei pagamenti delle royalties.

Fonte: FIMI

Per saperne di più clicca qui

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Manifesto Nazionale degli Stati Generali della Musica Emergente: più spazio alle realtà musicali piccole e alle produzioni indipendenti

Sabato 22 giugno nel corso dell’evento organizzato da Giordano Sangiorgi (MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti), è stato presentato il Manifesto Nazionale degli Stati Generali della Musica Emergente, un documento elaborato nel confronto con oltre 100 tra operatori e artisti della musica emergente italiana.

Obiettivo principale è la valorizzazione delle realtà musicali indipendenti e la promozione di un rinnovamento normativo, a tutela della creatività.

Tra gli strumenti indicati dal Manifesto in parola, si legge all’art 4 “Istituzione di una legge che imponga alle radio private operanti sul territorio nazionale la trasmissione di una quota di musica prodotta in Italia (ma non necessariamente in lingua italiana) in palinsesto, che oscilli – secondo i casi e le applicazioni – dal 35 al 60% del totale delle canzoni in programmazione, al fine di promuovere la musica indipendente gli artisti esordienti.”

Leggi il documento.

#copyright #musica #indie #autori #direttivacopyrigth #dirittoautore #diritticonnessi #artisti

 

Gli Studios fanno causa a VidAngel: no allo “stream ripping” family friendly

Si è appena aperto il processo davanti al Tribunale  dello Stato della California, che dopo la condanna sull’an, deciderà sul quantum dovuto da VidAngel agli Studios per violazione del copyright.

Disney, Fox, Lucasfilm e Warner Bros hanno infatti già segnato una prima importante vittoria contro la start-up VidAngel la quale ha realizzato lo stream-ripping illegale di svariate pellicole dei produttori in parola.

VidAngel che opera dal 2016 consente agli utenti di filtrare i contenuti non graditi, perché violenti o offensivi, selezionando per argomento, dai film di Hollywood, orientata a tutelare soprattutto le famiglie.

Tuttavia, il servizio offerto si basa su un’attività di ripping, ovvero la estrazione e trasferimento di un contenuto protetto ad un altro formato, nella specie, per la messa a disposizione del pubblico, realizzata da VidAngel ultimamente tramite AmazonPrime e Netflix.

Pertanto, la startup avrebbe dovuto certamente richiedere la previa autorizzazione dei titolari dei diritti.

A oggi è stato richiesto un risarcimento milionario che tuttavia la società non sarà in grado di corrispondere, considerando che ha già dichiarato fallimento.

Per gli Studios tuttavia si tratta di un atto esemplare, non solo repressivo, ma dimostrativo per tutti gli altri operatori che con servizi simili violano i loro diritti.

Per saperne di più: link.

#copyright #dirittoautore #cinema #ripping #streaming #artisti #produttori #diritticonnessi #pirateria

 

Chiude Convert2MP3, ma già proliferano i cloni

Ebbene si, Convert2MP3, sito per il ripping su youtube, è stato chiuso in Germania per violazione del copyright.

Il “ripping” nel gergo informatico è l’attività di estrazione e trasferimento di un contenuto, solitamente audio e/o video, da un supporto ad un altro, ai fini della distribuzione su reti peer-to-peer o comunque per la diffusione illegale (fonte: wikipedia).

Il software in parola fa parte di quelli che consente, ad esempio, di scaricare senza nulla pagare le tracce audio dei video presenti su youtube per poi caricarle in formato digitale (es. MP3, WAV, WMA) sui lettori o masterizzarle, creando le proprie compilation.

Un’attività che peraltro ha sempre meno motivo di essere, considerando che moltissimi siti consentono già di ascoltare musica gratis o comunque a basso costo, utilizzando come controvalore le sponsorizzazioni (es. spotify).

La community di tutti coloro che sono abituati a scaricare la musica e i video gratis è in subbuglio, ma non troppo..

Infatti i siti di questo tipo proliferano e grazie al passaparola gli abitué di questa pratica hanno già svariate alternative.

Purtroppo infatti è ancora molto diffusa la convinzione (e non solo tra i giovanissimi) che tutto ciò che sia tecnologicamente possibile sia anche giuridicamente lecito, ignorando che invece si tratti di pirateria, sanzionata anche in sede penale.

Ci si auspica quindi, per un verso, che gli operatori professionali del web possano “anticipare” i possibili comportamenti illeciti degli utenti, stipulando licenze con gli aventi diritto, in linea anche con la nuova direttiva copyright ed, in genere, che si diffonda una maggiore attenzione alla legalità, nel rispetto della necessaria remunerazione del diritto degli autori e degli interpreti, senza la quale la creatività non ha scampo.

Maggiori informazioni. 

#copyright #ripping #youtube #converter3mp3 #musica #video #pirateria #licenze

 

Google accusata di “rubare” i testi delle canzoni

La società Genius Media Group, specializzata nell’offerta di testi musicali di genere hip hop, ha mosso un’accusa precisa a Google, quella di riutilizzare i propri materiali, indicizzandole con l’effetto di sottrarre traffico a chi fonda il proprio business su questo.

Effettivamente, a differenza del passato, in cui a fronte di una ricerca, i risultati rimandavano a siti specializzati, oggi Google mostra direttamente il testo del brano cercato, rendendo inutile cliccare sui siti.

Per questo è stata accusata anche di violare le leggi antitrust.

Google si difende sostenendo di essere titolare di legittime licenze in virtù di accordi con dei partner.

Al di là della questione, nella prassi, forse non tutti sanno che anche il testo di un brano, scisso dalla melodia e a prescindere dalla sua esecuzione da parte dell’artista, è tutelato dal diritto d’autore e non è quindi liberamente riproducibile senza l’espressa autorizzazione dell’autore e dell’editore, quando presente.

Seguiremo gli sviluppi della questione.

Per saperne di più: http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2019/06/17/societa-accusa-google-copia-le-canzoni_29ebdd02-a375-4743-8817-e5f1055f3f59.html

#dirittodautore #copyright #google #indicizzazione #antitrust #testo #melodia #diritticonnessi

Copyright digitale: sulle due sponde dell’Atlantico, il resoconto del convegno

Il 17 giugno scorso si è tenuto un interessante convegno organizzato dallo Studio Legale De Berti Jacchia, con la partecipazione di FIMI, sul tema della Direttiva 2019/790 sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale, che modifica le direttive 96/9/CE e 2001/29/CE.

La Direttiva è stata pubblicata da poco nella Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea, ma, come è noto, l’iter di approvazione non è stato affatto facile, considerando soprattutto l’ostilità dei giganti del web.

Lo stesso Dott. Marco Giorello, Capo Unità direzione generale “Connect” presso la Commissione Europea, ha riferito che il testo è stato il frutto di un difficile compromesso che ha visto scontrarsi chi sosteneva si trattasse di un adeguamento dovuto della normativa alle nuove frontiere del web e chi invece ha qualificato questo come un indebito atto di censura della libertà di espressione.

L’obiettivo del legislatore comunitario, come chiarito opportunamente dal Dott. Giorello, è quello non tanto di regolamentare le responsabilità degli hosting provider tout court, quanto quello di stimolare la sottoscrizione di licenze con gli aventi diritto, affinché si ottenga una più equa distribuzione delle risorse economiche che si producono grazie all’indispensabile utilizzo nei servizi web di contenuti creativi.

Molto interessante la prospettiva dell’Avv. Mireille Buydens, avvocato e docente di diritto della Proprietà Intellettuale all’Universitè Libre de Bruxelles, che si è incentrata sull’analisi dell’art 17 e sulla valutazione degli scenari possibili.

L’art. 17 della Direttiva Copyright in particolare vincola gli stati membri a prevedere che i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online ottengano una previa autorizzazione da parte degli aventi diritto, magari con la stipula di accordi di licenza, inclusiva, a certe condizioni, degli atti compiuti dagli utenti.

La norma soprattutto introduce un principio di responsabilità del provider, stabilendo espressamente che la limitazione di responsabilità di cui all’articolo 14, paragrafo 1, della direttiva 2000/31/CE non si applichi alle fattispecie contemplate dall’articolo in parola.

La prospettiva infatti si inverte e si ritiene responsabile il prestatore di servizi online nel caso della condivisione di un materiale protetto senza consenso degli aventi diritto, salvo che non dimostri: a)  di aver compiuto i “massimi sforzi” per ottenere la relativa autorizzazione, b)  di aver applicato “elevati standard di diligenza professionale di settore” e in ogni caso, c) di  aver “agito tempestivamente”, dopo aver ricevuto una “segnalazione sufficientemente motivata” dai titolari dei diritti, per disabilitare l’accesso o rimuovere i contenuti illeciti.

In questo senso, come ha sottolineato correttamente la Prof.ssa Buydens, seppure la Direttiva non preveda alcun obbligo generale di sorveglianza in capo ai prestatori di servizi di condivisione di contenuti online, nella pratica è quello che saranno costretti a fare, sviluppando, adottando o implementando sistemi di intelligenza artificiale (AI) per il controllo e il riconoscimento dei contenuti caricati e/o condivisi dagli utenti.

La stessa ha evidenziato soprattutto il rischio connesso a questi sistemi che ha definito “black box”, in cui non è dato sapere come e per quali usi i dati raccolti possano essere utilizzati.

Poi ha rilevato che lo sviluppo di sistemi sofisticati di riconoscimento ed elaborazione dei contenuti ha dei costi ingenti e che questo porterà, nei fatti, ad escludere i prestatori di servizi on line che non abbiano sufficienti mezzi economici, con un evidente rischio di concentrazione del potere di mercato sempre di più nelle mani dei giganti del web.

Quando ovviamente il timore di incorrere nelle responsabilità risarcitorie non si evolva in una forma di censura preliminare, la rimozione preliminare e “ad occhi chiusi” dei contenuti ritenuti a rischio o sospetti.

L’Avv. Alessandra Tarissi De Jacobis, Partner a Los Angeles di De Berti Jacchia, con una presentazione molto coinvolgente grazie anche alla proiezione di video rock ed hip hop molto apprezzati da un pubblico amante della musica, ha rimarcato il rischio di censura preliminare dei contenuti condivisi dagli utenti da parte dei sistemi di intelligenza artificiale, in quanto priva di senso dell’umorismo, emozione del tutto umana, non riproducibile.

Pertanto, ciò porterebbe alla selezione ed espulsione dei contenuti parodistici, quelli che nel diritto statunitense sono vieppiù legittima espressione del fair use, e quindi creativi ed originali anche quando utilizzino materiali protetti altrui senza autorizzazione, nel rispetto di certe condizioni, contenuti che per contro, secondo gli standard del diritto italiano, sarebbero considerate propriamente opere derivate, illecite in assenza del consenso dell’autore.

Interessantissimi gli interventi anche del panel di ospiti provenienti dal mondo dell’industria: Alfredo Clarizia, Legal & Business Affairs Director di Sony Music Italy, Luca Vespignani, Managing Director, DcP di Digital Content Protection, Marco Berardi, Vice President, General Manager di Turner.

In particolare, il Ceo di FIMI, Enzo Mazza, ha sottolineato come il riconoscimento operato a livello europeo della necessità di proteggere i contenuti creativi sia espressione di democrazia, perché la tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi è primaria declinazione del principio di libertà di espressione.

Lo stesso ha rilevato come soprattutto negli ultimi anni si sia registrato in Italia un incremento dei servizi di streaming “legale”, che ha consentito di dare ossigeno ad un settore quale quello musicale da tempo in crisi.

Personalmente ritengo che al di là del mezzo legislativo, il cui altissimo pregio è stato quello di interessare il pubblico tutto allo scontro consumato per l’approvazione della direttiva copyright e quindi indirettamente al diritto d’autore, imperversi ancora eccessiva disinformazione sui questi temi, anche tra gli operatori del settore.

Certamente è apprezzabile che la Direttiva, al di là di come sarà poi recepita dai singoli stati, ponga un freno alla cannibalizzazione che da anni subiscono i creativi i cui materiali, solo perché presenti sul web, sono in genere ritenuti liberamente appropriabili.

Seppure di fatto riservato agli addetti ai lavori, già quindi ad un uditorio selezionato, attento e sensibile alle novità normative ed alla proprietà intellettuale, il convengo di ieri è un’iniziativa molto meritoria, soprattutto per chi è impegnato da anni nella divulgazione della cultura del diritto d’autore.

Ci si augura quindi che possano esserci nuove occasioni, anche non solo rivolte al pubblico di noi addetti ai lavori, perché tutti gli utenti dei servizi artistico-culturali siano compiutamente edotti del fatto che senza regole la creatività muore.

#direttivacopyright #dirittodautore #musica #streaming #hostingprovider #web

Risarcimento all’autore di “Pepe the Frog” per violazione di copyright

Matt Furie, autore del fumetto di “Pepe the Frog”, ha recentemente stipulato una transazione con il sito Infowars e il suo creatore, Alex Jones, che lo ha portato ad ottenere un risarcimento di circa 15.000,00 dollari per lo sfruttamento non autorizzato del suo personaggio.

Il personaggio di Pepe the Frog infatti non solo era stato associato a messaggi intolleranti e razzisti, lontani dalla filosofia pacifista del fumetto e del suo autore, nell’ambito di memi che hanno proliferato sul web, ma era anche stato oggetto di sfruttamento a fini commerciali, considerando la vasta operazione di merchandising (poster, magliette, etc.) realizzata da Alex Jones.

Il meme è un contenuto divertente o bizzarro, che può essere un’immagine, un video, una foto o anche una frase, che in poco tempo si diffonde in maniera virale, diventando un vero e proprio tormentone.

Non è la prima volta che l’autore di Pepe the Frog si trova a dover difendere i diritti sul personaggio, contro utilizzi illeciti, vieppiù a fronte dell’associazione a temi d’odio.

Frog è stato utilizzato anche come mascot non ufficiale dai sostenitori di Trump nel corso della sua campagna elettorale.

L’autore che peraltro recentemente ha deciso di far morire il proprio personaggio, ha altresì dichiarato di non essere interessato al denaro, quanto a rafforzare la tutela del fumetto avverso all’errata e distorsiva utilizzazione nell’ambito di messaggio di odio e intolleranza.

Per saperne di più clicca qui.

#copyright #dirittimorali #dirittipatrimoniali #sfruttamentoillecito #meme

 

 

Rassegne stampa e diritto d’autore: risposte possibili solo ad un tavolo di confronto

È stata pubblicata il 12 giugno 2019 la sentenza della Corte d’Appello di Roma che nel giudizio tra Federazione italiana editori giornali (FIEG) e le due maggiori società produttrici di rassegne stampa (Eco della Stampa e Data Stampa) ha rigettato l’appello della prima, compensando le spese di lite tra le parti.

La Corte, che ha espressamente valorizzato la risalente “tolleranza” degli editori in ordine ai servizi di rassegna stampa, ha affermato che la loro piena legittimità in funzione del principio della circolazione delle informazioni, enucleato dallo stesso art. 65 della Legge 633/1941.

La rassegna stampa non costituirebbe un succedaneo della lettura dei giornali e come tale non si pone in concorrenza con gli stessi.

La Corte ha evidenziato che il DL 262/2006 aveva in realtà modificato l’art 65 LDA, inserendo l’obbligo di pagamento di un compenso, che fu tuttavia soppresso in sede di conversione del decreto stesso, circostanza da cui la stessa trae argomenti a supporto della volontà del legislatore di lasciare del tutto libera la riproduzione degli articoli di attualità.

Il direttore generale della FIEG Fabrizio Carotti ha espresso comunque soddisfazione per la sentenza che nel richiamare una precedente sentenza di Cassazione, avrebbe introdotto il principio per cui si possano utilizzare gli articoli dei giornali e periodici per rassegne di natura informativa, purché non sia indicata la clausola “riproduzione riservata”.

Il tema delle rassegne stampa è comunque molto attuale e dibattuto.
Di recente sono state trasmesse alle tv e radio le linee guide elaborate nel confronto tra la FIEG ed i responsabili dei principali gruppi radiotelevisivi italiani sull’utilizzo degli articoli dei giornali cartacei nelle rassegne stampa (cfr. il nostro link).

Inoltre la cosiddetta Direttiva Copyright vincola gli stati membri ad introdurre disposizioni di legge affinché gli aggregatori di notizie (ad es. google news) siano tenuti a stipulare accordi di licenza con gli editori, così che parte dei proventi da questi ultimi percepiti per l’utilizzo delle pubblicazioni di carattere giornalistico vada agli autori stessi.

Certamente si raccoglie una generalizzata attenzione verso un comparto, quello giornalistico, che ha subito, soprattutto dopo l’avvento dei social network, una vera e propria cannibalizzazione, ma il confine tra diritto d’autore dei giornalisti e circolazione libera delle informazioni non pare essere ancora chiaro.

In ogni caso le soluzioni, più che in via giudiziale, dovranno essere ricercare nel confronto tra tutti i soggetti coinvolti.

Leggi la sentenza.

#rassegnastampa #fieg #giornalisti #equocompenso #copyright

 

L’interessante caso del copyright sulla bandiera degli aborigeni australiani

È notizia di pochi giorni fa che in Australia la WAM Clothing abbia diffidato una serie di società produttrici di capi d’abbigliamento dall’utilizzare la bandiera aborigena sui propri prodotti.

La stessa invero sarebbe l’unica legittima titolare dei diritti sulla bandiera in parola, per averli acquisiti dal suo autore, Harold Thomas.

In particolare, una di queste, la Clothing the Gap, società aborigena, ha deciso di avviare una petizione su Change.org per far pressione al governo e far sì che tale accordo venga annullato.

La WAM Clothing ha ribattuto che prima dell’accordo di cessione la bandiera veniva riprodotta su moltissimi capi di abbigliamento, senza mai riconoscere all’autore alcun tipo di royalty.

La stessa ha annunciato che pur non essendo una società aborigena, comunque devolverà parte dei ricavati alle organizzazioni di sostegno alle comunità aborigene.

La questione ha destato notevoli polemiche e la scrivente ritiene che, anche solo per ragioni di opportunità, sarebbe meglio fosse decisa in sede pubblicistica, piuttosto che essere lasciata allo scontro tra avvocati.

Per saperne di più: link.

#bandiera #aborigeniaustraliani #copyright #royalty #merchandising

Bando 2019 Nuovo Imaie per la promozione di Premi e Concorsi musicali

Sono aperte le iscrizioni al bando 2019 dell’Istituto per la promozione di Premi e Concorsi a favore di giovani artisti.

L’obiettivo di NUOVO IMAIE è di sostenere gli operatori che danno spazio e opportunità ai talenti emergenti in contest musicali di qualità e favorire la circuitazione delle esibizioni dal vivo di questi artisti.

NUOVO IMAIE ha all’uopo costituito un fondo di € 500.000,00, da investire in contributi a favore dei concorsi musicali o dell’attività di spettacolo dal vivo degli AIE selezionati dagli stessi.

La domanda può essere presentata fino alle ore 12.00 del 3 luglio 2019.

Leggi il bando.
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Genova per voi: aperte le iscrizioni al premio per autori di canzoni

Sono aperte le iscrizioni al talent per autori di canzoniGenova per voi”, promosso da ATID, in collaborazione con SIAE e Universal Music Publishing Ricordi.

In palio la sottoscrizione di un contratto editoriale con Universal Music Publishing Ricordi.

L’iscrizione è gratuita, così come vitto, alloggio e la partecipazione dei finalisti ai seminari di perfezionamento.

Tutti i finalisti beneficeranno inoltre dell’iscrizione gratuita per un anno a SIAE.

Tra le partecipanti alle precedenti edizioni, Federica Abbate autrice di brani di grande successo tra cui la “Roma-Bangkok” (Baby K feat Giusy Ferreri).

La domanda può essere presentata fino all’11 luglio 2019.

Leggi il bando


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La vittoria di Peppa Pig

 

Il 21 marzo 2019 ha segnato la vittoria di Peppa Pig.
La Corte Generale Ue, accogliendo il ricorso dei titolari dei diritti (Entertainment One e Astley Baker Davies), ha stabilito che sussiste il rischio di confusione tra i due marchi Peppa Pig e Tobbia, confermando la nullità della domanda di registrazione da parte dell’autore del secondo.

L’autore del personaggio Tobbia ha insistito sulla capacità del pubblico di riconoscere e sapere distinguere un maiale da un tapiro, valorizzando il personaggio del “Tapiro d’oro” di cui al programma televisivo italiano “Striscia la notizia“.

Elemento che tuttavia non ha convinto la Corte.
Opportunamente la stessa ha sottolineato l’irrilevanza di una tale argomentazione in quanto il pubblico da tenere in considerazione non era solo quello italiano, ma quello europeo, stante la registrazione come marchio europeo di Tobbia.

Il Tribunale infatti, pur avendo evidenziato taluni elementi di diversità (la gamma cromatica; il fatto che l’animale del marchio Tobbia fosse in pantaloni, mentre l’animale con marchio PIG PEPPA portava un vestito; etc.), non li ha ritenuti tali da superare nell’impressione generale le somiglianze.

Leggi la sentenza.

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