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Giorgia Crimi

Avvocato, opera nel settore musica e media, collabora con lo Studio legale d'Ammassa & Partners. Legal coach per artisti, cantante jazz, compositrice e autrice musicale.

Ladri di canzoni: il libro sulla storia del plagio in Italia

È stato presentato a Milano un libro di fresca pubblicazione, “Ladri di canzoni”, scritto da Michele Bovi, giornalista RAI e autore che ha realizzato svariate inchieste televisive in tema di diritto d’autore.

L’opera in particolare raccoglie quasi 200 anni di liti giudiziarie che hanno avuto ad oggetto presunte somiglianze o parziali coincidenze tra brani di musica leggera e “canzonette”.

Per saperne di più clicca qui.

Il libro è acquistabile su Amazon a questo link.

#plagio #dirittoautore #copyright #musica #autori

Nuovo Imaie: contributi agli artisti del settore audiovisivo per i provini sostenuti

A partire dal 16 ottobre, Nuovo Imaie ha messo a disposizione di tutti gli artisti del settore audiovisivo un contributo per le spese sostenute per i provini di cinema e fiction.

Beneficiano del rimborso spese tutti gli associati o mandanti Nuovo Imaie che ne facciano richiesta, purché iscritti da almeno 60 giorni dalla data del provino.

Gli stessi dovranno produrre un’autodichiarazione timbrata dalla produzione o dal casting che si è occupato della selezione, oppure, in assenza del timbro, la mail di convocazione, insieme alla ricevuta con l’indicazione della somma da rimborsare.

E’ previsto un contributo di € 100,00 per ciascun provino sostenuto nella località di residenza, di € 180,00 invece per i provini fuori dal luogo di residenza.

Il rimborso spese non è soggetto a ritenuta; con interpello all’Agenzia delle Entrate, Nuovo Imaie chiederà se sia o meno soggetto a tassazione.


Per saperne di più:clicca qui. 
#nuovoimaie #dirittoautore #copyright #cinema #fiction #tv #provini #attori

A Bologna, il Legal Tech Forum 2019

Il 15 novembre, a Bologna si terrà il Legal Tech Forum 2019, una conferenza su tematiche connesse alle tecnologie legali, che riunisce molti autorevoli professionisti del settore.

Di seguito il programma:


MODERATORE: Dott. Arturo Di Corinto
9:00/9:30: registrazione dei partecipanti.

9:30/11:30 – Legal Transformation & Artificial Intelligence
Tommaso Grotto, Kopjra
Dott.ssa Claudia Morelli e Avv. Massimiliano Nicotra, Altalex e Qubit Law Firm
Dott. Nicola Di Molfetta, LC Publishing Group
Avv. Giuseppe Vaciago, Ph.D., LT42
Avv. Giangiacomo Olivi, Dentons
Prof. Pierluigi Perri, Università di Milano
Avv. Paola Barometro e Avv. Ivan Rotunno, Orrick

11:30/ 11:45 – break

11:45/13:45 – Blockchain & Intellectual Property

Prof. Riccardo De Caria, Università di Torino
Avv. Francesco Dagnino, LEXIA Avvocati
Avv. Niccolò Travia, BlockchainEdu
Avv. Pier Paolo Ricci, IBM
Prof. Alessandro Dario Cortesi, Università Cattolica del Sacro Cuore
Avv. Stefano Longhini, Gruppo Mediaset
Avv. Vincenzo Colarocco, Studio Previti

13:45 /14:30 – pausa pranzo

14:30/16:30 – Cyber Security & Digital Forensics

Dott. Stefano Fratepietro, Tesla Consulting
Dott. Hassan Metwalley, Ph.D., Ermes Cyber Security
Dott. Marco Ramilli, Ph.D., Yoroi
Avv. Federico Dettori e Avv. Pietro Buccarelli, GOP
Dott. Gerardo Costabile, DeepCyber
Ing. Emanuele Casadio, Kopjra
Marco Calonzi, MyTutela

16:30/16:45 – break

16:45/18:45 – Legal Design & Data Protection

Prof. Paolo Moro, Università di Padova
Avv. Marco Imperiale, LL.M., LCA Studio Legale
Avv. Savino Menna, LA&P
Avv. Marco Giacomello, MakeMark
Avv. Gabriele Faggioli, P4I
Avv. Valentina Apruzzi, Studio Princivalle, Apruzzi, Danielli
Prof.ssa Monica Palmirani, Università di Bologna

18:45/19:30 – aperitivo di networking

Per maggiori informazioni: link.

#dirittoautore #blockchain #legaltech

 

Al via le iscrizioni per l’edizione 2020 del Premio Pierangelo Bertoli

Dopo la finale del 18 ottobre, sono già aperte le iscrizioni al Premio Pierangelo Bertoli 2020, per la sezione Nuovi Cantautori, ovvero interpreti che abbiano scritto o almeno collaborato alla scrittura della parte testuale del brano musicale.

Il costo di iscrizione è di 35,00 euro e posso partecipare gli autori che presentino un brano inedito in lingua italiana o in dialetto (mai pubblicato nel mercato discografico).

Da segnalare che a differenza di altri premi, non ci sono limiti di età.

C’è tempo fino al 20 aprile 2020.

Al vincitore, sarà assegnato un premio in denaro di € 4.000, oltre alla partecipazione in qualità di ospite a manifestazioni di prestigio e programmi televisivi.

Per saperne di più clicca qui.

#siae #dirittoautore #copyright #cantautori #artisti #autori #premiomusicale

Diritto di seguito. La SIAE pubblica l’elenco degli aventi diritto

Il 30 ottobre 2019, sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 255, SIAE ha pubblicato l’elenco degli artisti beneficiari del diritto di seguito che non hanno ancora rivendicato i compensi maturati.

La legge n. 633/1941 riconosce infatti all’autore di un’opera dell’arte figurativa o un manoscritto un compenso calcolato in misura percentuale sul prezzo di vendita sulle transazioni successive alla prima.

Questo diritto dura per tutta la vita dell’autore e per settant’anni dopo la sua morte ed ha ad oggetto manoscritti e opere artistiche figurative che siano considerate opere d’arte.

La SIAE ha tra gli altri l’obbligo di rendere pubblico, anche attraverso il proprio sito istituzionale l’elenco degli aventi diritto che non hanno abbiano ancora rivendicato i compensi.

Decorsi 5 anni dal momento in cui il compenso sia esigibile, la SIAE lo devolverà all’Ente nazionale di previdenza e assistenza per i pittori e scultori, musicisti scrittori ed autori drammatici (ENAP) per i propri fini istituzionali, con gli interessi legali dalla data di percezione delle somme fino a quella del pagamento al netto della provvigione.

Per saperne di più:clicca qui.

#siae #dirittodiseguito #manoscritti #artifigurative #operedarte #autori #artisti

Giornalisti francesi ed italiani coesi contro Google: viola la direttiva copyright

Il 24 ottobre è entrato in vigore in Francia il testo di legge che recepisce la direttiva copyright, quella che contiene la “rivoluzionaria” previsione che obbliga gli aggregatori di notizie a stipulare accordi di licenza con gli editori, affinché parte dei proventi percepiti per l’utilizzo delle pubblicazioni di carattere giornalistico vada agli autori.

Per contro pare che Google abbia rifiutato ogni via di mezzo, offrendo ai media l’alternativa secca di sottoscrivere un consenso alla pubblicazione, con rinuncia ad ogni remunerazione, pena la minimizzazione della visibilità del loro contenuti, ridotti alla semplice enunciazione del titolo dell’articolo.

E’ chiaro che scomparire dal più importante motore di ricerca quale è Google non è una possibilità percorribile per le testate, che su quella visibilità contano.

C’è chi già parla di un abuso di posizione dominante da parte di Google che pretende di continuare ad applicare il proprio modello economico dei contenuti non retribuiti, in spregio della normativa europea.

I giornalisti francesi a cui si sono uniti i colleghi italiani hanno quindi deciso di promuovere un appello per sollevare queste criticità, che rischiano di decretare la morte del giornalismo.

Per saperne di più, clicca qui.

#dirittoautore #autori #direttivacopyright #giornalisti #snippet

Amazon offre servizi di assistenza legale alle imprese

È notizia di pochi giorni fa che Amazon abbia lanciato il progetto Amazon Intellectual Property Accelerator, un programma che aiuta le imprese, prevalentemente PMI, a ottenere più rapidamente (probabilmente a costi competitivi) i titoli di proprietà intellettuale e tutelare le proprie idee.

Nel caso di specie, il colosso dell’e-commerce si propone come una Hub che metterà in relazione le aziende con le società in grado di fornire supporto legale specificamente nel campo della proprietà intellettuale.

Gli studi professionali, preselezionati da Amazon, praticheranno delle tariffe agevolate, supportando le aziende nelle loro esigenze di tutela, nonché con progetti e strategie di posizionamento del marchio.

Per saperne di più,  clicca qui.


#dirittoautore #copyright #marchi #assistenzalegale

Premio Bianca d’Aponte: le finali ad Aversa

Il 25 e 26 ottobre si terranno al Teatro Cimarosa di Aversa le finali del “Premio Bianca d’Aponte” 2019, giunto alla sua 15^ edizione.

Il contest, dedicato a Bianca, sensibile artista prematuramente scomparsa, è integralmente al femminile ed ogni anno premia 10 talentuose artiste italiane.

L’iniziativa nasce e si pone come uno strumento di promozione del talento delle cantautrici, con l’obiettivo di valorizzare quella accentuata sensibilità, tutta femminile, che per contro talvolta costituisce causa di discriminazione di genere, anche nella musica, perché “le donne hanno una bella penna, ma talvolta non arrivano ai risultati meritati forse perché penalizzate dal fatto di essere troppo introspettive” come afferma il Patron del Premio, Gaetano d’Aponte.

Gaetano, padre di Bianca, è il geniale ideatore del Premio e ne costituisce anche il motore, grazie alle sue capacità di riunire di anno in anno ospiti straordinari (quest’anno la madrina sarà Tosca e eccellenti saranno anche le personalità del Comitato di Garanzia) e al fatto di sopportare quasi integralmente i costi e le responsabilità organizzative della complessa della manifestazione.

Il Bianca d’Aponte non solo resta una della ultime manifestazioni a partecipazione del tutto gratuita (e senza i discutibili limiti di età che caratterizzano la maggior parte dei contest musicali), ma grazie all’opera incessabile ed al coraggio degli organizzatori è oggi uno dei premi musicali più ambiti ed importanti a livello nazionale ed europeo, una vetrina di pregio per le artiste, ma anche un’occasione rara di confronto tra le stesse e alcuni dei più importanti (ed inarrivabili) addetti ai lavori del mondo della musica e dello spettacolo.

Artiste e operatori del settore si trovano infatti in una condizione unica in cui possono scambiare idee e confrontarsi in un ambiente non competitivo, familiare e fuori dal tempo e dallo spazio.

Importante evidenziare che, da qualche anno, l’iniziativa è patrocinata da Nuovo Imaie che dà diritto ad un tour di 8 concerti (realizzato grazie ai fondi di cui all’art 7 della L. 93/92) assegnato alla vincitrice assoluta o ad una delle finaliste.

Nel corso della manifestazione sono poi previsti workshop e incontri formativi.

Per ulteriori informazioni: clicca qui.

#dirittoautore #autori #copyright #legge #diritti #artisti #cantanti #cantautori #siae #nuovoimaie #concorso #diritticonnessi

Area Sanremo: il bando scade il 21 ottobre

Qualche giorno fa si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di Arena Sanremo 2019, il concorso che ogni anno consente a due degli 8 vincitori di accedere alla sezione nuove proposte del Festival di Sanremo.

Noi di dirittodautore.it eravamo presenti.

Il neo presidente della Fondazione Orchestra Sinfonica di Saremo, Livio Emanueli, ha mostrato la propria piena soddisfazione per la commissione esaminatrice, composta da artisti del calibro di Teresa De Sio, Gianni Testa, Petra Magoni, Andi Bluvertigo e presieduta da Vittorio De Scalzi.

Ha sottolineato la gratuità della manifestazione, in tutti i suoi aspetti (bando, ospitalità) e l’importanza delle sessioni di formazione a cui i giovani che accederanno parteciperanno, gestiti dal CPM Music Institute di Milano.

Seppure quest’anno non si terrà la selezione sul territorio, tutte concentrate su Sanremo, la manifestazione che ha un forte brand, grazie alla partnership con la Rai in primis può garantirsi un gancio d’eccellenza con la manifestazione nota in tutto il mondo, quale il Festival della Canzone Italiana che ogni anno muove considerevoli somme di denaro.

Massimo Cotto, direttore artistico, ha sottolineato la diversità rispetto a Saremo giovani. La differenza consiste soprattutto nel fatto che a Saremo Giovani approdano artisti che hanno già un progetto piuttosto definito, una casa discografica, un programma di live, etc.

Per contro Area Sanremo è destinata agli artisti meno “strutturati”, per i quali vuole rappresentare il “sogno americano”, dando una chance a chi merita davvero.

Ha sottolineato che da Area Sanremo sono passati artisti del calibro di Simona Molinari, Renzo Rubino, Noemi e da ultimo Mamood, il vincitore della scorsa edizione del Festival della Canzone Italiana, a dimostrazione della forza e dell’intuito artistico di questa manifestazione che scommette su chi ha talento.

L’idea peraltro non è quella di sfornare artisti “rifiniti”, ma di dare una chance e accompagnare “per qualche metro” il percorso dei partecipanti.

Anche il presidente del CPM, Franco Mussida, si è dimostrato molto soddisfatto del fatto di accostare alla gara dei percorsi di formazione, a sottolineare l’importanza dello studio e dell’applicazione.

Quando si è aperto il dibattito, l’unica istanza di cui ci siamo fatti portatori come dirittodautore.it è stata relativamente ai limiti di età.

Abbiamo sottolineato che costituisce una contraddizione in termini che un concorso che si vuole rappresentare come il “sogno americano” per gli artisti fissi come condicio sine qua non l’età di 36 anni non ancora compiuti, aprendosi invece verso il “basso” agli infraquindicenni, come se il talento maturasse solo all’interno questa ristretta fascia temporale.

In realtà è noto che talvolta è vero l’opposto, perché il talento cresce e si evolve con la persona, ragione per cui anche la legge sul diritto d’autore tutela lo sforzo creativo anche oltre la vita dell’autore e dell’artista.

In ogni caso ci è stato spiegato che sono queste le condizioni fissate dalla Rai, che bisogna rispettare pena la fuoriuscita dal circuito di Saremo, discutibile, ma vero.

Il concorso oltre alla Rai vanta il patrocinio di Nuova Imaie e di SIAE.

C’è tempo fino al 21 ottobre.

Per ulteriori informazioni e scaricare il bando: link.

#dirittoautore #autori #copyright #legge #diritti #artisti #cantanti #cantautori #siae #nuovoimaie #sanremo #bando #concorso #musica #festival #concorso

 

Secondary ticketing Vs biglietto nominale: Assomusica si schiera contro la disciplina introdotta dalla Legge di Bilancio 2019

L’obbligo del biglietto nominale è entrato in vigore da poco, ma già si sono scatenante le polemiche.

Dal primo luglio, infatti, è entrata in vigore la nuova disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2019, finalizzata al contrasto del fenomeno del secondary ticketing, che tanti danni ha già creato al settore del live in Italia.

La stessa innanzitutto stabilisce che la vendita dei biglietti effettuata da soggetti diversi dai titolari dei sistemi per la loro emissione (organizzatori degli spettacoli e titolari di biglietterie automatizzate autorizzate) è punita, salvo che il fatto non costituisca reato, con l’inibizione della condotta e con una sanzione amministrativa pecuniaria da € 5.000 a € 180.000; nei casi più gravi, è previsto anche l’oscuramento del sito internet attraverso il quale la violazione è stata posta in essere.

Inoltre i titolari dei sistemi di emissione automatizzata saranno tenuti ad adottare misure di garanzia, per impedire l’acquisto da parte di meccanismi automatizzati, identificando quindi l’acquirente.

I compiti di accertamento e intervento spetteranno all’AGCOM, di concerto con l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) che ha il compito anche di comminare le sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla normativa vigente.

Ma il punto nodale della nuova disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2019 è che, dal 1° luglio 2019, tutti i biglietti di accesso ad attività di spettacolo che si svolgono in impianti con capienza superiore a 5.000 spettatori dovranno appunto essere nominali, perché l’accesso sarà subordinato al riconoscimento personale, con verifica dell’identità ed annullamento del titolo di ingresso, senza rimborso, se il soggetto che ne fruisce sia diverso dal nominativo dell’acquirente.

Assomusica, che riunisce i più importanti organizzatori e produttori di eventi, si è quindi schierata in prima linea contro questa disciplina, perché secondo la stessa non solo aumenterà i costi, ma disincentivando il pubblico a partecipare ai live, danneggerà il settore, piuttosto che tutelarlo.
Ma sarà di difficilissima applicazione pratica, considerando la notevole affluenza di pubblico che accorre a certo tipo di eventi e la correlativa difficoltà di effettuare i controlli.

Per saperne di più: link.
#concerti #live #musica #dirittoautore #diritticonnessi #copyright #cantanti #artisti #assomusica

 

Passaparola: era un plagio. Condannata Mediaset

Si tratta della celebre trasmissione, Passaparola, condotta in Italia da Jerry Scotti che tutti ricordano, ma nella versione trasmessa per Telecinco, dove il programma si intitola “Pasapalabra”.

La Corte Suprema spagnola qualche giorno fa ha respinto il ricorso di Mediaset España, titolare del canale e produttrice della trasmissione, con cui era stata impugnata la sentenza del Tribunale provinciale di Madrid.

La vicenda vede Mediaset España che inizialmente aveva acquisito i diritti del format inglese The Alphabet Game sospendere nel 2007 il pagamento delle royalties, affermando che rispetto alla versione originale il programma non avesse più nulla a che vedere, considerata l’introduzione di giochi diversi e prima non contemplati, tra cui quello della ruota.

Il punto è che per i 9 anni di causa Mediaset España ha continuato a mandare in onda il programma, circostanza che oggi l’ha esposta ad una condanna di 15 milioni di euro, oltre alla cessazione da ogni ulteriore trasmissione del format (che vantava già delle puntate registrate) e all’inibizione di ulteriori produzioni identiche o simili, secondo quanto stabilito dalla Corte Suprema spagnola.

Due considerazioni, da specialisti della materia.

La prima. È chiaro che Mediaset España che ha mantenuto un filo di continuità tra la trasmissione legittimamente presa in licenza e quella messa in onda da un certo momento in poi ha implicitamente dato atto che la seconda non era cosa nuova, diversa o creativa.

La seconda. L’introduzione di giochi nuovi e non contemplati nel format inglese, all’interno comunque di uno “schema” uguale al precedente, può voler dire solo una cosa: elaborazione dell’opera originaria, i cui diritti spettano comunque ai titolari della versione originaria.

E’ probabile che (ahimè!) non rivedremo più Passaparola neppure in Italia, che resterà quindi un’immagine vintage, confinata ai ricordi dell’italiano medio.

Per saperne di più: link. 

#trasmissionetelevisiva #format #dirittoautore #royalty #produttore #copyright #quiz #gioco

 

Alberto Simone, uno dei 100autori, nominato nel direttivo FERA

L’autore e regista Alberto Simone, membro del Consiglio 100autori, è stato nominato per il secondo mandato consecutivo nel nuovo direttivo FERA (Federazione dei Registi Cinematografici e Televisivi Europei).

Si legge nello statuto di FERA che “il regista è il decisore creativo in un processo di collaborazione artistica e si assume la responsabilità finale della coesione estetica e dell’integrità artistica dell’opera. FERA si impegna a salvaguardare l’artigianato, l’arte e i diritti creativi ed economici del regista come componenti essenziali per la diversità della cultura audiovisiva in Europa e oltre.

Oggi l’impegno è quello di attuare un’integrazione di forze a livello europeo per favorire l’implementazione della Direttiva Copyright.

Alberto Simone ha rinnovato il proposito di portare a livello europeo il tema della difficoltà degli autori del comparto audiovisivo in Italia ad avere la giusta remunerazione e riconoscimento del proprio apporto creativo.
L’obiettivo condiviso da FERA e da 100autori è di sviluppare nuovi standard contrattuali e misure eque di remunerazione da utilizzare nel comparto in tutta Europa.

Per maggiori informazioni: link
#100autori #direttivacopyright #audiovisivo #tv #cinema #regista #media

 

 

Il pezzotto è duro a morire: è un problema culturale

Una settimana fa è stata trionfalmente annunciato il buon esito dell’operazione “Ecclisse” condotta dalla Guardia di Finanza in Italia in contemporanea con altre 5 nazioni, (e anche noi abbiamo dato risonanza con il nostro articolo) con numeri da capogiro (100 i militari del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche coinvolti, 5 milioni solo in Italia gli utenti “abbonati” ed oltre 700 mila che erano online nel momento in cui è scattato il sequestro).

Ma a pochi giorni da questa operazione si apprende dalle principali testate giornalistiche che il pezzotto non è affatto scomparso, ma è anzi attivissimo.

Si è verificato che parte degli abbonati, evidentemente per nulla impauriti dal rischio di incorrere nelle sanzioni minacciate dalle Autorità, che avevano annunciato di poter risalire con i dati di pagamento a tutti gli utenti, erano nuovamente collegati illegalmente.

Gli utenti infatti sono stati subito dotati di nuovi codici e istruzioni per riattivare il funzionamento del pezzotto.

Pare anzi che il gestore di «Itruststreaming», Iptv illegale che diffonde oltre 5000 canali, attraverso un video caricato su YouTube si sia rivolto direttamente agli abbonati per spiegare come procedere per riprendere la visione delle trasmissioni.

Il timore di perdere “clienti”? la paura di dover rispondere per interruzione di servizio “pubblico”? Oppure solo una sfida alle Autorità?

A parte il carattere stupefacente (oltre che grottesco) di questo intervento su YouTube a tutela degli utenti di un servizio illegale, è chiaro che l’offerta continuerà ad esserci fino a quando non sarà cessata la domanda.

Ma la domanda cesserà a propria volta solo quando si sarà sufficientemente “rafforzata” la cultura del diritto d’autore e dell’impresa che ruota intorno alla diffusione di contenuti creativi (film, serie o programmi tv, musica, etc.) o quanto meno il timore di incorrere in sanzioni.

Si ripete: è illegale fruire di contenuti in streeming senza aver sottoscritto il legittimo abbonamento ed oltre a violare i diritti dei titolari (autori, produttori, attori, etc.), si rischia di incorrere in sanzioni penali.

Una censura morale dovrebbe aggiungersi agendo da deterrente anche considerando che la pirateria alimenta il mercato del malaffare.

Se si sottraggono le giuste risorse economiche al settore artistico-culturale, la creatività che tanto arricchisce, intrattiene e diverte il pubblico si disperde e muore.

Ci si augura quindi che le autorità politiche incrementino i messaggi a tutela e promozione del diritto d’autore presso il pubblico, soprattutto più giovane, perché anche se semplicemente ricondotta nei termini del socialmente accettabile, come ogni altra forma di criminalità, la riduzione del fenomeno della pirateria sarà comunque un “guadagno” per tutti.

Per saperne di più: link. 
#pirateria #pezzotto #serietv #streeming

 

Comune di Milano: continua il progetto “eventi nei quartieri”

E’ ancora possibile partecipare al progetto “Eventi nei Quartieri”, approvato dalla Giunta Comunale di Milano e finalizzato a realizzare eventi che, nei luoghi selezionati, animino la cittadinanza e stimolino il senso di appartenenza al territorio.

Gli eventi possono essere di carattere promozionale, culturale, sportivo, ricreativo.
La presentazione delle richieste non ha limiti temporali.

Per saperne di più: link.
#eventi #artisti #cultura #musica #spettacolo #avvisopubblico #organizzatorieventi

 

Nuovo Imaie: esito bandi lungometraggi e cortometraggi

Con comunicazione del 13 settembre il Nuovo Imaie ha fatto sapere che sarà prorogato al 15 ottobre il termine per la pubblicazione della graduatoria del bando lungometraggi.

Con comunicazione di pari data, in riferimento al bando art. 7 L. 93/92 cortometraggi 2017 l’istituto ha invece stabilito che il termine ultimo per deliberare eventuali progetti subentranti è fissato al 31 dicembre 2019.

Segnaliamo a tutti i nostri lettori di consultare periodicamente la sezione bandi dell’istituto che è costantemente impegnato nell’attività mutualistica a sostegno delle categorie di artisti del settore musica e audiovisivo.

Per saperne di più: link.
#collecting #artisti #bando #audiovisivo #lungometraggi #cortometraggi

Accordo SIAE – SOUNDREEF – LEA: le precisazioni di SIAE

Come noto, in data 10 aprile 2019 è stato stipulato un accordo tra SIAE, da una parte e LEA-SOUNDREEF, dall’altra, avente l’obiettivo di definire tutte le controversie in essere tra le parti e a prevenire l’insorgerne di ulteriori (leggi il contributo sul tema dell’Avv. Giovanni d’Ammassa).

A seguito del recepimento della Direttiva 2014/26/UE (Direttiva Barnier) sulla liberalizzazione dell’attività di intermediazione dei diritti d’autore, avvenuto in Italia con il Dlgs. n. 35/2017, è stata infatti riconosciuta all’autore la libertà di scelta dell’organismo di gestione collettiva (o dell’entità di gestione indipendente) a cui affidare le proprie opere.

Terminato dopo oltre un secolo il monopolio di SIAE, si è quindi assistito alla nascita di SOUNDREEF che si avvale di LEA (ente non a fini di lucro), nel rispetto della disciplina richiesta dalla legge italiana che prevede organismi di gestione collettiva che non perseguono scopo di lucro (SOUNDREEF è una Limited Company di diritto inglese), per riscuotere i diritti d’autore per conto dei titolari.

Tuttavia da questa riforma che avrebbe dovuto portare effetti benefici immediati nel settore, sono sorte controversie, dubbi interpretativi, scontri, polemiche.
Fino all’accordo del 10 aprile che di fatto apre la via per una disciplina di coordinamento tra i due enti, con l’obbiettivo proprio di rimuovere i dubbi per aventi diritto e/o utilizzatori, per una reale tutela dello sviluppo del mercato dei contenuti culturali.

Ciononostante, SIAE è dovuta intervenire di recente con una nota a precisazione di una comunicazione diffusa da LEA.
Il tema riguarda le esecuzioni live, considerando che il pagamento della licenza SIAE può non essere più esaustivo rispetto al repertorio musicale eseguito.

Ebbene, LEA aveva comunicato che la richiesta di una doppia licenza da parte degli utilizzatori fosse sempre un obbligo, il che avrebbe implicato di default un ovvio incremento dei costi per l’organizzatore dell’evento.

La SIAE ha quindi ritenuto di dovere intervenire a specificare che la doppia licenza non è affatto un automatismo, ma dovrà essere richiesta solo nel caso siano eseguiti sia brani del repertorio tutelato da SIAE, sia quelli del repertorio tutelato da LEA-SOUNDREEF.
Bene, tutto chiaro.

Ma siamo sicuri che il pericolo di un incremento dei costi per l’utilizzatore sia così evitato? Certo, non c’è automatismo, ma l’organizzatore dell’evento dovrà farsi parte diligente nel verificare previamente che gli artisti ingaggiati non eseguano brani estratti da due repertori “concorrenti” onde non correre rischi.

Anzi, essendo suo interesse il contenimento dei costi, potrebbe essere spinto ad interferire nelle scelte artistiche degli esecutori, magari “suggerendo” di scegliere o per l’uno o per l’altro.

Ci si augura poi che i costi della licenza siano allineati, questo soprattutto per fare in modo che gli artisti tutelati dall’una società di gestione collettiva non siano “discriminati” a favore dell’altra, che magari pratichi dei “prezzi” più economici.

Insomma, ci si chiede se davvero l’accordo del 10 aprile abbia risolto tutti i dubbi e, a monte, se la liberalizzazione sia un reale vantaggio per il comparto artistico-culturale.

Per saperne di più: link.


#siae #lea #soundreef #societàdigestionecollettiva #dirittoautore #copyright #autori #utilizzatori #live #musica

 

Snippet vietati in Germania: la Corte di giustizia europea dà ragione a Google

La legge tedesca che nel 2013 aveva accolto le istanze degli editori di testate giornalistiche, bandendo gli snippet è stata dichiarata illegittima appena qualche giorno fa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Prima di promulgarla infatti, il Governo tedesco avrebbe dovuto comunicarla alla Commissione europea per farne verificare la compatibilità con le regole del mercato interno.

Gli snippet sono quei frammenti di testi (articoli di giornale, libri, etc.) che sono molto importanti per l’indicizzazione dei documenti sul web, contenendo le parole chiave che servono ad essere raggiunti sui motori di ricerca e che hanno altresì un valore di anticipazione dei contenuti, finalizzato a invitare l’utente all’azione di cliccare sul relativo link.

Normalmente sono brevi riassunti che di fatto vengono messi on line senza una previa autorizzazione dell’avente diritto, motivo per cui sono stati fortemente contestati soprattutto dagli editori di giornali.

Si è sostenuto (ed è tuttora oggetto di dibattito anche in Italia) che la diffusione di questi contenuti, soprattutto da parte di grossi motori di ricerca (in primis, Google News, un sito di informazione automatica che peraltro guadagna proventi dalla pubblicazione di annunci pubblicitari), distolga i clienti dall’acquisto successivo dei giornali (in particolare), perché sufficiente a soddisfare in breve il bisogno di notizie aggiornate del lettore.

Il pubblico di utenti degli articoli “completi” (e dei giornali) resterebbe quindi confinato ai soli lettori che vogliano approfondire il singolo argomento, con riduzione quindi della domanda delle pubblicazioni (cartacee o on line) e perdita per gli editori.

Occorre peraltro ricordare che la Direttiva Copyright n. 2019/790 di recente approvazione ha lasciato liberi gli snippet, seppure abbia previsto all’art 15 l’obbligo degli internet provider di riconoscere ad editori e giornalisti un equo compenso per i contenuti utilizzati.

L’art 15 infatti riguarda gli aggregatori di notizie (ad es. google news) i quali saranno tenuti a stipulare accordi di licenza con gli editori, affinché parte dei proventi da questi ultimi percepiti per l’utilizzo delle pubblicazioni di carattere giornalistico vada anche agli autori.

Orbene, la Corte parte dal presupposto che la norma che vieta ai motori di ricerca o altri utilizzatori commerciali che analogamente sviluppano contenuti editoriali l’accesso ai prodotti editoriali o loro parti ha come finalità e come obiettivo specifici quello di regolamentare in maniera esplicita e mirata i servizi della società dell’informazione, rientranti nella disciplina dell’articolo 1, punto 2, della direttiva 98/34.

Quelle introdotte in Germania costituiscono propriamente “regole tecnichein materia di proprietà intellettuale, che non sono espressamente esclusa dall’ambito di applicazione dell’articolo 1, punto 5, della direttiva 98/34 e che anzi secondo l’orientamento costante della Corte (sentenza dell’8 novembre 2007, Schwibbert (C‑20/05, EU:C:2007:652) sono soggette a notifica ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 1, della citata direttiva.

Pertanto, “l’inapplicabilità di una regola tecnica nazionale che non è stata notificata conformemente a tale disposizione può essere invocata in una controversia tra singoli (sentenza del 27 ottobre 2016, James Elliott Construction, C‑613/14, EU:C:2016:821, punto 64 e giurisprudenza ivi citata)” ha sostenuto la Corte.

La Corte ha quindi rinviato al Tribunale nazionale dichiarando il principio della necessaria previa notifica della regola nazionale alla Commissione europea ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 1, primo comma della direttiva 98/34, come modificata dalla direttiva 98/48, pena l’inapplicabilità della norma stessa.

Ne consegue quindi che i giudizi avviati in Germania avverso (in primis) Google News verranno travolti, stante l’inapplicabilità del divieto di snippet.
Di fatto, Google ha già vinto.

Leggi il testo della sentenza. 

#direttiva #societàdellinformazione #divieto #googlenews #snippet

 

Pirateria e “pezzotto”: l’operazione “Ecclisse” porta al sequestro di altri internet provider illegali

A pochi giorni da “Free Football“, che aveva portato al sequestro di 114 internet provider che trasmettevano illegalmente materiali protetti (film, serie tv, etc.), arriva “Ecclisse”, la nuova operazione antiperateria condotta in contemporanea su 5 Paesi.

I numeri sono notevoli: 100 i militari della Guardia di Finanza del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche coinvolti, 5 milioni solo in Italia gli utenti “abbonati” ed oltre 700 mila che erano online nel momento in cui è scattato il sequestro.

Grazie a questa piattaforma Xtream Codes, il pubblico di “abbonati” riusciva a conquistare la visione dei più popolari canali tematici quali Sky, Dazn, Netflix, Infinity al costo di soli 15,00 € al mese.

Gli utenti si servivano del “pezzotto”, una scatoletta collegata alla tv che al pari di un normale decoder consentiva appunto la visione illegale di programmi.

Inoltre ad un costo leggermente superiore, era possibile scaricare un particolare software e rivendere a terzi la “licenza” acquisita, creando quindi di fatto una subcatena di “pusherdi contenuti illegali.

Le autorità fanno sapere che grazie alla possibilità di rintracciare gli utenti mediante i dati di pagamento, gli stessi rischiano multe salate, oltre al carcere.

Certamente se ciò avverrà, sarà una misura esemplare, ma forse oltre all’applicazione reale delle pene, servirebbe maggiore educazione, partendo dal basso, dalle scuole, per inculcare sin da giovani il concetto di rispetto dell’opera creativa altrui.

Per saperne di più: link. 
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Il copyright della Scala dei Turchi e lo stupore dei selfie addicted

No, non è una bufala: l’incantevole falesia bianca della Scala dei Turchi, in provincia di Agrigento, che si erge a picco sul mare, sempre più ambita meta di turisti siciliani e non, è di proprietà privata ed appartiene al Sig. Ferdinando Sciabbarrà, le carte del catasto di Realmonte “cantano”.

Già da anni il Comune cerca di trovare una soluzione per risolvere una così macroscopica “sbavatura” tecnica del sistema che lascia un bene così prezioso di pubblica attrattiva in mano ad un privato, con tutto ciò che ne può conseguire (es. apposizione di limiti alla fruizione, deperimento, etc.).

La preoccupazione più grande attiene infatti agli eventuali interventi di manutenzione, nonché la gestione di un traffico di presenze sempre più elevato al fine di salvaguardare il bene da eventuali danneggiamenti, vieppiù che è diventato un fiore all’occhiello della zona.

Ad oggi pare che si stia discutendo di un accordo che dovrebbe trasferire la proprietà del bene totalmente al Municipio, mentre al privato resterebbe il 70% dei diritti d’immagine della Scala dei Turchi (il 30% sarebbe di proprietà pubblica).

La famiglia Sciabarrà ha peraltro creato e depositato un proprio brand “Scala dei Turchi” che gli dà diritto ad ottenere il pagamento delle royalties per ogni uso commerciale dell’immagine e del nome dell’area.

D’ora in poi quindi saranno inibite le foto scattate dalle barche che ormeggiano in prossimità della scogliera, pena il pagamento di una royalty al titolare del “copyright”?

Inutile dire che l’argomento oltre a preoccupare i selfie addicted, è già campo di scontro tra i politici locali, probabilmente più propensi ad una misura secca di esproprio, senza passare dal via.
Ma è davvero legittimo scandalizzarsi di fronte ad un siffatto tipo di accordo?

Per capire meglio la questione, occorre specificare che non è in discussione un qualsiasi bene privato, né tanto meno, a parere della scrivente, si può fare appello al concetto di opera dell’arte, anche semplicemente perché autore della Scala dei Turchi non è un architetto o un designer, ma Madre Natura.

Si deve quindi, ad avviso della scrivente, fare appello al codice dei beni culturali (DLGS 42/2004) secondo cui quando in un bene di proprietà privata sia riconosciuto sussistente un interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico tale da poterlo classificare come bene di interesse culturale, possa essere adottato un regime di valorizzazione che passi per il tramite di accordi privato ed ente pubblico (art. 112 DLGS 42/2004).


Nessuno scandalo quindi se il legittimo proprietario, data l’importanza del bene e le accresciute quotazioni di popolarità, è in grado di conquistare una percentuale così alta dei proventi.


In ogni caso, soggetti al pagamento di una royalty saranno solo i fotografi professionisti, che utilizzino per fini commerciali le immagini, mentre è il privato è libero di girare video e scattare tutte le foto e selfie che voglia, se per uso personale.
Esatto, “se per uso personale”.

Ovvero, se la foto è destinata ad un album o alla memoria del proprio computer o smartphone il privato non ha preclusioni, ma lo scenario cambia se si esce dall’uso personale.

Si, perché fuoriesce dall’uso personale la pubblicazione delle foto personali su Facebook (o altri social network) in quanto gli stessi oltre a far sottoscrivere agli utenti una dichiarazione di titolarità dei diritti sui contenuti pubblicati (e il titolare dei diritti sulla Scala dei Turchi è indubbiamente ad oggi solo e soltanto il Sig. Sciabarrà), gli stessi acquisiscono dagli utenti preventivamente, all’atto della registrazione alla piattaforma, una sorta di licenza sulle immagini, tale per cui le stesse in astratto potrebbero essere riutilizzate.

Quindi, d’ora in poi attenzione al copyright del Sig. Sciabbarrà sulla Scala dei Turchi e a leggere bene le condizioni di accesso ai social network!

Per saperne di più: link.
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James Bond, le fotografie “rubate” del set e le polemiche dei follower

La notizia appare su blog.screenweek.it, non c’è traccia sulla stampa “ufficiale” e la accogliamo, quindi, più come un gossip, seppur verosimile, che offre interessanti spunti di riflessione.

Pare infatti che sia scoppiata una polemica su Twitter, colpevole di avere eliminato, su richiesta di MGM, tutte le foto scattate dai fan sul set del nuovo episodio della saga di James Bond, girato a Matera.

Riprese che sono ancora in corso, tanto che i Sassi di Matera sono stati destinatari di un intenso piano di chiusure e divieti di sosta con rimozione coatta, necessari a liberare le aree per il set, a cui si è appunto aggiunta la rimozione “forzata” delle fotografie scattate dai fan.

Questi nel caso di specie pare abbiano lamentato l’illiceità dell’oscuramento delle immagini pubblicate richiesto ed ottenuto da MGM, sostenendo che trattandosi di luogo pubblico, non potessero essere censurate le foto scattate.

Ma è veramente così? Ovvero, purché ci si trovi in luogo pubblico, si può fotografare e pubblicare gli scatti che ritraggano luoghi e/o persone senza alcuna limitazione e/o richiesta di autorizzazione?

E’ noto che a partire dalla diffusione degli smartphone e del venir meno del costo di stampa (pratica quasi caduta in disuso) è proliferata in modo quasi maniacale la tendenza a fotografare di tutto.

Del pari, grazie ai vari social web che stimolano alla condivisione di contenuti (qualunque essi siano) si è sviluppato l’incontenibile desiderio di pubblicare le fotografie scattate “gratis” grazie agli smartphone sui vari profili e siti web, di tal che quasi tutti sono soggetti ad una costante tensione di rispondere alla (inesistente?!) domanda di conoscenza altrui delle abitudini individuali, soddisfacendo così una (improbabile?!) ansia degli altri di assistere a spazi di vita ancorché privatissimi, possibilmente in diretta (fb e instgram insegnano!).

E che sarà mai se scatto e pubblico costantemente i miei selfie? E magari con me sono ritratti degli amici, tutti in costume, a mare! Si, anche con mogli e figli, che male c’è?!
Al massimo è un alimento per un innocuo voyeurismo digitale, no?!

Ma non si starà esagerando nel ritenere che il web e le moderne tecnologie rendano tutto lecito, al pari di quanto ogni cosa sia semplice?
Pur senza pretesa di esaustività, forse la questione è un po’ più complessa.

Innanzitutto (forse molti non lo sanno) c’è una normativa molto stringente per quel che riguarda i minori, a partire dal divieto di pubblicarne immagini senza il consenso di entrambi i genitori; si consideri poi che stante la diffusione del fenomeno di furto di immagini di bambini per l’impiego a fini pedopornografici buon senso porterebbe ad esimersi dal pubblicare immagini dei bambini, comunque.

A ben guardare, poi, per quanto riguarda la categoria dei “maggiorenni”, codice civile e legge sul diritto d’autore prevedono che ciascuna persona abbia il diritto di tutelare il proprio ritratto che quindi, senza consenso, non può essere pubblicato, salvo la ricorrenza di scopi didattici, scientifici, culturali, etc., finalità che è discutibile sussistano nella mera condivisione degli scatti sui social network che tutti conoscono.

Ancora, la pubblicazione di un’immagine ritraente un soggetto in una specifica posa potrebbe essere in concreto lesiva del decoro del medesimo, ad esempio in funzione del suo ruolo sociale, circostanza che restringe ancora di più la portata dell’eccezione sopra indicata.

Per quel che riguarda poi le fotografie di luoghi pubblici ne è lecita la pubblicazione, ma con specifiche limitazioni; lecita se ricorre uno scopo di discussione, critica, illecita se la finalità è commerciale, circostanza non per tutti ovvia. E’ quanto stabilisce il codice dei beni culturali.

Senza parlare delle opere dell’architettura (es. il palazzo cosiddetto “bosco verticale” milanese) che non possono essere ritratte, né le fotografie esposte senza il consenso dell’autore-architetto, circostanza anche questa non banale e forse sconosciuta ai più.

La questione quindi non appare più così lineare come sembrava all’inizio di questa breve trattazione.
Occorre poi tenere presente, nel caso di specie, che il personaggio di James Bond è sicuramente tutelato anche come marchio, il che limita la libera fruizione dei beni contrassegnati con il segno registrato.

A voler giustificare per altro verso la polemica dei follower che hanno protestato su Twitter, si potrebbe ricorrere forse all’ultimo paragrafo dell’art 97 LDA, quando prescrive che a causa della notorietà del soggetto ritratto, in presenza di “fatti… di interesse pubblico o svoltisi in pubblico” non sia necessario il consenso.

Ma siamo sicuri che la produzione non avesse applicato tutti gli accorgimenti necessari a “schermare” le riprese per proteggere l’effetto sorpresa del film, di tal che non si possa dire ricorresse propriamente un “fatto” pubblico?

E poi la finzione scenica oggetto degli scatti rubati in parola, che naturalisticamente appartiene alla realtà materiale, ma è espressione di qualcosa che accade nella fantasia dell’autore espressa in una sceneggiatura (soggetta a propria volta alla normativa sul diritto d’autore), può dirsi davvero “fatto” nel senso della norma presa in considerazione con le conseguenze ivi previste?

Tutto questo certamente spaventa il comune internauta social addicted e forse un po’ più di formazione sulle regole non sarebbe male, considerando che la società è sempre più immersa nella tecnologia.

Ma una cosa è certa: nonostante i dubbi, le polemiche (e gli svariati infortuni che pare si verifichino puntualmente agli stuntman ad ogni nuovo episodio della serie) James Bond non perderà mai il suo fascino!

Per approfondimenti: link. 

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