Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.

Presso l’Università di Lecce convegno sul tema “Profili giuridici del commercio elettronico”

Si terrà il 31 marzo presso l’Università di Lecce un convegno sul tema “Profili giuridici del commericio elettronico in collaborazione con
‘BANCA 121’ SERVIZIO BANCA TELEMATICA Banca del Salento e il CENTRO STUDI GIURIDICI ‘Michele De Pietro’.
Questo il programma:

9.30 Apertura
Parte I ‘ Aspetti di diritto internazionale
Moderatore: Prof. Alberto Mazzoni, Università Cattolica Sacro Cuore di Milano e Università di Lecce

10.00 Dott. Renaud Sorieul , UNCITRAL
Uniform Law and electronic commerce: the work of the UNCITRAL and other international organizations.

10.30 Dott. Taizo Nakatomi, OECD
OECD’s activities on electronic commerce

11.00 Dott. Timothy Fenoulhet, Commissione Europea
Creating a Single Electronic Market in the EU

11.30 Dott. Richard Schlechter, Commissione Europea
A European Framework for Electronic Signatures

12.00 Prof.ssa Stefania Bariatti, Università di Milano
Giurisdizione e legge applicabile nel commercio elettronico

12.30 Buffet

Parte II ‘ Aspetti di diritto italiano
Moderatore: Dott. Lorenzo Gorgoni, Banca del Salento

14.30 Prof. Vincenzo Franceschelli, Università di Milano
Contratti virtuali e Internet

15.00 Prof. Vincenzo Zeno Zencovich, Università La Sapienza di Roma
Profili di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale

15.30 Prof. Ugo Ruffolo, Università di Bologna
La tutela del consumatore

16.00 Coffee Break

16.30 Prof. Luigi Mansani
Diritti di proprietà intellettuale e Internet

17.00 Dott.ssa Giusella Finocchiaro, Università di Bologna
Profili giuridici della firma digitale

17.30 Dott. Francesco Di Carlo, Università Cattolica di Milano
Tecniche di comunicazione a distanza nei prodotti finanziari

18.00 Prof. Antonio Martino, Università di Pisa
Cosa cambia e cosa rimane della sicurezza.

18.30 Dibattito

Università degli Studi di Lecce
ISUFI Istituto Universitario di Formazione Interdisciplinare
“Settore Diritti e Politiche Euromediterranee”
Centro Congressi Ecotekne
Via per Monteroni
73100 LECCE (Italy)

A giorni attivata l’area Forum

La prossima settimana verrà attivata l’area Forum, dove gli utenti potranno porre domande, discutere e scambiarsi informazioni su argomenti relativi al diritto d’autore.
I primi Forum disponibili verteranno su Musica, diritti d’autore in generale e S.I.A.E.

Webmaster

Il software è mio, ma lo scarichi tu

Dopo le alleanze e le fusioni strategiche, per la Rete è arrivato il
momento delle lobby. La scorsa settimana, trenta tra gruppi e associazioni hanno formalmente annunciato al Congresso degli Stati Uniti di aver dato vita alla "Copyright Assembly".
Obiettivo: «preservare, proteggere e difendere l’inviolabilità del copyright». La nascita della lobby non ha avuto la risonanza planetaria dell’alleanza Time Warner – Aol, ma probabilmente avrà lo stesso peso quando bisognerà prendere decisioni che riguarderanno il futuro di Internet, visto che i membri della Assembly sono le associazioni che rappresentano network televisivi, industrie di software, case discografiche e musicali, leghe sportive, gruppi editoriali.
La Copyright Assembly riconosce le immense potenzialità di Internet, ma nota anche che «la rete è un paradiso» per tutti coloro che tentano di aggirare i diritti d’autore e che «in questo momento ci confrontiamo con gli arrembaggi di chi, con la scusa di difendere l’innovazione tecnologica, viola il copyright con uno sfacciato disdegno per le leggi e le regole che guidano ogni giorno il lavoro degli americani».
L’assemblea per i diritti del copyright non sottoscriverà una legislazione specifica, ma lavorerà per proteggere il diritto d’autore di tutto ciò che viaggia su Internet, dalla musica al software, passando per le embrionali trasmissioni video.
Già nel 1998 alcune delle Associazioni di categoria che formano la neonata lobby avevano fatto pressioni sul Congresso per far approvare il Digital Millenium Copyright Act (il Dmca), una normativa che portò ad un giro di vite nei confronti di chi scopiazzava impunito software e musica. Ma evidentemente non è bastato. Il rapporto tra Internet e diritti d’autore è sempre stato difficile. Qualche mese fa si è conclusa una campagna che ha portato a chiudere centinaia di siti da cui era possibile scaricare l’ultimo successo musicale registrato su file mp3 senza dover pagare una lira.
Risultato: zero. Tutt’ora è possibile scaricare in maniera illegale registrazioni pirata di brani appena usciti sul mercato.
E se le case discografiche non dormono sonni tranquilli, i produttori cinematografici hanno i nervi tesi. Uno dei personaggi che ha avuto un ruolo chiave nella nascita della Copyright Assembly è Jack Valenti, Chief Executive della Motion Picture Association of America (Mpaa), l’associazione delle case cinematografiche a stelle e striscie. La Mpaa è salita agli onori della cronaca staunitense, e non solo, quando, nel gennaio scorso, denunciò il sedicenne norvegese Jon Johansen. Il giovane scandinavo fu accusato di aver violato i diritti di copyright di un software che serve a criptare il contenuto dei supporti Dvd. Jon passò una nottata dentro una caserma della polizia norvegese, e ora attende un processo. La difesa transoceanica del Digital Millenium Copyright Act portò a violente proteste da parte delle associazioni, di ogni parte del mondo, che difendono i diritti civili. Anche perché, sempre secondo le associazioni, oltre alla sproporzione tra il reato imputato a Johansen e la reazione della Mpaa, i capi di accusa sono tutti da dimostrare.
E se negli Stati Uniti il problema è di scottante attualità , in Italia non è da meno. Con le dovute proporzioni, s’intende. La legge che nello stivale regola i diritti di copyright nel mondo di Internet e del software è stata approvata nel 1992. I maligni dicono che Microsoft avesse operato pressioni in tal senso, visto il potenziale dell’allora nascente mercato informatico italiano e il dilagare, già allora, della pirateria. Sta di fatto che, dotati dell’apposita normativa, dopo l’approvazione della legge nel 1992, la magistratura e la polizia si sono scatenate. Nel 1993 partì un’operazione invesigativa dal nome Hacker’s Hunter, i cui risultati non furono brillanti, visto che il fenomeno dell’hacking in Italia era pressoché sconosciuto.
Si mirava sopratutto al sequestro e alla denuncia di copie illegali di software. Poi venne, nel 1994, la più pesante operazione Crackdown, con la chiusura di alcune reti telematiche amatoriali, parallele a Internet, ritenute colpevoli di permettere il download di software pirata. Quindi nel 1995 fu la volta di Ice-Trap. Nel 1996 magistratura e polizia tirarono il fiato per ripartire nel 1997 con l’operazione Gift-Sex. Per adesso tutto tace: chissà se bisognerà aspettare la nascita di una lobby tricolore per altre clamorose operazioni in difesa del copyright telematico.
Giovanni Spataro –
L’Espresso 6 marzo 2000

Se la videocassetta è senza bollino S.I.A.E. la vendita e il noleggio restano reati

Importante sentenza della Corte di Cassazione Penale, che ha statuito a Sezioni Unite
per sanare il contrasto sollevato da precedenti sentenze. Con sentenza n. 2/2000 del 19
gennaio-8 febbraio 2000, la Corte ha sancito che la condotta di colui il quale venda o
noleggi videocassette o musicassette non contrassegnate con il marchio S.I.A.E. trova la
sua sanzione all’art. 171 ter, comma 1 lettera c) della legge sul diritto
d’autore (633/41). Per cui tale condotta è perseguibile penalmente.

La redazione

A scuola di diritti d’autore

L’Associazione Italiana Editori organizza un corso gratuito per “Responsabili dei diritti d’autore”, finanziato dalla regione Lombardia e dal Fondo Sociale Europeo e destinato a 18 donne laureate in qualsiasi disciplina e disoccupate. Il corso si terrà a Milano dal 3 aprile al 31 gennaio 2001 e prevede stage di 240 ore sulle 800 totali presso aziende del settore. La domanda deve pervenire all’AIE, via delle Erbe 2, 20121 Milano, tel. 02-86463091. Il modulo può essere richiesto presso la sede o scaricato dal sito http://www.aie.it

Tra le imprese Internet è caccia all’avvocato

Il titolo potrebbe essere “Avvocati a Silicon Valley”, mutuato dalla celebre serie televisiva ambientata a Los Angeles. Oppure, parafrasando un film altrettanto noto, “Cercasi legali disperamente”. Perché il fenomeno di inizio millennio, in quest’angolo di California “culla” delle più aggressive e progredite imprese tecnologiche dell’intero pianeta, è la corsa per accaparrarsi i più promettenti laureati in legge – proprio come nel romanzo “Il socio” di John Grisham – o per rubare gli “azzeccagarbugli” più esperti ai maggiori studi della zona. Motivo dell’affannosa ricerca: il moltiplicarsi di cause e controversie varie nel pianeta Internet, che costringe tutte le società a correre (preventivamente) ai ripari.
Insomma addio guru dell’information technology, basta rivincita dei nerds: le cosiddette “dot com” – le aziende che operano su o per la Rete – ora si contendono chi magari sa poco di chip o di sistemi operativi, ma molto di leggi, cavilli, ricorsi in tribunale. A lanciare l’allarme è il più istituzionale tra i quotidiani della vicina San Francisco, il Chronicle, che sul tema ha interpellato un bel po’ di studi legali. E la risposta, quasi ovunque, è stata la stessa: “Ci rubano gli associati più bravi, o i giovani più promettenti, per assumerli nelle loro società “. “Sono nel settore da 23 anni – racconta William Anderson, partner di una società di reclutamento di personale – e non ho mai visto niente del genere”. E gli esempi citati dal quotidiano sono numerosi: lo studio di Palo Alto Wilson, Sonsini, Goodrich e Rosati ha perso, nello scorso anno, 100 dei suoi 325 associati, tutti emigrati nel mondo Internet; stessa sorte per le venti defezioni registrate in una società rivale, che di avvocati ne ha visti partire venti. E l’elenco potrebbe continuare.
Dunque, almeno a Silicon Valley, gli avvocati non rischiano davvero di rimanere a spasso. Ma come si spiega questo boom’ Il motivo è da ricercare proprio nell’assenza di regole certe, nella mancanza quasi completa di giurisprudenza sulle questioni che, in un modo o nell’altro, riguardano la Rete. Da qui il moltiplicarsi, negli ultimi mesi, delle cause in tribunale, con le motivazioni più varie: dalla accuse di aver copiato un software per librerie virtuali (Amazon vs. Barnes and Noble) alla violazione dei diritti d’autore (l’associazione discografica americana contro la banca dati Mp3 Napster), passando per le centinaia di cause sui domini comprati o venduti. Per non parlare della madre di tutte le tecno-controversie: il caso governo americano-Microsoft, il cui esito provvisorio, sfavorevole a Bill Gates, ha portato a decine e decine di ricorsi, da parte di piccole “dot com”, contro il colosso di Redmond. Per la gioia dei Silicon-avvocati.

CLAUDIA MORGOGLIONE
Tratto da a Repubblica 9 gennaio 2000

A gennaio 2000 in linea tutti i servizi del sito

A gennaio 2000 finalmente saranno pronti i nostri database per la consultazione on-line delle sentenze e della bibliografia relativa al diritto d’autore. Anche la pagina relativa ai link è stata modificata in quanto ora tutti gli indirizzi web sono contenuti in un database, per gestire al meglio le informazioni.
Infine abbiamo completamente rivisto la grafica, che è stata resa più leggera per consentire un caricamento più veloce delle pagine, e per permettere un immediato accesso ai contenuti.
Il sito verrà inoltre presentato ufficialmente alla stampa.
L’appuntamento è allora per il prossimo gennaio. Non mancate di visitarci!
Webmaster

Codici e filigrane contro i pirati musicali

ROMA – Codici di identificazione e filigrane digitali. Software che inibiscono la riproduzione dei compact disc e hardware che permettono di leggere solo brani “protetti”. La guerra contro la pirateria musicale si avvicina allo scontro finale. Le grandi società discografiche stanno infatti preparando l’ultima offensiva, che dovrebbe essere lanciata nei prossimi mesi. Presto sul mercato arriveranno prodotti a prova di pirata. Con qualche conseguenza spiacevole: che le grane per chi ascolta musica aumentaranno a dismisura. Potrebbe non essere più possibile, per esempio, portarsi in giro i propri cd o farli girare su altri lettori. E qualcuno potrebbe anche perdere la pazienza e smettere di comprarli.
La prima notizia è che i prossimi masterizzatori della Philips saranno in grado di “timbrare” i cd che registreranno. Questo significa che ogni compact conterrà un codice di identificazione che renderà possibire risalire alla macchina che lo ha duplicato. Le case discografiche (ma anche i produttori di software) che si troveranno tra le mani un cd pirata potranno con facilità individuare chi li ha manomessi. “Non incoraggiamo comportamenti illegali”, ha spiegato Marijke van Hooren, portavoce dell’azienda olandese, per giustificare la scelta.

Ma le novità non sono finite. La Secure Digital Music Initiative, il consorzio delle grandi società discografiche che si occupa di pirateria musicale, sta lavorando in questi mesi a un nuovo standard mondiale per la protezione dei cd. Una tecnologia che si basa su un doppio sistema di “filigrane digitali”. Ogni traccia audio sarà cioè dotata di una “filigrana forte” e di una “debole”. La prima – più difficile da rimuovere – servirà a far girare il cd solo su lettori configurati nel rispetto delle norme concordate dalla Secure Digital Music Initiative. Le seconda – più leggera – avrà invece lo scopo di impedire la compressione e la riproduzione dei file sonori. E così se anche qualcuno riuscisse a trasferire il brano su un computer (magari per trasformarlo in formato mp3, di semplice diffusione su Internet), non potrebbe masterizzarlo e registrarlo su compact disc.

Tutto facile, quindi’ Nemmeno per sogno. Innanzitutto perché anche queste protezioni non sono sicure al cento per cento. Gli hacker sono sempre aggiornatissimi e potrebbero nel giro di poco tempo essere in grado di forzare i lucchetti digitali. Ma anche perché le filigrane non sono completamente “neutre”: incidono cioè sulla qualità del suono e questo potrebbe infastidire non poco i “puristi” dell’ascolto.

C’è poi il problema mp3. I discografici puntano molto su questo formato compresso che permette di vendere la musica direttamente in Rete. Vogliono sicurezza, ma anche una certa facilità di trasmissione. E allora stanno pensando di inserire nei file mp3 solo la filigrana “forte”, lasciando perdere quella “debole”. Con qualche limitazione: si potrebbe concedere infatti a chi acquista musica online di fare al massimo quattro copie di ogni canzone. Ciascuna delle quali potrebbe essere abilitata a funzionare su un solo dispositivo. Questo significa che se uno ha più lettori, dovrà rinunciare a sentire i suoi cd su alcuni di essi.

Ma l’inconveniente maggiore è un altro. E cioè che si rompa l’impianto. In questo caso intere collezioni di dischi diventerebbero inutilizzabili da un giorno all’altro. “Sono tutte questioni a cui dobbiamo prestare attenzione”, ha detto Leonardo Chiariglione, direttore generale della Secure Digital Music Initiative. Che però vuole chiudere la partita in pochissimo tempo.

La questione è molto complicata, come è facile capire. Anche perché le tecnologie di protezione potrebbero creare talmente tante difficoltà agli utenti da generare disaffezione per il prodotto. Un rischio che Richard Doherty, presidente di Envisioneering, una società di ricerche di mercato nel settore discografico, spiega bene: “Mai in passato un tale peso di complessità è stato scaricato sulle spalle dei consumatori. Questa sarà davvero una prova di coraggio”.

Giancarlo Mola – La Repubblica (5 ottobre 1999)