Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.

Nel disegno di legge oggi al voto della Camera le nuove forme di protezione per il diritto d’autore

Fumata grigia alla Camera sul nuovo diritto d’autore. Dopo schermaglie di varie entità e natura che hanno coinvolto schieramenti trasversali a maggioranza e opposizione, è slittato a questa mattina il voto finale sul testo del provvedimento. Mancano solo le dichiarazioni di voto e poi il disegno di legge avrà il via libera dell’Aula di Montecitorio e potrà incamminarsi sulla strada del Senato per l’approvazione definitiva.

Il provvedimento ridisegna nel dettaglio molti aspetti della disciplina, contribuendo al significativo aggiornamento di una normativa che risale al 1941. In questo senso il testo dimostra di avere un occhio di riguardo per le nuove frontiere della comunicazione e per i più aggioranti media. A partire dall’articolo 1 che estende il diritto esclusivo di diffusione alla comunicazione al pubblico via satellite, alla ritrasmissione via cavo e a quella codificata con condizioni di accesso particolari. Ma nelle pieghe del disegno di legge si trovano anche disposizioni tese a colpire chi duplichi abusivamente software per trarne profitto e chi distribuisca, venda o comunque sia in possesso di programmi contenuti in supporti non contrasseganti dalla Siae.

Mano pesante, poi, anche con chi impieghi mezzi utili a rimuovere i dispositivi applicati a protezione di un programma per elaboratori. La pena prevista in queste due fattispecie è stata stabilita nelle reclusione da sei mesi a tre anni e nella multa da cinque a 30 milioni.

A confermare ulteriormente questa attenzione nei confronti delle nuove tecnologie c’è poi anche la disposizione che sanziona chiunque metta in vendita, importi, installi o modifichi per uso pubblico o privato apparati per la decodificazione di trasmissioni audiovisisve ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite e via cavo sia in forma analogica che digitale. E ad accesso condizionato si intendono, precisa il Ddl, tutti i segnali audiovisivi trasmessi da emittenti italiane o estere in forma tale da essere destinati solo a gruppi chiusi di utenti. In questo caso la pena varia dalla reclusione da sei mesi a tre anni alla multa da cinque a 50 milioni.

In generale, il provvedimento interviene a inasprire l’aspetto sanzionatorio che si muove sia sul versante penale che su quello amministrativo.

A essere colpiti saranno anche i consumatori di opere dell’ingegno contraffatte. E’, infatti, previsto che chiunque utilizzi un’opera dell’ingegno protetta dalla normativa sul diritto d’autore oppure acquisti o noleggi supporti (siano essi audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali) non conformi alle disposizioni della legge è punito da una sanzione amministrativa di 300mila lire e con le misure accessorie della confisca del materiale e della pubblicazione del provvedimento su un quotidiano a diffusione nazionale.

Alla Camera ci si è scontrati, invece, sulla parte che riguarda le fotocopie. Un articolo che, più volte introdotto e altrettante accantonato, è poi rientrato dalla finestra al fotofinish. Solo ieri pomeriggio, infatti, un emendamento del Governo ha di nuovo inserito la legittimità della riproduzione nei limiti del 15% di ciascun volume o fascicolo di periodico a patto che sia effettuata per uso personale. In questo ambito i responsabili dei punti o centri di riproduzione si traformeranno in una sorta di “sostituti d’imposta”. Solo che il tributo andrà versato alla Siae e non all’Erario. L’entità del compenso e le modalità della corresponsione andranno poi fissate in un secondo momento. La ratio dell’intervento del Governo è quella di fornire comunque un introito supplementare che permetta una riduzione del prezzo dei libri. Fuori dall’accordo è, invece, rimasta la parte che riguarda le rassegne stampa sulle quali non si verserà alcun compenso a titolo di diritto d’autore.

Un’ampia parte del disegno di legge è poi dedicata al contrassegno che la Siae deve apporre sulle opere dell’ingegno. Viene chiarito nel dettaglio su quali prodotti deve obbligatoriamente essere riportato e quali possono invece andarne esenti.

Alla stessa Siae e all’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni è poi affidato il compito di vigilanza, con lo scopo di prevenire e accertare, sull’attività di riproduzione e duplicazione, sulla proiezione in sale cinematografiche, sulla distribuzione la vendita e il noleggio dei supprti audiovisivi e fonografici. Agli stessi due organismi è poi attribuito il compito di vigilanza sui centri di riproduzione che devono rispettare il tetto del 15 per cento. Per lo svolgimento di questi compiti l’Autorità potrà conferire funzioni ispettive ai propri funzionari e farli agire in coordinamento con quelli della Siae. Tra i poteri loro conferiti, quello di accesso ai locali dove vengono svolte le attività di riproduzione e di richiedere la documentazione relativa all’attività svolta.

Giovanni Negri

Fonte: Il Sole 24 Ore 21 giugno 2000

Fotocopie in università legittime senza la prova dell’uso non personale

MILANO – Si torna a discutere del diritto d’autore nelle fotocopie: a scendere in campo, questa volta, è il tribunale di Milano, con un’ordinanza depositata il 29 maggio scorso, in cui vengono definiti alcuni princìpi.

La questione all’esame dei magistrati milanesi riguardava la legittimità del comportamento di una società che, all’interno delle università milanesi Bocconi e Iulm, organizza il servizio di fotocopie agli studenti. Era stata citata in giudizio da un’associazione che difende gli interessi degli editori, che aveva ottenuto un provvedimento di divieto di fotocopiare qualunque opera di cui l’associazione risultasse titolare di diritti. Il primo giudice, infatti, limitando strettamente all’ambito delle fotocopie da biblioteca e per uso personale, aveva rilevato che ciò di fatto non avveniva.

Il tribunale ha revocato il provvedimento, rilevando soprattutto le “lacune probatori”: non era cioè immediatamente rilevabile che i libri fotocopiati non provenissero dalla biblioteca (questo, infatti, con l’uso personale delle fotocopie, è ormai l’unico ambito in cui sono lecite). E hanno scagionato la società difesa dall’avvocato Gianfranco Di Garbo dello studio Baker & McKenzie. Ma il tribunale è andato anche oltre, sottolineando che l’interpretazione restrittiva fatta dal primo giudice incontrava, fra l’altro, anche «problemi di coordinamento con rilevanti valori costituzionali (diritto allo studio, in primo luogo)». Aprendo così la strada alla possibilità di limitare l’illecito solo quando, come sottolinea Di Garbo, chi gestisce le fotocopie in università crei un vero e proprio «spaccio» interno di opere e brani.

Fonte: Il Sole 24 Ore 20 giugno 2000

E-Commerce: l’Europa predispone regole comuni

Il Parlamento Europeo ha adottato una direttiva in materia di commercio elettronico che fissa le regole base per i contratti e i controlli nella rete. Si prevede infatti che nel 2003 il giro di affari possa raggiungere i 340 di dollari miliardi di fatturato entro il 2003.
Inoltre nei giorni scorsi la Commissione Europea ha varato una proposta che fissa nuovi principi per garantire l’imposizione dell’IVA sul Web.
La posizione comune 22/2000 è disponibile in formato pdf nell’area download del sito.
La redazione

Choice Caster, un player multimediale universale

Esynch ha da poco iniziato la distribuzione della versione beta gratuita di Choice Caster, un player multimediale in grado di riprodurre tutti i formati audio e video supportati dai media player più diffusi su Internet: Real Player (Real Networks), Windows Media Player (Microsoft) e Quicktime (Apple). Destinato in modo particolare all’utenza a banda larga (ADSL), che può usufruire dei contenuti web multimediali con connessioni ad alta velocità , Choice Caster consente la gestione di tutti i formati audio e video a partire da un solo pannello e contiene anche un browser integrato che può essere personalizzato con apposite skin create dagli autori dei contenuti multimediali che si possono riprodurre con l’applicazione. Choice Caster, per poter funzionare, necessita comunque della presenza sul sistema degli altri player multimediali. Il grande vantaggio è quello di poter gestire tutti i formati di streaming audio e video a partire da un solo centro di controllo multifunzionale. La versione definitiva di Choice Caster dovrebbe essere disponibile dalla fine di giugno.

http://www.choicecaster.com

Fonte: PC World

Apple e Real Networks contro tutti

Real Networks ha acquisito da Apple la licenza per l’utilizzo del formato multimediale Quicktime per la riproduzione di contenuti web multimediali. I termini del contratto prevedono la possibilità di distribuire file audio e video riproducibili con Quicktime da parte dei content provider che utilizzano il software Real Server. La società ha comunicato inoltre che Real Server 8, di cui è disponibile una versione non definitiva sul sito Internet di Real, supporterà sicuramente il formato Quicktime. Il rilascio ufficiale di Real Server 8 è programmato per la seconda metà del 2000. In marzo, Real Networks aveva anche ottenuto la licenza del formato Windows Media Audio (WMA) sviluppato da Microsoft, che ora è possibile riprodurre mediante l’applicazione Real Jukebox. Quindi, i tre formati multimediali più popolari sul web risultano ora in qualche modo integrati nella stessa applicazione.

http://www.real.com

http://www.apple.com/quicktime

Fonte: PC World

Corso di specializzazione in Diritto della Proprietà Intellettuale

La Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino e l’Organizzazione mondiale della Proprietà Intellettuale (WIPO) organizzano un corso di specializzazione in materia di Proprietà Intellettuale, che si svolgerà a Torino dal 4 Settembre al 30 Novembre 2000.

Termine per la presentazione delle candidature: entro 30 Giugno 2000.

Per informazioni relative al programma, alle borse di studio ed all’organizzazione del corso, consultare la pagina web: http://hal9000.cisi.unito.it o contattare la Facoltà di Giurisprudenza di Torino:

Dott. Antonella Falcone
Department of Law
Via Sant’Ottavio, 54
10124 Torino
Tel: 011 6702560
FAX: 011 6702559
Email: falcone@cisi.unito.it

Il caso “juliaroberts.com”

L’attrice Julia Roberts si è ripresa la propria identità cibernetica vincendo una causa contro l’imprenditore americano Russell Boyd, che per primo aveva registrato un sito internet sotto il nome ‘juliaroberts.com’.

Per tutta risposta, Roberts si era rivolta alla World Intellectual Property Organization (Wipo), un’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Ginevra, responsabile della protezione di invenzioni, marchi, e diritti d’autore nel campo industriale e artistico.

La giuria della Wipo le ha dato ragione, stabilendo che l’attrice detiene un diritto naturale sul proprio nome e che Boyd non possiede invece “diritti né interessi legittimi nei confronti di quel nome”, che ha registrato “in mala fede”. Boyd dovrà così restituire “juliaroberts.com” all’attrice entro 45 giorni, ma ne avrà a disposizione 10 per appellarsi contro la sentenza.

I nomi delle altre vittime illustri
Il caso Roberts è soltanto l’ultimo dei 531 reclami contro l’improprio utilizzo in rete di un marchio registrato di cui si occupa la Wipo. Prima dell’attrice americana avevano vinto una simile causa aziende come Christian Dior, Nike, Deutsche Bank e Microsoft, mentre nel mondo dello spettacolo ci sono giudizi in corso che riguardano Tina Turner, il gruppo musicale dei Jethro Tull e perfino lo scomparso Jimi Hendrix.

“Stiamo assistendo a un incremento del ricorso al nostro arbitrato ‘ dice Francis Gurry, capo dell’ufficio legale del Wipo e assistente del direttore generale – . E ci occupiamo in modo sempre più frequente di nomi di sportivi e del mondo dello spettacolo”.

La ragione è nota. “I marchi, e i nomi delle persone celebri, sono impressi nella memoria ‘ spiega Gurry – il che significa che valgono moltissimi soldi. E attraverso casi come questi riusciamo a comprendere gli interessi commerciali legati all’identità di una persona”.

La scorsa settimana la scrittrice britannica Jeanette Winterson aveva riottenuto la disponibilità del proprio nome su Internet vincendo una causa contro Mark Hogarth, un ricercatore dell’università di Cambridge che l’aveva registrato insieme a quello di altri 130 celebri autori.

Per la prima volta, il caso di Winterson ha stabilito che i diritti legali nei confronti di un marchio non richiedono che questo sia stato precedentemente registrato.”Jeanette Winterson è stata una pioniera”, ha sottolineato Gury.

Fonte: CNNItalia.it, con il contributo di Reuters

I Metallica contro Napster

Guerra sul web tra i Metallica, la famosa band di heavy-metal, e Napster, il provider di musica su internet, accusato dal gruppo musicale americano di estorsione e infrazione dei diritti d’autore.

Musica gratis, grazie a Napster.com
Il principio alla base del funzionamento di Napster è semplice e può essere definito un baratto di musica on line. Qualsiasi navigatore di internet può infatti cliccare sul sito di Napster e scaricare la musica che preferisce, scegliendola a seconda del titolo del brano o del nome dell’artista.

La canzone viene cercata e scaricata dal computer di altri utenti di Napster, che l’hanno a loro volta scaricata allo stesso modo, o l’hanno convertita per l’utilizzo in rete dalla versione originale. Le canzoni non vengono infatti salvate su cassette o cd, ma sull’hard drive, nell’ormai celebre formato speciale Mp3.

In questo modo, è evidente, non c’è più bisogno di correre al negozio di musica e spendere soldi per l’acquisto di un nuovo album, dal momento che basta un click in rete per poterlo ascoltare.

“Mentre un utente di Napster scarica alcune canzoni sul proprio computer ‘ dice Howard King, avvocato dei Metallica ‘ altri utenti possono duplicare le canzoni che lui ha salvato sul proprio hard drive. Tutto diventa una colossale festa in cui si copiano cd”.

L’avvocato dei Metallica, Howard King
I Metallica hanno deciso di intervenire legalmente contro Napster, accusandola di violare in modo lampante le regole federali in materia di diritti d’autore. “Questa festa deve finire adesso”, ha intimato King.

L’avvocato ha detto alla CNN che all’inizio gli artisti hanno preferito rimanere in silenzio, nel timore di mettersi contro i propri fans, che sembravano non averne abbastanza di musica gratuita. Ma poi, ha spiegato, “i Metallica si sono resi conto che serviva un artista di rilievo che si schierasse e parlasse degli effetti di Napster sui diritti e il benessere di tutti coloro che scrivono e suonano musica”.

I Metallica hanno così consegnato alla Napster i nomi di ben 335.000 utenti che hanno scaricato le loro canzoni dal sito sotto accusa, chiedendo a Napster di impedire che questi continuino in futuro a copiarne i lavori.

Il 10 maggio, Napster ha fatto sapere di aver agito per fermare 317.000 di questi utenti, sostenendo di avere la tecnologia necessaria per assicurare che gli utenti che hanno copiato illegalmente i dischi dei Metallica non possano tentare di farlo di nuovo attraverso uno “screen name” diverso.

Una soluzione parziale che non accontenta però il gruppo dei Metallica, né tantomeno il loro avvocato, che preferirebbe Napster eliminasse direttamente le loro canzoni dalla propria lista.

Laurence Pulgram, avvocato di Napster
L’avvocato di Napster si appella innanzitutto alla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, secondo la quale lo scopo dei diritti d’autore è innanzitutto quello di “promuovere il progresso” nel campo della scienza e dell’arte, mentre i compensi monetari sono secondari. “I diritti d’autore ‘ dice l’avvocato Laurence Pulgram ‘ esistono negli Stati Uniti a beneficio del pubblico, e il pubblico interesse richiede che le nuove tecnologie siano rese disponibili dove potenzialmente non trasgrediscano la legge”.

Pulgram sostiene infatti che soltanto una frazione minima, il 2% dei gruppi esistenti sul mercato, riesce a firmare un contratto con le principali case discografiche. Il resto, dice, è abbandonato a se stesso e costretto a lottare per costruirsi una carriera, senza disporre delle risorse necessarie per promuovere la propria musica per radio, in televisione o in concerto. Napster offrirebbe quindi un valido aiuto ai nuovi artisti, e nelle ultime settimane ne avrebbe già lanciati cinquemila.

Inoltre, controbatte l’avvocato, che dire dei diritti di quei fans che hanno regolarmente acquistato i dischi dei Metallica o di altri artisti nei negozi e che vogliono comunque aver l’opportunità di ascoltare la musica con il proprio computer’ “I Metallica sostengono forse che questi fans non hanno il diritto di scaricare le copie in Mp3′”, chiede Pulgram.

Napster mette infine sotto accusa anche l’accuratezza con cui sono stati selezionati i 335.000 fans, cui i Metallica hanno chiesto sia impedito di scaricare la propria musica da Napster. Trentamila di essi, sostiene l’avvocato, hanno detto di essere stati erroneamente identificati.

Fonte: CNNItalia.it

MP3.com, accordo extragiudiziale con Time Warner e BMG

MP3.com ha raggiunto a Los Angeles un accordo extragiudiziale con i colossi Warner Music Group della Time Warner e BMG Entertainment di proprietà della Bertelsmann, con il quale MP3 potrà continuare a distribuire online i files relativi ai brani musicali prodotti dalle due case discografiche dietro pagamento di un importo non ancora precisato ogni volta che un utente ascolta o scarica uno di questi dal sito My.MP3.com. Non si hanno altri particolari dell’accordo.
Le trattative di MP3 peraltro proseguono con le altre case discografiche (EMI, Sony Music e Universal Music) che lo scorso aprile avevano iniziato cause per violazione dei diritti d’autore.

Fonte: Cnn.com