Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.

Approvata in sede deliberante dalla Commissione Giustizia del Senato la nuova legge sul diritto d’autore

E’ stata approvata in sede deliberante dalla Commissione Giustizia del Senato la nuova legge sul diritto d’autore.Così ha dichiarato il senatore Ettore Bucciero (An), relatore della legge:
«Esprimo compiacimento per l’approvazione della legge sul diritto d’autore, detta antipirateria o anticontraffazione. La legge non è perfetta ma evita all’Italia gravi ritorsioni internazionali per la violazione di fatto degli accordi TRIPS sottoscritti ben sei anni orsono».
Nei prossimi giorni saremo in grado di fornirvi maggiori notizie e il testo definitivo
La redazione

Diritti d’autore per la vendita di personal computer’

Gema, l’equivalente della S.I.A.E. in Germania, ha proposto che i produttori di PC paghino 41 marchi per ciascuna unità venduta, perché i PC possono essere usati per duplicare materiale protetto da copyright, come immagini, musica e video.
‘La tecnologia digitale ha portato a un aumento della copia illegale’ afferma Hans-Herwig Geyer, portavoce della Gema.’ Noi riteniamo che lo sviluppo dei PC sia responsabile del fatto che i PC stessi siano strumenti per la copia privata. Quello che vogliamo è che anche i produttori paghino i diritti’.
Infatti in Germania i produttori di registratori audio e di videoregistratori pagano una somma forfettaria per ciascun pezzo venduto: 2,50 marchi per l’audio, 18 marchi per il video.
Gema ha spedito una lettera a tutti i produttori chiedendo il numero di unità vendute a partire dal 1° gennaio 2000, con termine a rispondere entro il prossimo 2 di agosto.
I produttori ne stanno discutendo, ma avanzano alcune perplessità per una mancanza di regolamentazione a livello europeo che li porrebbe in svantaggio rispetto gli altri paesi nel caso di pagamento, soprattutto nel settore dell’E-commerce.
In Italia la legge 93/92 ha imposto il pagamento agli autori di un compenso per la riproduzione privata per uso personale e senza scopo di lucro di fonogrammi e di videogrammi, compenso che è ricavato da una quota sul prezzo di vendita al rivenditore dei nastri o supporti analoghi di registrazione audio e video (musicassette, videocassette e altri supporti) e degli apparecchi di registrazione audio.

Fonte: CNN.com

Assegnato il 5 luglio scorso alla Commissione Giustizia del Senato il progetto di legge con le nuove norme di diritto d’autore

Il progetto di legge, ora numerato 1496 B, è stato assegnato alla 2^ Giustizia in sede deliberante in data 5 Luglio 2000. L’assegnazione è stata annunciata nella seduta n. 878 del 5 Luglio 2000.
Il progetto è disponibile nell’area download del sito.

La redazione

E’ guerra continua tra contraffattori di contenuti e la «Copyright assembly»

Se fino a oggi la guerra contro i duplicatori abusivi di software, musica, video si faceva scovando i contraffattori con le loro attrezzature negli scantinati delle periferie delle città , adesso il luogo migliore in cui prendere i pirati con le mani nel sacco è Internet o almeno così pensano i produttori di tutto il mondo e, in particolare, quelli americani che si sono lanciati una vera e propria caccia grossa.
Oltre ad avere cambiato ambiente, i contraffattori hanno un’altra caratteristica ovvero quella di non nascondersi più ma di lavorare apertamente in rete duplicando e diffondendo materiale coperto da diritti di autore spesso perché convinti di non commettere alcunché di illegale. Non sono tuttavia dello stesso avviso le case discografiche, cinematografiche, le reti televisive e le software house che si sono addirittura organizzate in una «Copyright Assembly» con lo scopo di spingere il governo americano a riformare la normativa in materia di diritti di autore in modo da tutelare maggiormente le ragioni di chi vive e lavora solo attraverso la riscossione delle royalty sulle vendite dei dischi.
Da quando Internet è una realtà economica considerevole, la difesa del copyright è diventata un’esigenza primaria e già nel 1998 il governo Clinton aveva rivisto la vecchia normativa statunitense e varato il Copyright Millennium Act al fine di estendere la protezione offerta dal copyright anche ai lavori multimediali e digitali. Questo espresso riconoscimento non è però più sufficiente per arrestare il dilagare di fenomeni di pirateria e i produttori chiedono che vengano varate norme più severe per disincentivare il fenomeno del plagio. Le stime delle perdite economiche subite dagli operatori in questo delicato settore sono, a dire di questi ultimi, gravissime tanto che per difendere i loro interessi sono disposti a tutto, dall’effettuare pressioni per modificare le leggi esistenti, all’agire in giudizio senza alcuna remora sia contro gestori di domini Internet sia contro privati cittadini a volte rei di avere scaricato sul proprio pc materiale coperto da copyright solo per servirsene a uso strettamente personale. Di quanto la battaglia sia cruenta è facile rendersene conto se si considera che per arrestare il diffondersi del programma che decripta i Dvd non ci si è limitati a agire contro i siti che lo diffondevano ma addirittura anche contro i quelli che semplicemente inserivano sulla propria pagina un link di rimando a luoghi virtuali in cui si poteva trovare il tanto temuto software. La logica dei repressori è quella per cui se copiare materiale protetto è illegale, altrettanto illegale è il mezzo che consente di farlo e pertanto deve essere vietato, ma non sempre il download può definirsi del tutto illecito e bandirlo, sempre se fosse effettivamente possibile, potrebbe rivelarsi dannoso.
La storia insegna che non si può arrestare il progresso per quanto possa essere per alcuni fastidioso. Negli anni settanta si proposero problemi analoghi quando iniziarono a diffondersi i nastri magnetici sui quali si potevano registrare i brani contenuti nei dischi di vinile per poi poterli riascoltare comodamente in uno stereo portatile o in auto. Anche allora non furono dichiarate illegali le cassette o i walkman, ma fu affermato il principio del “fair use” e la liceità del “time shifting” inteso come la possibilità , per chi compra un disco originale pagandone i relativi diritti, di farne delle copie da ascoltare ovunque egli preferisca.
E’ proprio quest’ultimo l’argomento di cui si avvale anche Mp3.com, un sito molto famoso tra gli amanti della musica che è stato il primo a essere aggredito dalle case discografiche e contro il quale pendono richieste di danni per svariati miliardi. Questo spazio sul Web, oltre a presentare brani musicali di autori emergenti o sconosciuti, offre alcuni servizi molto interessanti come l’«instant listening» e il «beam-it» che fanno parte del My.Mp3.com. Il primo consente a chi acquista regolarmente un Cd on line da un negozio convenzionato con Mp3 di potere avere immediatamente a disposizione l’album scaricandolo in un apposito “locker”, un archivio virtuale da quale può ascoltarlo immediatamente. Il secondo invece consente, sempre a chi ha acquistato regolarmente un Cd e lo ha poi copiato sul suo pc in formato Mp3, di poterlo archiviare su un “locker” dedicato in modo da poterlo poi ascoltare ogni qualvolta si colleghi al sito senza dovere avere materialmente a disposizione il disco. Si tratta di due soluzioni molto interessanti dal punto di vista commerciale e che i gestori del sito ritengono del tutto legali sulla base del principio del “time shifting”. Tuttavia se il principio potrebbe essere corretto per l’utente non lo è altrettanto per mp3.com che quando scarica sul proprio server un numero consistente di files musicali non lo fa certo a scopo personale bensì per offrire un servizio a i propri clienti. Non sono gli utenti che copiano materialmente i loro Cd dentro i “lockers” ma è Mp3 a farlo senza averne i diritti in quanto non si può sostituire ai diritti acquisiti dai suoi utenti. Al momento pertanto il suo modo di operare è ritenuto atto di violazione del copyright e il giudice Jed Rakoff l’ha condannata per avere copiato la traccia di circa 45mila Cd sul proprio server e per averli resi disponibili ai propri utenti senza il consenso dei rispettivi autori.
La Recording Industry Association of America (www.riaa.org), la potente società degli autori statunitense che corrisponde per funzioni alla nostra Siae, sta combattendo direttamente entrambe le battaglie, sia quella contro Napster sia quella contro mp3.com. La Riaa tende a precisare di essere assolutamente favorevole allo sviluppo e alla diffusione di files musicali in formato Mp3, ma ciò che è imprescindibile è che tutto avvenga nella legalità in quanto altrimenti si danneggerebbe la musica stessa.
Fermo restando il diritto degli autori a essere pagati per il loro lavoro, il rimedio contro la pirateria deve essere ricercato altrove, magari nel nuovo formato “mpe”, un particolare tipo di Mp3 che si blocca dopo circa trenta secondi di ascolto se chi lo ha scaricato non ne ha pagato i diritti, o in analoghi sistemi messi a punto da Liquid Audio e Microsoft. Qualsiasi sia la soluzione tecnica, o giuridica, certo è che non si potrà mettere al bando siti come Napster o Mp3 che sono piuttosto dei pionieri di quello che probabilmente diventerà il modo normale di ascoltare la musica.
La diffusione dei brani in Internet non può fare che bene e secondo alcuni è addirittura di stimolo alle vendite. Vero o falso che sia, in ogni caso nessuno, e tanto meno gli artisti, ha molto da guadagnare da una lotta senza quartiere come dimostra il grido “non compriamo mai più un disco dei Metallica!” diffusosi in rete dopo il caso Napster. Chi ama la musica è disposto a pagarla ma l’esasperazione può solo portare al rifiuto.

di Laura Turini, avvocato, su Il Sole 24 ore venerdì 9 Giugno 2000, internet e network

Secondo il Tribunale di Firenze non sussiste necessaria corrispondenza fra marchio e dominio

Con ordinanza del 29 giugno 2000, il Tribunale di Firenze ha rigettato un ricorso che chiedeva l’inibizione ad altra società l’utilizzazione di un nome di dominio con l’identica denominazione del marchio registrato dalla ricorrente. Alla base di tale decisione il Tribunale rileva che la corrispondenza marchio-dominio non costituisce un valore assoluto, né tantomeno un principio positivamente sancito dall’ordinamento giuridico.
Tale ordinanza, contrariamente alla dottrina e giurisprudenza dominante, non ritiene applicabile alla registrazione di dominio la tutela prevista dalla legge sui marchi.
L’ordinanza è disponibile nell’area download del sito. Abbiamo inoltre raccolto altre due ordinanze integrali e un documento contente alcune massime di sentenze di merito a favore della corrispondenza nome dominio/marchio.
La redazione

L’imprenditore che utilizza software duplicato non è imputabile ai sensi dell’art. 171 bis LA.

Il 20 aprile scorso il Tribunale di Torino si è pronunciato sul caso di un imprenditore che aveva duplicato programmi per un valore di circa trenta milioni, assolvendolo con la motivazione che, affinché sussista il fine di lucro (inteso come volontà diretta specificamente a lucrare dalla riproduzione) richiesto dalla norma, non è sufficiente che si utilizzi il software copiato all’interno della propria attività , ma è necessario che questo venga immesso nel mercato.
La sentenza è in linea con la giurisprudenza precedente. Copiare un programma è un atto illecito già pesantemente sanzionato in sede civile (risarcimento danni) e in casi meno gravi, nei quali non c’è vendita e commercializzazione del prodotto copiato, appare eccessivo cercare una condanna penale a tutti i costi.

Ripreso da “Scontro legale sui pirati del software”, da “Il Sole 24 Ore” del 30 giugno 2000, autore Avv. Laura Turini

Il progetto di legge per l’utilizzazione dei nomi di dominio Internet

Diponibile in formato PDF sul nostro sito nell’area Download il progetto di legge “Disciplina dell’utilizzazione di nomi per l’identificazione di domini Internet e servizi in rete” con la relativa relazione. Il progetto si propone come scopo di assicurare il rispetto delle disposizioni sulla tutela dei nomi e dei marchi ed evitare che dall’uso della rete posa derivare un pregiudizio alle situazioni giuridiche soggettive comunque meritevoli di protezione.

La redazione

In linea mercoledì 28 giugno il nuovo forum

Da mercoledì 28 giugno si inaugura la nuova veste grafica dei forum di diritto d’autore. Il nuovo Forum sarà visibile anche agli utenti non registrati, che potranno leggere i messaggi senza poter intervenire.
Sono stati introdotti nuovi threads ed è stata resa più efficente la gestione degli stessi.

La redazione

Primo sì al Ddl che ridisegna la disciplina Royalties sulle fotocopie, rassegne stampa escluse

Dopo le correzioni dell’ultima ora la Camera ha approvato ieri il disegno di legge sulla tutela del diritto d’autore. Per il via libera definitivo bisognerà però attendere ancora. Il testo, infatti, passerà al Senato dove l’auspicio dell’ampio schieramento che ha approvato ieri il provvedimento è che non venga più ritoccato e si confermi il clima da larghe intese che ha favorito l’accordo a Montecitorio.

E sull’impianto complessivo della nuova disciplina le reazioni sono generalmente favorevoli. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vannino Chiti, ha sottolineato come si tratti di «una legge che adegua la normativa italiana agli standard europei e internazionali e per questo motivo molto attesa sia dagli operatori del settore sia dai partner internazionali dell’Italia. Ora spero in una rapida e definitiva approvazione da parte del Senato, un risultato per il quale confido, oltre che sul sostegno della maggioranza in un apporto responsabile dell’opposizione, come avvenuto alla Camera».

Il testo, come ampiamente illustrato sul Sole-24 di ieri, interviene per rendere più stringente e incisiva la difesa del diritto d’autore e per contrastare la pirateria con un occhio di riguardo per i fenomeni criminali che facciano leva sulle più aggiornate tecnologie. E che di un giro di vite ci fosse bisogno è testimoniato dalle stesse cifre che il relatore al disegno di legge, Angelo Altea (Ds), ha fornito nel corso del dibattito parlamentare. In Italia il fenomeno della pirateria ha, infatti, un giro d’affari stimato (secondo il Governo forse prudenzialmente) in 1.284 miliardi nel ’99. Altea ha citato i dati dell’associazione internazionale che tutela la proprietà intellettuale secondo i quali l’anno scorso in Italia sono state prodotte illegalmente cassette video per 320 miliardi di lire e cassette e cd musicali per 120 miliardi. In entrambi i casi si tratta di un quarto del mercato. Simili fra loro, ma all’incirca doppie delle precedenti, le quote di mercato del software duplicato illegalmente: si tratta di 672 miliardi di programmi professionali pirata (44%) e 122 miliardi di videogiochi (52 per cento). Sono state fatte fotocopie non autorizzate per 46 miliardi. E sono stati sequestrati 200mila file musicali illegali e chiusi 500 siti pirata che consentivano di «scaricare» musica. Altea ha poi anche ricordato che «se l’Italia non adeguerà entro quest’anno la legislazione a una politica di efficace contrasto della pirateria informatica e audiovisiva, scatteranno inevitabilmente le sanzioni minacciate da ormai quattro anni», in particolare da parte degli Stati Uniti.

La strategia antipirateria fa perno sull’inasprimento delle pene a carico dei trasgressori, in apparente controtendenza con i recenti provvedimenti che hanno depenalizzato una serie di comportamenti criminali considerati di minore allarme sociale. Del resto, ha ricordato Altea, le sanzioni amministrative sinora si erano rivelate inefficaci. I soldi delle sanzioni serviranno comunque a potenziare l’attività delle forze dell’ordine contro la pirateria e campagne di prevenzione e di informazione.

I diritti d’autore (e questo si è rivelato il punto più controverso dell’intero provvedimento segnando anche una spaccatura tra gli schieramenti) dovranno essere pagati anche per le fotocopie. E non si potranno più riprodurre interi volumi o fascicoli di periodici, ma solo parti: per l’esattezza fino al 15%, esclusa la pubblicità . Per le biblioteche pubbliche un piccolo privilegio: pagheranno i diritti d’autore in modo forfettario. Invece i «copy center», anche quelli che mettono a disposizione gratuitamente le fotocopiatrici all’interno di librerie, biblioteche, centri studi o altro, dovranno pagare i diritti con un esborso che non può essere inferiore per ciascuna pagina copiata al prezzo medio per pagina, salvo accordi diversi con la stessa Siae.

Niente royalties, invece, per le rassegne stampa. Una decisione che, per una volta, ha messo d’accordo editori e giornalisti. La Fieg ha duramente contestato l’assenza di un diritto d’autore, contrariamente al parere del Governo, sulle rassegne stampa osservando che «ancora una volta il Parlamento si è rifiutato di tutelare la stampa italiana contro il saccheggio sistematico dei suoi contenuti operato da chi, comperando una copia del giornale che è costata soldi e fatica a chi l’ha realizzata e scritta, la moltiplica, a costi irrisori, attraverso le fotocopie in un numero enorme di esemplari». E per la Fnsi «il voto della Camera sulle nuove normative del diritto d’autore, che ha visto cancellati i compensi derivanti dalla realizzazione delle rassegne stampa, non solo ha disconosciuto le attuali aspettative dei giornalisti per diritti che sono giuridicamente ineccepibili e ampiamente legittimati da normative vigenti in molte nazioni europee, ma produrrà conseguenze gravi sul futuro stesso del giornalismo e dell’editoria».

Giovanni Negri

Fonte: Il Sole 24 Ore 22 giugno 2000