Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.

Dal 1° settembre dirittodautore.it cambia look!

Dal prossimo 1° settembre dirittodautore.it cambia look! Nuova grafica, nuovi contenuti, nuovi servizi per avvocati e autori sono solo alcune delle novità che vi proporremo subito dopo le vacanze.
Vi aspettiamo!

La redazione

Dirittodautore.it va in vacanza

Da oggi sino a lunedì 28 agosto la redazione di dirittodautore.it è in vacanza. Le numerose mail che ci inviate non riceveranno risposta sino ad allora.

Buone vacanze!
La redazione

In appello Napster scongiura la chiusura

Due giudici federali d’appello hanno deciso che Napster non può essere punita per le violazioni al copyright compiute dai propri utenti, per cui il sito rimane aperto.
Nel frattempo si attende la fissazione della data per il processo.
La redazione

Va di male in peggio la legislazione italiana sul diritto d’autore Comunicato di ALCEI

Schedature, ‘pentiti’ e sequestri di computer contro chi copia software. La futura legge sul diritto d’autore tratta chi usa programmi non licenziati allo stesso modo dei trafficanti di droga.

A più di un anno di distanza dal comunicato Alcei “Modifiche ingiuste e incivili alla legge sul diritto d’autore” (15 marzo 1999) non solo la situazione non sta migliorando ma sono in discussione al parlamento nuove norme che peggiorano gravemente il quadro normativo.

In tutto il mondo c’è un intenso dibattito sull’accettabilità di norme antiquate che favoriscono solo grandi imprese (editoriali, “discografiche”, di spettacolo o di software), non giovano agli autori e vanno contro l’interesse generale. Le leggi italiane, ancora più retrive e repressive, sono in fase di assurdo e ingiustificato inasprimento.

Un errore fondamentale sta nel fatto che comportamenti sostanzialmente definibili, al massimo, come violazioni di rapporti privati siano trattati come illeciti perseguibili penalmente. All’interno di questa fondamentale stortura c’è un problema terminologico che puo’ sembrare un oscuro dettaglio formale ma crea una rilevante differenza.

Secondo la legge in vigore, è penalmente perseguibile chi fa uso di software non registrato “per fini di lucro”. Alcune sentenze avevano determinato una interpretazione “intelligente” di quella norma: cioè per “fine di lucro” si intende il commercio ma non il semplice utilizzo del software. Le nuove proposte di legge contengono il termine “per trarne profitto”, con l’obiettivo di forzare una definizione più estesa e perversa: cioè la perseguibilità penale del semplice utilizzo.

Occorre ricordare che le pene indicate dalla legge, per fatti che al massimo potrebbero giustificare un risarcimento in denaro, sono assurdamente pesanti. Da sei mesi a tre anni di carcere – quando un omicidio colposo plurimo puo’ essere punito con sei mesi di reclusione.

Nella nuova legge potrebbe essere previsto qualche alleggerimento delle pene, ma comunque rimangono esagerate rispetto alla realtà dei fatti ‘ e al fondamentale principio che non c’è alcun ragionevole motivo per sottoporre queste materie alla disciplina penale.

Occorre anche ricordare che queste assurde norme sono il pretesto più diffuso per quelle barbare ondate di sequestri di computer che resero infame l’Italia nel mondo nel 1994 e che, nonostante la dimostrata inutilità e perversità di quella procedura d’indagine, continuano a fare migliaia di vittime (spesso del tutto innocenti) anche sei anni più tardi.

E’ preoccupante che tutte le forze politiche, così sollecite nel mettersi al servizio delle lobby di grandi interessi privati, siano perennemente disattente nell’evitare ai cittadini inutili e ingiustificate persecuzioni.

Le richieste di ALCEI

A fronte di tutto questo, ALCEI torna a chiedere delle modifiche normative che rendano la futura legge più flessibile e in grado di incidere effettivamente sui comportamenti veramente illeciti, evitando di limitare ingiustamente i diritti della persona.

Siamo convinti che una misura fondamentale sia l’abolizione della sanzionabilità penale di queste fattispecie, ma in via subordinata, sarebbe ragionevole almeno stabilire:

o la sanzionabilità penale solo per le ipotesi di duplicazione a scopo di lucro (cioè punire chi vende le copie)

o la perseguibilità del reato di duplicazione abusiva a querela (vale a dire consentire le indagini penali solo su istanza di parte e non automaticamente

o la possibilità di accedere all’oblazione (e quindi estinguere il reato con il pagamento di una somma)

o la depenalizzazione delle ipotesi minori di duplicazione a fine di lucro (punire con una sanzione amministrativa i fatti di minore rilevanza)

o la decriminalizzazione dello scambio di informazioni tecniche e di apparati non diretti alla commissione di atti illeciti. (non considerare illecito penale il semplice interesse culturale per il funzionamento di apparati tecnici e sistemi software)

o l’esplicito divieto di sequestrare computer

o la limitazione dei poteri della SIAE alle sole opere prodotte da operatori che ne fanno parte

o l’obbligo di applicazione del bollino SIAE soltanto per le opere prodotte da operatori che ne fanno parte

o l’eliminazione di qualsiasi forma di schedatura preventiva

Ci vuole un sistema di controlli comune

Così afferma Vannino Chiti, sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega all’editoria, commentando la nuova legge sul diritto d’autore: “Pur essendo un passo avanti perché fornisce regole dove prima non ne esistevano, la legge in realtà non riesce a bloccare la pirateria in Rete. Per fare questo si dovrà lavorare con gli altri Paesi europei. Quando si arriverà a creare un sistema di controllo comune, noi ci adegueremo subito. Non ci arriveremo all’ultimo momento come abbiamo fatto ora con il diritto d’autore”.
Cristina Carpinelli – Il Sole 24 Ore 28 luglio 2000

Nel 1999 la pirateria ha sottratto alle vendite il 25% del mercato

Ogni anno, in Italia, si vende in media poco più di un album per abitante: tra i Paesi della Ue, solo la Grecia fa peggio. Nel ’99 il mercato italiano di cd e musicassette ha raggiunto 747 miliardi. Secondo la Fimi, la federazione dell’industria musicale italiana, il 25% delle vendite è strappato ai canali legali dalla pirateria.
Internet c’entra solo in parte: secondo Fpm, che nel ’99 ha chiuso 500 siti illegali, attualmente viene scaricato dalla Rete solo l’1% del mercato.
A imbrigliare i discografici è piuttosto la rete pirata, che al Sud controlla il 40% dei cd in circolazione. I discografici hanno vinto mercoledì scorso il primo match, con l’approvazione, dopo anni di attesa, della nuova legge sul diritto d’autore che prevede sanzioni più rigorose contro la pirateria.

Carmine Fotina – Il Sole 24 Ore del 28 luglio 2000

Napster chiude i battenti

Il giudice californiano Patel ha ordinato la chiusura del sito di Napster. La società americana offriva una tecnologia che consentiva ai venti milioni di utenti registrati di cercare e scaricare file MP3 protetti da copyright.
E’ in preparazione su dirittodautore.it un articolo che ripercorrerà tutta la vicenda fino ai giorni scorsi.
La redazione

Punita gravemente la duplicazione illecita di software

La nuova legge sul diritto d’autore punisce in maniera più grave chi duplica illecitamente il software. Infatti la nuova formulazione del’art. 171 bis prevede sanzioni per chi duplica una copia di programma “per trarne profitto”, e non più solo “a scopo di lucro”.
Ciò significa che chiunque sia in possesso di una copia duplicata di un programma per elaboratore, che sia uno studente, un privato o un’azienda, può incorrere nella sanzione penale, in quanto pure questo tipo di uso rientra nell’ampia nozione di «profitto».
E’ stato previsto un inasprimento delle sanzioni per i duplicatori, che prevedono la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da cinque a 30 milioni, pena che si applica anche se il fatto concerne qualsiasi mezzo atto a consentire o facilitare la rimozione arbitraria di dispositivi applicati a protezione di un programma.
Inoltre è previsto l’obbligo del contrassegno S.I.A.E. su ciascuna copia di un programma.
Infine, chi intende esercitare professionalmente l’attività di distribuzione e duplicazione di opere protette, deve darne preventivo avviso al Questore che provvederà all’iscrizione della società in un registro, mentre alla Siae e all’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni viene attribuito uno specifico potere di vigilanza, per prevenire e accertare le violazioni alla legge d’autore.
La reazione alla pirateria del software è durissima, e potrebbe, invece di salvaguardare le case produttrici di software, portare a una migrazione da parte degli utenti che non possono sostenere l’onere economico di un acquisto, verso nuove forme di pirateria o verso qualle aziende produttrici che forniscono il software gratuitamente.

A cura della redazione – Fonte: Il Sole 24 Ore 27 luglio 2000 pagg. 17 e 22

Le novità della nuova legge sul diritto d’autore

Chiamata legge antipirateria, la nuova legge ha introdotto l’obbligo di apporre un bollino, recante il marchio della Siae, sulla superficie di ogni prodotto che costituisce supporto a un’opera dell’ingegno. Libri, dischi, video-cassette e software saranno contrassegnati dal bollino che indicherà il titolo, il nome dell’autore, il produttore, il numero progressivo del prodotto e, infine, la sua destinazione d’uso.

Novità anche sul fronte delle sanzioni, decisamente più severe rispetto a quelle previste dalla legge precedente: sarà punito non solo chi trae vantaggio dalla pirateria, ma chiunque violi le norme sul diritto d’autore, anche per una sola volta.
Libri o cassette senza bollino sono ritenuti falsi e chi li compra potrà essere condannato a pagare 300mila lire, oltre alla rapida confisca del materiale. Inoltre vedrà pubblicato il proprio nome sui giornali insieme al provvedimento.
Per i pirati previste pene pecuniarie da cinque a trenta milioni di lire e carcere fino a quattro anni.

A cura della redazione – fonte: il Sole 24 Ore del 27 luglio 2000 pagg. 17 e 22