Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.

Primo sì al Ddl che ridisegna la disciplina Royalties sulle fotocopie, rassegne stampa escluse

Dopo le correzioni dell’ultima ora la Camera ha approvato ieri il disegno di legge sulla tutela del diritto d’autore. Per il via libera definitivo bisognerà però attendere ancora. Il testo, infatti, passerà al Senato dove l’auspicio dell’ampio schieramento che ha approvato ieri il provvedimento è che non venga più ritoccato e si confermi il clima da larghe intese che ha favorito l’accordo a Montecitorio.

E sull’impianto complessivo della nuova disciplina le reazioni sono generalmente favorevoli. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vannino Chiti, ha sottolineato come si tratti di «una legge che adegua la normativa italiana agli standard europei e internazionali e per questo motivo molto attesa sia dagli operatori del settore sia dai partner internazionali dell’Italia. Ora spero in una rapida e definitiva approvazione da parte del Senato, un risultato per il quale confido, oltre che sul sostegno della maggioranza in un apporto responsabile dell’opposizione, come avvenuto alla Camera».

Il testo, come ampiamente illustrato sul Sole-24 di ieri, interviene per rendere più stringente e incisiva la difesa del diritto d’autore e per contrastare la pirateria con un occhio di riguardo per i fenomeni criminali che facciano leva sulle più aggiornate tecnologie. E che di un giro di vite ci fosse bisogno è testimoniato dalle stesse cifre che il relatore al disegno di legge, Angelo Altea (Ds), ha fornito nel corso del dibattito parlamentare. In Italia il fenomeno della pirateria ha, infatti, un giro d’affari stimato (secondo il Governo forse prudenzialmente) in 1.284 miliardi nel ’99. Altea ha citato i dati dell’associazione internazionale che tutela la proprietà intellettuale secondo i quali l’anno scorso in Italia sono state prodotte illegalmente cassette video per 320 miliardi di lire e cassette e cd musicali per 120 miliardi. In entrambi i casi si tratta di un quarto del mercato. Simili fra loro, ma all’incirca doppie delle precedenti, le quote di mercato del software duplicato illegalmente: si tratta di 672 miliardi di programmi professionali pirata (44%) e 122 miliardi di videogiochi (52 per cento). Sono state fatte fotocopie non autorizzate per 46 miliardi. E sono stati sequestrati 200mila file musicali illegali e chiusi 500 siti pirata che consentivano di «scaricare» musica. Altea ha poi anche ricordato che «se l’Italia non adeguerà entro quest’anno la legislazione a una politica di efficace contrasto della pirateria informatica e audiovisiva, scatteranno inevitabilmente le sanzioni minacciate da ormai quattro anni», in particolare da parte degli Stati Uniti.

La strategia antipirateria fa perno sull’inasprimento delle pene a carico dei trasgressori, in apparente controtendenza con i recenti provvedimenti che hanno depenalizzato una serie di comportamenti criminali considerati di minore allarme sociale. Del resto, ha ricordato Altea, le sanzioni amministrative sinora si erano rivelate inefficaci. I soldi delle sanzioni serviranno comunque a potenziare l’attività delle forze dell’ordine contro la pirateria e campagne di prevenzione e di informazione.

I diritti d’autore (e questo si è rivelato il punto più controverso dell’intero provvedimento segnando anche una spaccatura tra gli schieramenti) dovranno essere pagati anche per le fotocopie. E non si potranno più riprodurre interi volumi o fascicoli di periodici, ma solo parti: per l’esattezza fino al 15%, esclusa la pubblicità . Per le biblioteche pubbliche un piccolo privilegio: pagheranno i diritti d’autore in modo forfettario. Invece i «copy center», anche quelli che mettono a disposizione gratuitamente le fotocopiatrici all’interno di librerie, biblioteche, centri studi o altro, dovranno pagare i diritti con un esborso che non può essere inferiore per ciascuna pagina copiata al prezzo medio per pagina, salvo accordi diversi con la stessa Siae.

Niente royalties, invece, per le rassegne stampa. Una decisione che, per una volta, ha messo d’accordo editori e giornalisti. La Fieg ha duramente contestato l’assenza di un diritto d’autore, contrariamente al parere del Governo, sulle rassegne stampa osservando che «ancora una volta il Parlamento si è rifiutato di tutelare la stampa italiana contro il saccheggio sistematico dei suoi contenuti operato da chi, comperando una copia del giornale che è costata soldi e fatica a chi l’ha realizzata e scritta, la moltiplica, a costi irrisori, attraverso le fotocopie in un numero enorme di esemplari». E per la Fnsi «il voto della Camera sulle nuove normative del diritto d’autore, che ha visto cancellati i compensi derivanti dalla realizzazione delle rassegne stampa, non solo ha disconosciuto le attuali aspettative dei giornalisti per diritti che sono giuridicamente ineccepibili e ampiamente legittimati da normative vigenti in molte nazioni europee, ma produrrà conseguenze gravi sul futuro stesso del giornalismo e dell’editoria».

Giovanni Negri

Fonte: Il Sole 24 Ore 22 giugno 2000

Nel disegno di legge oggi al voto della Camera le nuove forme di protezione per il diritto d’autore

Fumata grigia alla Camera sul nuovo diritto d’autore. Dopo schermaglie di varie entità e natura che hanno coinvolto schieramenti trasversali a maggioranza e opposizione, è slittato a questa mattina il voto finale sul testo del provvedimento. Mancano solo le dichiarazioni di voto e poi il disegno di legge avrà il via libera dell’Aula di Montecitorio e potrà incamminarsi sulla strada del Senato per l’approvazione definitiva.

Il provvedimento ridisegna nel dettaglio molti aspetti della disciplina, contribuendo al significativo aggiornamento di una normativa che risale al 1941. In questo senso il testo dimostra di avere un occhio di riguardo per le nuove frontiere della comunicazione e per i più aggioranti media. A partire dall’articolo 1 che estende il diritto esclusivo di diffusione alla comunicazione al pubblico via satellite, alla ritrasmissione via cavo e a quella codificata con condizioni di accesso particolari. Ma nelle pieghe del disegno di legge si trovano anche disposizioni tese a colpire chi duplichi abusivamente software per trarne profitto e chi distribuisca, venda o comunque sia in possesso di programmi contenuti in supporti non contrasseganti dalla Siae.

Mano pesante, poi, anche con chi impieghi mezzi utili a rimuovere i dispositivi applicati a protezione di un programma per elaboratori. La pena prevista in queste due fattispecie è stata stabilita nelle reclusione da sei mesi a tre anni e nella multa da cinque a 30 milioni.

A confermare ulteriormente questa attenzione nei confronti delle nuove tecnologie c’è poi anche la disposizione che sanziona chiunque metta in vendita, importi, installi o modifichi per uso pubblico o privato apparati per la decodificazione di trasmissioni audiovisisve ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite e via cavo sia in forma analogica che digitale. E ad accesso condizionato si intendono, precisa il Ddl, tutti i segnali audiovisivi trasmessi da emittenti italiane o estere in forma tale da essere destinati solo a gruppi chiusi di utenti. In questo caso la pena varia dalla reclusione da sei mesi a tre anni alla multa da cinque a 50 milioni.

In generale, il provvedimento interviene a inasprire l’aspetto sanzionatorio che si muove sia sul versante penale che su quello amministrativo.

A essere colpiti saranno anche i consumatori di opere dell’ingegno contraffatte. E’, infatti, previsto che chiunque utilizzi un’opera dell’ingegno protetta dalla normativa sul diritto d’autore oppure acquisti o noleggi supporti (siano essi audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali) non conformi alle disposizioni della legge è punito da una sanzione amministrativa di 300mila lire e con le misure accessorie della confisca del materiale e della pubblicazione del provvedimento su un quotidiano a diffusione nazionale.

Alla Camera ci si è scontrati, invece, sulla parte che riguarda le fotocopie. Un articolo che, più volte introdotto e altrettante accantonato, è poi rientrato dalla finestra al fotofinish. Solo ieri pomeriggio, infatti, un emendamento del Governo ha di nuovo inserito la legittimità della riproduzione nei limiti del 15% di ciascun volume o fascicolo di periodico a patto che sia effettuata per uso personale. In questo ambito i responsabili dei punti o centri di riproduzione si traformeranno in una sorta di “sostituti d’imposta”. Solo che il tributo andrà versato alla Siae e non all’Erario. L’entità del compenso e le modalità della corresponsione andranno poi fissate in un secondo momento. La ratio dell’intervento del Governo è quella di fornire comunque un introito supplementare che permetta una riduzione del prezzo dei libri. Fuori dall’accordo è, invece, rimasta la parte che riguarda le rassegne stampa sulle quali non si verserà alcun compenso a titolo di diritto d’autore.

Un’ampia parte del disegno di legge è poi dedicata al contrassegno che la Siae deve apporre sulle opere dell’ingegno. Viene chiarito nel dettaglio su quali prodotti deve obbligatoriamente essere riportato e quali possono invece andarne esenti.

Alla stessa Siae e all’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni è poi affidato il compito di vigilanza, con lo scopo di prevenire e accertare, sull’attività di riproduzione e duplicazione, sulla proiezione in sale cinematografiche, sulla distribuzione la vendita e il noleggio dei supprti audiovisivi e fonografici. Agli stessi due organismi è poi attribuito il compito di vigilanza sui centri di riproduzione che devono rispettare il tetto del 15 per cento. Per lo svolgimento di questi compiti l’Autorità potrà conferire funzioni ispettive ai propri funzionari e farli agire in coordinamento con quelli della Siae. Tra i poteri loro conferiti, quello di accesso ai locali dove vengono svolte le attività di riproduzione e di richiedere la documentazione relativa all’attività svolta.

Giovanni Negri

Fonte: Il Sole 24 Ore 21 giugno 2000

Fotocopie in università legittime senza la prova dell’uso non personale

MILANO – Si torna a discutere del diritto d’autore nelle fotocopie: a scendere in campo, questa volta, è il tribunale di Milano, con un’ordinanza depositata il 29 maggio scorso, in cui vengono definiti alcuni princìpi.

La questione all’esame dei magistrati milanesi riguardava la legittimità del comportamento di una società che, all’interno delle università milanesi Bocconi e Iulm, organizza il servizio di fotocopie agli studenti. Era stata citata in giudizio da un’associazione che difende gli interessi degli editori, che aveva ottenuto un provvedimento di divieto di fotocopiare qualunque opera di cui l’associazione risultasse titolare di diritti. Il primo giudice, infatti, limitando strettamente all’ambito delle fotocopie da biblioteca e per uso personale, aveva rilevato che ciò di fatto non avveniva.

Il tribunale ha revocato il provvedimento, rilevando soprattutto le “lacune probatori”: non era cioè immediatamente rilevabile che i libri fotocopiati non provenissero dalla biblioteca (questo, infatti, con l’uso personale delle fotocopie, è ormai l’unico ambito in cui sono lecite). E hanno scagionato la società difesa dall’avvocato Gianfranco Di Garbo dello studio Baker & McKenzie. Ma il tribunale è andato anche oltre, sottolineando che l’interpretazione restrittiva fatta dal primo giudice incontrava, fra l’altro, anche «problemi di coordinamento con rilevanti valori costituzionali (diritto allo studio, in primo luogo)». Aprendo così la strada alla possibilità di limitare l’illecito solo quando, come sottolinea Di Garbo, chi gestisce le fotocopie in università crei un vero e proprio «spaccio» interno di opere e brani.

Fonte: Il Sole 24 Ore 20 giugno 2000

E-Commerce: l’Europa predispone regole comuni

Il Parlamento Europeo ha adottato una direttiva in materia di commercio elettronico che fissa le regole base per i contratti e i controlli nella rete. Si prevede infatti che nel 2003 il giro di affari possa raggiungere i 340 di dollari miliardi di fatturato entro il 2003.
Inoltre nei giorni scorsi la Commissione Europea ha varato una proposta che fissa nuovi principi per garantire l’imposizione dell’IVA sul Web.
La posizione comune 22/2000 è disponibile in formato pdf nell’area download del sito.
La redazione

Choice Caster, un player multimediale universale

Esynch ha da poco iniziato la distribuzione della versione beta gratuita di Choice Caster, un player multimediale in grado di riprodurre tutti i formati audio e video supportati dai media player più diffusi su Internet: Real Player (Real Networks), Windows Media Player (Microsoft) e Quicktime (Apple). Destinato in modo particolare all’utenza a banda larga (ADSL), che può usufruire dei contenuti web multimediali con connessioni ad alta velocità , Choice Caster consente la gestione di tutti i formati audio e video a partire da un solo pannello e contiene anche un browser integrato che può essere personalizzato con apposite skin create dagli autori dei contenuti multimediali che si possono riprodurre con l’applicazione. Choice Caster, per poter funzionare, necessita comunque della presenza sul sistema degli altri player multimediali. Il grande vantaggio è quello di poter gestire tutti i formati di streaming audio e video a partire da un solo centro di controllo multifunzionale. La versione definitiva di Choice Caster dovrebbe essere disponibile dalla fine di giugno.

http://www.choicecaster.com

Fonte: PC World

Apple e Real Networks contro tutti

Real Networks ha acquisito da Apple la licenza per l’utilizzo del formato multimediale Quicktime per la riproduzione di contenuti web multimediali. I termini del contratto prevedono la possibilità di distribuire file audio e video riproducibili con Quicktime da parte dei content provider che utilizzano il software Real Server. La società ha comunicato inoltre che Real Server 8, di cui è disponibile una versione non definitiva sul sito Internet di Real, supporterà sicuramente il formato Quicktime. Il rilascio ufficiale di Real Server 8 è programmato per la seconda metà del 2000. In marzo, Real Networks aveva anche ottenuto la licenza del formato Windows Media Audio (WMA) sviluppato da Microsoft, che ora è possibile riprodurre mediante l’applicazione Real Jukebox. Quindi, i tre formati multimediali più popolari sul web risultano ora in qualche modo integrati nella stessa applicazione.

http://www.real.com

http://www.apple.com/quicktime

Fonte: PC World

Corso di specializzazione in Diritto della Proprietà Intellettuale

La Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino e l’Organizzazione mondiale della Proprietà Intellettuale (WIPO) organizzano un corso di specializzazione in materia di Proprietà Intellettuale, che si svolgerà a Torino dal 4 Settembre al 30 Novembre 2000.

Termine per la presentazione delle candidature: entro 30 Giugno 2000.

Per informazioni relative al programma, alle borse di studio ed all’organizzazione del corso, consultare la pagina web: http://hal9000.cisi.unito.it o contattare la Facoltà di Giurisprudenza di Torino:

Dott. Antonella Falcone
Department of Law
Via Sant’Ottavio, 54
10124 Torino
Tel: 011 6702560
FAX: 011 6702559
Email: [email protected]

Il caso “juliaroberts.com”

L’attrice Julia Roberts si è ripresa la propria identità cibernetica vincendo una causa contro l’imprenditore americano Russell Boyd, che per primo aveva registrato un sito internet sotto il nome ‘juliaroberts.com’.

Per tutta risposta, Roberts si era rivolta alla World Intellectual Property Organization (Wipo), un’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Ginevra, responsabile della protezione di invenzioni, marchi, e diritti d’autore nel campo industriale e artistico.

La giuria della Wipo le ha dato ragione, stabilendo che l’attrice detiene un diritto naturale sul proprio nome e che Boyd non possiede invece “diritti né interessi legittimi nei confronti di quel nome”, che ha registrato “in mala fede”. Boyd dovrà così restituire “juliaroberts.com” all’attrice entro 45 giorni, ma ne avrà a disposizione 10 per appellarsi contro la sentenza.

I nomi delle altre vittime illustri
Il caso Roberts è soltanto l’ultimo dei 531 reclami contro l’improprio utilizzo in rete di un marchio registrato di cui si occupa la Wipo. Prima dell’attrice americana avevano vinto una simile causa aziende come Christian Dior, Nike, Deutsche Bank e Microsoft, mentre nel mondo dello spettacolo ci sono giudizi in corso che riguardano Tina Turner, il gruppo musicale dei Jethro Tull e perfino lo scomparso Jimi Hendrix.

“Stiamo assistendo a un incremento del ricorso al nostro arbitrato ‘ dice Francis Gurry, capo dell’ufficio legale del Wipo e assistente del direttore generale – . E ci occupiamo in modo sempre più frequente di nomi di sportivi e del mondo dello spettacolo”.

La ragione è nota. “I marchi, e i nomi delle persone celebri, sono impressi nella memoria ‘ spiega Gurry – il che significa che valgono moltissimi soldi. E attraverso casi come questi riusciamo a comprendere gli interessi commerciali legati all’identità di una persona”.

La scorsa settimana la scrittrice britannica Jeanette Winterson aveva riottenuto la disponibilità del proprio nome su Internet vincendo una causa contro Mark Hogarth, un ricercatore dell’università di Cambridge che l’aveva registrato insieme a quello di altri 130 celebri autori.

Per la prima volta, il caso di Winterson ha stabilito che i diritti legali nei confronti di un marchio non richiedono che questo sia stato precedentemente registrato.”Jeanette Winterson è stata una pioniera”, ha sottolineato Gury.

Fonte: CNNItalia.it, con il contributo di Reuters