Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.

RIAA diffonde i dati sulla pirateria musicale negli Stati Uniti

L’Associazione dell’industria discografica americana (Riaa) ha reso noto che durante i primi sei mesi dell’anno sono stati identificati negli Stati Uniti più di 4.500 siti web che offrono illegalmente file
musicali coperti dal diritto d’autore, per un aumento del
200 per cento rispetto al numero dei siti musicali scoperti
durante tutto il 1999.
In crescita anche il numero di siti illegali rimossi dalla rete: nella prima metà del 2000 sono stati piu’ di 1.600, mentre a giugno dello scorso anno erano 375.
Sempre nello stesso periodo, infine, sono stati confiscati 539.130 CD pirata, bootleg o contraffatti: il 350 per cento in più rispetto al 1999.

La redazione – Fonte: Asca

I dati del mercato discografico italiano nel primo semestre 2000

Milano, 20 settembre 2000 ‘ Sono stati resi noti oggi i dati di mercato relativi al 1° semestre 2000 certificati dall’auditor Price WaterhouseCoopers.

I dati evidenziano un netto calo nelle vendite audio nel suo complesso (album e singoli) ‘ 5,54%, rispetto al dato del corrispondente semestre del 1999, con circa 24,6 milioni di unità corrispondenti ad un valore di sell-in di 345,2 miliardi di lire (- 0,37%).

Tale flessione è legata, in primo luogo, alla vistosa diminuzione delle vendite delle cassette album, sostituite in buona parte dal supporto CD.
D’altro canto, l’aumento dei CD album risulta contenuto in quanto il mercato risente degli effetti negativi prodotti da fenomeni ormai radicati e fortemente penalizzanti per l’intero settore, quali: la pirateria, sia organizzata che domestica e la distribuzione abusiva dei brani via internet.

Nel dettaglio:

I singoli, che lo scorso anno avevano evidenziato significativi incrementi sia a valore che unità , appaiono in questa prima parte dell’anno in contro tendenza con un decremento ad unità del ‘ 9,29 % e del ‘ 2,86 % a valore.

Gli album: – 5,15 % a quantità e 0,27% a valore. In particolare il solo segmento CD Album conferma il trend dello scorso anno con un incremento del 3,02 % a quantità e del 6,30 % a valore.

In flessione gli altri supporti, cassetta e vinile, che fanno rispettivamente segnare un ‘ 26,54 % e ‘ 66,67 % a unità ed un 23,81 % e 56,14 % a valore.

Crescono invece i singoli mix, trainati da un buon andamento soprattutto della musica dance con + 6,47 % ad unità e + 27,03 % a valore.

Nella suddivisione del mercato audio per origine di repertorio, è da registrare una diminuzione delle vendite nel mercato domestico ‘ 20,82 % ad unità e ‘ 15,18 % a valore che viene a rappresentare il 43 % ad unità sull’intero repertorio (4 punti in meno sul 1° semestre 99) e il 41 % a valore; riprende quota il repertorio internazionale con un + 12,20 % ad unità e + 15,62 % a valore acquisendo una quota di mercato del 52 % a unità e 55 % a valore.

Conferma del trend negativo per il repertorio classico con un decremento del – 3,95 % a unità e del – 9,29 % a valore che mantiene stabile la quota del 5 % del mercato audio ad unità e del 4 % a valore.

La redazione – Fonte: FIMI

Ancora Napster: senatore americano contro il Dipartimento di Giustizia

Il senatore dello stato del’Utah Orrin Hatch, capo della commissione giustizia del senato americano, ha trasmesso un documento alla corte d’appello federale dove afferma che il brief del Dipartimento di Giustizia sul caso non rappresenta l’opinione di tutto il governo americano.
Due settimane fa il Dipartimento di Giustizia americano aveva trasmesso alla corte federale un documento ove prendeva posizione in sostegno della RIIA, l’associazione delle case discografiche americane, e attaccava in parte le difese proposte da Napster.
Il caso verrà trattato nei primi giorni di ottobre.
La redazione – Fonte: CNN

Entrano in vigore oggi le nuove norme sul diritto d’autore

Entra oggi in vigore la legge 248 del 18 agosto 2000, che attua un significativo inasprimento delle pene previste per i reati di contraffazione.
Chi acquista prodotti “abusivi”, cioè sprovvisti del particolare bollino indicante titolo, autore, produttore, numero progressivo e destinazione d’uso, è punibile con una multa di 300.000 lire insieme alla confisca del materiale e alla pubblicazione del provvedimento su un quotidiano nazionale.
Vendere CD-ROM copiati abusivamente o noleggiare video cassette falsificate comporterà l’applicazione di pene detentive da sei mesi a tre anni e multe da cinque a trenta milioni di lire. La stessa sanzione si applica anche a chi duplica in casa propria e solo per uso personale un programma informatico.
Infatti la variazione terminologica introdotta dalla nuova legge punisce la duplicazione del sofware se fatta «per trarne profitto», e non più «a fini di lucro» come in precedenza; e il profitto comprende anche il risparmio di spesa ottenuto copiando il programma invece di comprarlo.
Infine fotocopiare più del 15% di un libro può costare una multa di quattro milioni di lire.La redazione

Diritti d’autore per una famosa immagine del Che

L’oggi settantaduenne fotografo cubano Alberto Diaz Gutierrez (nome d’arte Alberto Korda) ha vinto a Londra una causa intrapresa per l’indebito utilizzo di una famosa fotografia del Che, scattata nel 1960, utilizzata per una pubblicità della vodka Smirnoff.
Il fotografo non ha mai guadagnato nulla dall’utilizzazione della sua fotografia, una delle puù famose del Che. Il motivo che l’ha spinto a rivolgersi alla corte britannica non è di motivo finanziario: “non sono contrario alla riproduzione dell’immagine di Che Guevara fatta da coloro che vogliono diffonderne gli ideali e mantenere viva la sua memoria” ha affermato Gutierrez, “ma sono assolutamente contrario che questa venga utilizzata per promuovere prodotti come l’alcol, o per denigrare la figura del Che”.
Le parti hanno raggiunto un accordo che prevede un risarcimento del danno, la cui quantificazione non è data di sapere. Comunque la corte ha stabilito il copyright di Gutierrez sull’immagine, dando un importante segnale per coloro che riproducono immagini protette dal diritto d’autore senza il consenso dei proprietari.La redazione

Nuove pronunce sulla corrispondenza marchi dominio

Alcuni giudici si sono pronunciati nuovamente a favore sulla questione della corrispondenza marchio/nome di dominio.
Il Tribunale di Modena, pur riconoscendo il fumus della pretesa, non ha ritenuto la sussistenza del periculum in mora richiesto da un’azienda modenese titolare del marchio e del dominio modenaonline.com nei confronti di una azienda concorrente che aveva registrato il dominio modenaonline.it, lasciandolo poi inattivo. In ogni caso l’ordinanza, che in giornata sarà disponibile nell’area download del nostro sito in formato PDF, smentisce il tribunale di Firenze, che recentemente aveva stabilito la non corrispondenza tra marchio e dominio.
Da Crema arriva un’altra pronuncia su un caso ancora più evidente di “appropriazione”, non di un servizio ma addirittura del nome di un’azienda, usato per aprire un sito che reindirizzava automaticamente gli utenti al sito dell’azienda concorrente. Nell’ordinanza il giudice del tribunale di Crema, Daniele Bianchi, ha affermato che deve sempre esistere una corrispondenza tra marchio e nome del dominio.
Infine con l’ordinanza depositata l’8 settembre 2000, il tribunale di Modena ha stabilito che il dominio su Internet non è un terreno di caccia, ammonendo l’Authority che non ha alcun diritto di comprimere i diritti dei terzi, accettando di registrare i dominii a nome del primo che si presenta. In questo caso la causa verteva sul dominio bancoposta.it, il cui utilizzo è stato inibito, registrato da una società che offriva servizi di consulenza attinenti al servizio bancoposta di Poste Italiane e ospitava pubblicità di servizi di gestione del risparmio. Ora si passerà alla fase di merito.
La redazione

I link possono violare il copyright’

Rimandare da un sito alla pagina di un altro sito per accedere a un contenuto protetto dal diritto d’autore può essere pericoloso.
Infatti, i responsabili di un sito sono stati ritenuti colpevoli di violazione del copyright per aver consentito agli utenti di consultare e leggere materiale presentato in un altro sito.
Inoltre è stata vietato a 2600.com di inserire nelle pagine del proprio sito rinvii ad altri siti nei quali si poteva trovare pubblicamente un programma per la decriptazione dei DVD, dalla stessa prodotto.
Non esiste comunque una posizione uniforme dei giuristi.
La redazione – tratto da “Copyright a rischio nei link della rete” di Laura Turini, Internet&Networking – Il Sole 24 Ore 13 settembre 2000

Crescono del 235% le azioni legali intraprese da SIIA contro i pirati del software

SIIA (Sofware and Information Industry Association) ha annunciato che nel corso dell’anno le azioni legali intraprese contro i pirati del software che operano in Internet sono cresciute del 235%. SIIA ha avviato ben 757 azioni legali contro coloro che distribuiscono o vendono software illegale o know how tecnologico violando le regole del copyright, contro le 226 dello scorso anno.
SIIA sta lavorando in cooperazione con le principali agenzie federali americane, come l’FBI, per perseguire criminali che operano in Internet. Inoltre spedisce lettere ai pirati e agli ISP (Internet Service Providers) chiedendo la rimozione del software illegale, e, quando possibile, contribuendo all’incriminazione degli imputati.
‘I produttori di software sono shockati dal notevole incremento della pirateria in Internet dell’ultimo anno’ sostiene Peter Beruk, vice presidente della SIIA nel settore anti-pirateria. ‘Una volta i pirati dipendevano dalle fiere, dai bulletin boards o dallo scambio via mail, ora hanno migrato in massa in Internet, ampliando enormemente il mercato potenziale. Va sempre peggio anche perché sempre più gente offre il software gratuitamente.
Il problema si è maggiormente complicato per via delle aste online’, prosegue Beruk. ‘Chi acquista il software alle aste spesso non realizza che la maggior parte dei prodotti sono offerti illegalmente.’
La redazione – Fonte: SIIA

Accordo Vitaminic, Ascap e Bmi per i diritti d’autore

Vitaminic, la piattaforma Internet leader in Europa per la promozione e la distribuzione della musica in formato digitale, ha annunciato l’accordo con ASCAP, Società americana dei Compositori, Autori e Editori, e Bmi per i contratti di licenza su Internet.
Secondo questo accordo tutti i soci di Ascap e Bmi, dei cui brani Vitaminic detiene i diritti di riproduzione e distribuzione, avranno diritto ai compensi stabiliti dalle attuali leggi sul diritto d’autore.
“Questo accordo è di fondamentale importanza per Vitaminic” ha affermato Gianluca Grechi, Direttore Generale di Vitaminic US. “E, benché questo non sia altro che uno dei numerosi passi volti a legalizzare la riproduzione e la distribuzione della musica online, Vitaminic ha come obiettivo principale la creazione di una piattaforma autorizzata che promuova e distribuisca musica in formato digitale”.
Vitaminic offre agli artisti un contratto non esclusivo per la promozione e vendita on-line della musica in formato digitale, i cui proventi vengono ripartiti al 50% tra l’artista o la casa discografica e Vitaminic.
La redazione – Fonte: Marketpress

Yahoo! pagherà i diritti d’autore

Raggiunto un accordo tra Yahoo, il più grande portale Internet, e la Recording Industry Association of America (Riaa), l’associazione che riunisce la maggiori cause disografiche americane: Yahoo potrà trasmettere lecitamente brani musicali comericali commerciali, pagandone i diritti d’autore.

Yahoo! si è stancata di aspettare la Digital Media Association, un gruppo industriale di cui è membro, che è in trattative con la Riaa per trovare un accordo sui diritti d’autore, e ha deciso di intraprendere il cammino da sola.

“Abbiamo pensato che era molto importante pensare al nostro futuro da soli”, ha affermato Matt Rightmire, un dirigente Yahoo!.

I termini economici del patto non sono ancora stati divulgati, generalmente però la Riaa richiede come commissione il 15 per cento delle entrate provenienti dai brani musicali trasmessi via Internet. Le altre associazioni che rappresentano autori e cantanti pretendono invece un 3,5 per cento.
Alcune società Internet hanno già espresso giudizi negativi sull’accordo tra Yahoo! e la Riaa, sostenendo che la commissione del 15 per cento sarebbe troppo elevata.

Ken Steinthal, un avvocato di Digital Media, ha criticato l’accordo raggiunto da Yahoo! dicendo che avrebbe potuto concludere un patto più conveniente e ha detto che questo potrebbe avere ripercussioni più generali, spingendo anche le altre associazioni ad alzare le commissioni
La redazione – fonte: CNN Italia, Ansa