Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.

Punita gravemente la duplicazione illecita di software

La nuova legge sul diritto d’autore punisce in maniera più grave chi duplica illecitamente il software. Infatti la nuova formulazione del’art. 171 bis prevede sanzioni per chi duplica una copia di programma “per trarne profitto”, e non più solo “a scopo di lucro”.
Ciò significa che chiunque sia in possesso di una copia duplicata di un programma per elaboratore, che sia uno studente, un privato o un’azienda, può incorrere nella sanzione penale, in quanto pure questo tipo di uso rientra nell’ampia nozione di «profitto».
E’ stato previsto un inasprimento delle sanzioni per i duplicatori, che prevedono la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da cinque a 30 milioni, pena che si applica anche se il fatto concerne qualsiasi mezzo atto a consentire o facilitare la rimozione arbitraria di dispositivi applicati a protezione di un programma.
Inoltre è previsto l’obbligo del contrassegno S.I.A.E. su ciascuna copia di un programma.
Infine, chi intende esercitare professionalmente l’attività di distribuzione e duplicazione di opere protette, deve darne preventivo avviso al Questore che provvederà all’iscrizione della società in un registro, mentre alla Siae e all’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni viene attribuito uno specifico potere di vigilanza, per prevenire e accertare le violazioni alla legge d’autore.
La reazione alla pirateria del software è durissima, e potrebbe, invece di salvaguardare le case produttrici di software, portare a una migrazione da parte degli utenti che non possono sostenere l’onere economico di un acquisto, verso nuove forme di pirateria o verso qualle aziende produttrici che forniscono il software gratuitamente.

A cura della redazione – Fonte: Il Sole 24 Ore 27 luglio 2000 pagg. 17 e 22

Le novità della nuova legge sul diritto d’autore

Chiamata legge antipirateria, la nuova legge ha introdotto l’obbligo di apporre un bollino, recante il marchio della Siae, sulla superficie di ogni prodotto che costituisce supporto a un’opera dell’ingegno. Libri, dischi, video-cassette e software saranno contrassegnati dal bollino che indicherà il titolo, il nome dell’autore, il produttore, il numero progressivo del prodotto e, infine, la sua destinazione d’uso.

Novità anche sul fronte delle sanzioni, decisamente più severe rispetto a quelle previste dalla legge precedente: sarà punito non solo chi trae vantaggio dalla pirateria, ma chiunque violi le norme sul diritto d’autore, anche per una sola volta.
Libri o cassette senza bollino sono ritenuti falsi e chi li compra potrà essere condannato a pagare 300mila lire, oltre alla rapida confisca del materiale. Inoltre vedrà pubblicato il proprio nome sui giornali insieme al provvedimento.
Per i pirati previste pene pecuniarie da cinque a trenta milioni di lire e carcere fino a quattro anni.

A cura della redazione – fonte: il Sole 24 Ore del 27 luglio 2000 pagg. 17 e 22

Approvata in sede deliberante dalla Commissione Giustizia del Senato la nuova legge sul diritto d’autore

E’ stata approvata in sede deliberante dalla Commissione Giustizia del Senato la nuova legge sul diritto d’autore.Così ha dichiarato il senatore Ettore Bucciero (An), relatore della legge:
«Esprimo compiacimento per l’approvazione della legge sul diritto d’autore, detta antipirateria o anticontraffazione. La legge non è perfetta ma evita all’Italia gravi ritorsioni internazionali per la violazione di fatto degli accordi TRIPS sottoscritti ben sei anni orsono».
Nei prossimi giorni saremo in grado di fornirvi maggiori notizie e il testo definitivo
La redazione

Diritti d’autore per la vendita di personal computer’

Gema, l’equivalente della S.I.A.E. in Germania, ha proposto che i produttori di PC paghino 41 marchi per ciascuna unità venduta, perché i PC possono essere usati per duplicare materiale protetto da copyright, come immagini, musica e video.
‘La tecnologia digitale ha portato a un aumento della copia illegale’ afferma Hans-Herwig Geyer, portavoce della Gema.’ Noi riteniamo che lo sviluppo dei PC sia responsabile del fatto che i PC stessi siano strumenti per la copia privata. Quello che vogliamo è che anche i produttori paghino i diritti’.
Infatti in Germania i produttori di registratori audio e di videoregistratori pagano una somma forfettaria per ciascun pezzo venduto: 2,50 marchi per l’audio, 18 marchi per il video.
Gema ha spedito una lettera a tutti i produttori chiedendo il numero di unità vendute a partire dal 1° gennaio 2000, con termine a rispondere entro il prossimo 2 di agosto.
I produttori ne stanno discutendo, ma avanzano alcune perplessità per una mancanza di regolamentazione a livello europeo che li porrebbe in svantaggio rispetto gli altri paesi nel caso di pagamento, soprattutto nel settore dell’E-commerce.
In Italia la legge 93/92 ha imposto il pagamento agli autori di un compenso per la riproduzione privata per uso personale e senza scopo di lucro di fonogrammi e di videogrammi, compenso che è ricavato da una quota sul prezzo di vendita al rivenditore dei nastri o supporti analoghi di registrazione audio e video (musicassette, videocassette e altri supporti) e degli apparecchi di registrazione audio.

Fonte: CNN.com

E’ guerra continua tra contraffattori di contenuti e la «Copyright assembly»

Se fino a oggi la guerra contro i duplicatori abusivi di software, musica, video si faceva scovando i contraffattori con le loro attrezzature negli scantinati delle periferie delle città , adesso il luogo migliore in cui prendere i pirati con le mani nel sacco è Internet o almeno così pensano i produttori di tutto il mondo e, in particolare, quelli americani che si sono lanciati una vera e propria caccia grossa.
Oltre ad avere cambiato ambiente, i contraffattori hanno un’altra caratteristica ovvero quella di non nascondersi più ma di lavorare apertamente in rete duplicando e diffondendo materiale coperto da diritti di autore spesso perché convinti di non commettere alcunché di illegale. Non sono tuttavia dello stesso avviso le case discografiche, cinematografiche, le reti televisive e le software house che si sono addirittura organizzate in una «Copyright Assembly» con lo scopo di spingere il governo americano a riformare la normativa in materia di diritti di autore in modo da tutelare maggiormente le ragioni di chi vive e lavora solo attraverso la riscossione delle royalty sulle vendite dei dischi.
Da quando Internet è una realtà economica considerevole, la difesa del copyright è diventata un’esigenza primaria e già nel 1998 il governo Clinton aveva rivisto la vecchia normativa statunitense e varato il Copyright Millennium Act al fine di estendere la protezione offerta dal copyright anche ai lavori multimediali e digitali. Questo espresso riconoscimento non è però più sufficiente per arrestare il dilagare di fenomeni di pirateria e i produttori chiedono che vengano varate norme più severe per disincentivare il fenomeno del plagio. Le stime delle perdite economiche subite dagli operatori in questo delicato settore sono, a dire di questi ultimi, gravissime tanto che per difendere i loro interessi sono disposti a tutto, dall’effettuare pressioni per modificare le leggi esistenti, all’agire in giudizio senza alcuna remora sia contro gestori di domini Internet sia contro privati cittadini a volte rei di avere scaricato sul proprio pc materiale coperto da copyright solo per servirsene a uso strettamente personale. Di quanto la battaglia sia cruenta è facile rendersene conto se si considera che per arrestare il diffondersi del programma che decripta i Dvd non ci si è limitati a agire contro i siti che lo diffondevano ma addirittura anche contro i quelli che semplicemente inserivano sulla propria pagina un link di rimando a luoghi virtuali in cui si poteva trovare il tanto temuto software. La logica dei repressori è quella per cui se copiare materiale protetto è illegale, altrettanto illegale è il mezzo che consente di farlo e pertanto deve essere vietato, ma non sempre il download può definirsi del tutto illecito e bandirlo, sempre se fosse effettivamente possibile, potrebbe rivelarsi dannoso.
La storia insegna che non si può arrestare il progresso per quanto possa essere per alcuni fastidioso. Negli anni settanta si proposero problemi analoghi quando iniziarono a diffondersi i nastri magnetici sui quali si potevano registrare i brani contenuti nei dischi di vinile per poi poterli riascoltare comodamente in uno stereo portatile o in auto. Anche allora non furono dichiarate illegali le cassette o i walkman, ma fu affermato il principio del “fair use” e la liceità del “time shifting” inteso come la possibilità , per chi compra un disco originale pagandone i relativi diritti, di farne delle copie da ascoltare ovunque egli preferisca.
E’ proprio quest’ultimo l’argomento di cui si avvale anche Mp3.com, un sito molto famoso tra gli amanti della musica che è stato il primo a essere aggredito dalle case discografiche e contro il quale pendono richieste di danni per svariati miliardi. Questo spazio sul Web, oltre a presentare brani musicali di autori emergenti o sconosciuti, offre alcuni servizi molto interessanti come l’«instant listening» e il «beam-it» che fanno parte del My.Mp3.com. Il primo consente a chi acquista regolarmente un Cd on line da un negozio convenzionato con Mp3 di potere avere immediatamente a disposizione l’album scaricandolo in un apposito “locker”, un archivio virtuale da quale può ascoltarlo immediatamente. Il secondo invece consente, sempre a chi ha acquistato regolarmente un Cd e lo ha poi copiato sul suo pc in formato Mp3, di poterlo archiviare su un “locker” dedicato in modo da poterlo poi ascoltare ogni qualvolta si colleghi al sito senza dovere avere materialmente a disposizione il disco. Si tratta di due soluzioni molto interessanti dal punto di vista commerciale e che i gestori del sito ritengono del tutto legali sulla base del principio del “time shifting”. Tuttavia se il principio potrebbe essere corretto per l’utente non lo è altrettanto per mp3.com che quando scarica sul proprio server un numero consistente di files musicali non lo fa certo a scopo personale bensì per offrire un servizio a i propri clienti. Non sono gli utenti che copiano materialmente i loro Cd dentro i “lockers” ma è Mp3 a farlo senza averne i diritti in quanto non si può sostituire ai diritti acquisiti dai suoi utenti. Al momento pertanto il suo modo di operare è ritenuto atto di violazione del copyright e il giudice Jed Rakoff l’ha condannata per avere copiato la traccia di circa 45mila Cd sul proprio server e per averli resi disponibili ai propri utenti senza il consenso dei rispettivi autori.
La Recording Industry Association of America (www.riaa.org), la potente società degli autori statunitense che corrisponde per funzioni alla nostra Siae, sta combattendo direttamente entrambe le battaglie, sia quella contro Napster sia quella contro mp3.com. La Riaa tende a precisare di essere assolutamente favorevole allo sviluppo e alla diffusione di files musicali in formato Mp3, ma ciò che è imprescindibile è che tutto avvenga nella legalità in quanto altrimenti si danneggerebbe la musica stessa.
Fermo restando il diritto degli autori a essere pagati per il loro lavoro, il rimedio contro la pirateria deve essere ricercato altrove, magari nel nuovo formato “mpe”, un particolare tipo di Mp3 che si blocca dopo circa trenta secondi di ascolto se chi lo ha scaricato non ne ha pagato i diritti, o in analoghi sistemi messi a punto da Liquid Audio e Microsoft. Qualsiasi sia la soluzione tecnica, o giuridica, certo è che non si potrà mettere al bando siti come Napster o Mp3 che sono piuttosto dei pionieri di quello che probabilmente diventerà il modo normale di ascoltare la musica.
La diffusione dei brani in Internet non può fare che bene e secondo alcuni è addirittura di stimolo alle vendite. Vero o falso che sia, in ogni caso nessuno, e tanto meno gli artisti, ha molto da guadagnare da una lotta senza quartiere come dimostra il grido “non compriamo mai più un disco dei Metallica!” diffusosi in rete dopo il caso Napster. Chi ama la musica è disposto a pagarla ma l’esasperazione può solo portare al rifiuto.

di Laura Turini, avvocato, su Il Sole 24 ore venerdì 9 Giugno 2000, internet e network

Secondo il Tribunale di Firenze non sussiste necessaria corrispondenza fra marchio e dominio

Con ordinanza del 29 giugno 2000, il Tribunale di Firenze ha rigettato un ricorso che chiedeva l’inibizione ad altra società l’utilizzazione di un nome di dominio con l’identica denominazione del marchio registrato dalla ricorrente. Alla base di tale decisione il Tribunale rileva che la corrispondenza marchio-dominio non costituisce un valore assoluto, né tantomeno un principio positivamente sancito dall’ordinamento giuridico.
Tale ordinanza, contrariamente alla dottrina e giurisprudenza dominante, non ritiene applicabile alla registrazione di dominio la tutela prevista dalla legge sui marchi.
L’ordinanza è disponibile nell’area download del sito. Abbiamo inoltre raccolto altre due ordinanze integrali e un documento contente alcune massime di sentenze di merito a favore della corrispondenza nome dominio/marchio.
La redazione

L’imprenditore che utilizza software duplicato non è imputabile ai sensi dell’art. 171 bis LA.

Il 20 aprile scorso il Tribunale di Torino si è pronunciato sul caso di un imprenditore che aveva duplicato programmi per un valore di circa trenta milioni, assolvendolo con la motivazione che, affinché sussista il fine di lucro (inteso come volontà diretta specificamente a lucrare dalla riproduzione) richiesto dalla norma, non è sufficiente che si utilizzi il software copiato all’interno della propria attività , ma è necessario che questo venga immesso nel mercato.
La sentenza è in linea con la giurisprudenza precedente. Copiare un programma è un atto illecito già pesantemente sanzionato in sede civile (risarcimento danni) e in casi meno gravi, nei quali non c’è vendita e commercializzazione del prodotto copiato, appare eccessivo cercare una condanna penale a tutti i costi.

Ripreso da “Scontro legale sui pirati del software”, da “Il Sole 24 Ore” del 30 giugno 2000, autore Avv. Laura Turini

Il progetto di legge per l’utilizzazione dei nomi di dominio Internet

Diponibile in formato PDF sul nostro sito nell’area Download il progetto di legge “Disciplina dell’utilizzazione di nomi per l’identificazione di domini Internet e servizi in rete” con la relativa relazione. Il progetto si propone come scopo di assicurare il rispetto delle disposizioni sulla tutela dei nomi e dei marchi ed evitare che dall’uso della rete posa derivare un pregiudizio alle situazioni giuridiche soggettive comunque meritevoli di protezione.

La redazione

In linea mercoledì 28 giugno il nuovo forum

Da mercoledì 28 giugno si inaugura la nuova veste grafica dei forum di diritto d’autore. Il nuovo Forum sarà visibile anche agli utenti non registrati, che potranno leggere i messaggi senza poter intervenire.
Sono stati introdotti nuovi threads ed è stata resa più efficente la gestione degli stessi.

La redazione