Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.

Nuovo IMAIE: i diritti degli artisti siano gestiti dagli artisti

La liberalizzazione, attuata dal governo Monti, nel settore dei diritti connessi, ha impedito in questi due anni il corretto funzionamento del mercato, danneggiando gli artisti e minando quelle tutele che, non gravando né sullo stato né sulle tasche dei cittadini, erano patrimonio comune per un settore così rilevante nella vita del Paese“. È quanto affermato, nella conferenza stampa di oggi, da Andrea Miccichè, Presidente di Nuovo IMAIE, l’istituto con quasi 400mila artisti associati che ha il compito di gestione collettiva dei diritti di proprietà intellettuale degli artisti interpreti esecutori e che si occupa di riscuotere e distribuire, in Italia e all’estero, i diritti di attori, cantanti, doppiatori, musicisti, direttori d’orchestra, derivanti dalle utilizzazioni delle loro opere registrate.
A riprova del caos che regna nel settore, nella scorsa settimana, Nuovo IMAIE è stato costretto a rivolgersi alla magistratura che, sia pur in via cautelare, ha bloccato delle somme, di spettanza degli artisti, giacenti presso la principale associazione di categoria dei produttori discografici, per evitare che potessero essere erogate a soggetti intermediari diversi da quelli scelti dagli artisti aventi diritto.
È quindi giunto il momento, come sottolineato anche dalla lettera aperta pubblicata nei giorni scorsi, di richiamare l’attenzione del governo e del legislatore, per arrivare subito a nuove norme che mettano ordine, evitino conflitti di interesse e un misero mercimonio al ribasso di diritti acquisiti, anche allo scopo di sbloccare le rilevanti somme che non si è potuto distribuire ai legittimi destinatari: gli artisti.
Mai come oggi è indispensabile che noi artisti riprendiamo la situazione in mano: abbiamo il know how per farlo e conosciamo le problematiche connesse al settore nel quale lavoriamo. Non c’è ragione e non c’è tempo per rimandare ancora” dichiara Gianmarco Tognazzi intervenuto a sostenere le ragioni di tutti gli artisti insieme a Fabio Sartor, Roberta Paladini, Franco Trevisi, Valentina Martini Ghiglia, Roberto Ciufoli, Dodi Battaglia, Alberto Fortis, Susanna Marcomeni, Massimo Di Cataldo, Gianni Drudi, Nicolas Vaporidis, Massimo Dapporto, Domenico Palmara, Gianguido Baldi.
Le proposte che Nuovo IMAIE ha elaborato non sono certo contro la concorrenza, ma sono ispirate alle best practise europee nel settore, che prevedono un unico soggetto che, in rappresentanza delle collecting che operano in competizione e compartecipato da queste, nell’interesse di tutti e sotto la vigilanza degli organi preposti, raccolga e distribuisca i compensi derivanti dai diritti connessi.
Durante la conferenza stampa il Presidente Miccichè ha annunciato che per la prima volta nella storia dei diritti connessi Nuovo IMAIE ha stretto un accordo con l’omologa collecting americana, Sound Exchange, rendendo così possibile la riscossione dei proventi derivanti dai diritti connessi maturati dagli artisti italiani negli Stati Uniti. Infine sono stati anche riassunti tutti i risultati raggiunti da Nuovo IMAIE da quando è stato fondato, in termini di efficienza e trasparenza di gestione (codice etico, certificazione di bilancio, fondo di solidarietà per artisti indigenti) e di nuovi e personalizzati servizi per gli associati, anche on line.

Medimex: il punto sulle quote di musica italiana nei network

Il 6 dicembre si è svolto l’incontro “Musica ed Economia negli anni del digitale; quali interventi per il futuro della nuova musica italiana?”, organizzato dal Mei al Medimex di Bari per fare un punto sul reale rapporto fra musica ed economia.
Il convegno, moderato da Giordano Sangiorgi del Mei, è stato aperto dal Viceministro dell’Economia, l’onorevole Stefano Fassina, che in questa sede ha riconosciuto l’importanza di un aiuto concreto al settore musicale del nostro Paese, così come chiesto dal Mei e dall’Associazione Amici della Musica, da artisti come Piero Pelù, Eugenio Finardi, Piotta, Luca Bassanese, Mirco Mariani dei Saluti da Saturno, Daniele Bengi Benati e dalle centinaia di firmatari dell’appello lanciato su Change.org.
Se ne parlerà ancora durante un incontro al Ministero dell’Economia previsto per gennaio insieme a Mei, Amici della Musica e ai sostenitori dell’appello.
La proposta prevede un nuovo “contratto di servizio” Stato-Rai e con i principali network privati che preveda un vincolo che porti alla diffusione di una quota pari al 40% di musica italiana all’interno della programmazione quotidiana, con un ulteriore 20% destinato alla promozione di giovani talenti; cosa che è già realtà in paesi come la Francia.
L’incontro ha visto intervenire alcuni rappresentanti del mondo della musica nel nostro Paese: Tania Varuni e Giovanni Gulino (Musicraiser), Laura Mirabella (Deezer), Carlo Testini (Arci), Claudio Formisano (DismaMusica), Francesco Fiore (Orchestre e Bande Multietniche/Rete dei Festival), Enrico De Angelis (Premio Tenco), Luciano Trevisan (O2 Digitale). Hanno partecipato inoltre Luca Valtorta di La Repubblica XL, Niccolo’ Vecchia di Radio Popolare, Fabrizio Galassi dello Ied di Roma, Giuseppe Saponari di Bed & Rec, Claudio Brescia di Brescia Management, Elvis Ceglie di Bisceglie Push Up e tanti altri.
Durante il convegno è stata manifestata grande soddisfazione per il Decreto Valore Cultura portato avanti dal Ministro Bray; è stata inoltre condivisa la necessità di una più forte sensibilizzazione, volta a una maggiore raccolta di risorse, anche verso il mondo dei social network e della telefonia.
Tutti i partecipanti hanno inoltre concordato come ad ogni livello e ambito del mondo musicale si avverta la comune necessità di incentivare l’educazione musicale all’interno delle scuole e di riconoscere finalmente anche a livello istituzionale il valore culturale della musica così detta “leggera”.
Fonte: www.siae.it

Consultazione pubblica Ue sul diritto d’autore

La Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sul diritto d’autore, che resterà aperta fino al 5 febbraio 2014. La consultazione si rivolge alle parti interessate per conoscere la loro opinione in merito alla diffusione di contenuti nel mercato unico digitale.
Il Commissario al mercato interno Michel Barnier ha dichiarato in proposito: “Secondo me il diritto d’autore deve essere uno strumento moderno ed efficace che favorisca la creazione e l’innovazione, che permetta di accedere a contenuti di qualità anche oltre le frontiere, che incoraggi gli investimenti e rafforzi la diversità culturale”.
Il comunicato stampa:
<a href=”http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-1213_en.htm?locale=en” target=”_blank”>http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-1213_en.htm?locale=en</a>
Il sito della consultazione:
<a href=”http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/2013/copyright-rules/index_en.htm” target=”_blank”>http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/2013/copyright-rules/index_en.htm</a>

Più libri più liberi: come cambia il prezzo di copertina dalla carta al digitale, dalla libreria agli store on-line?

Il prezzo medio di copertina dei libri (di carta) che il lettore acquista – non considerando eventuali promozioni fatte dagli editori – è diverso da un canale di vendita all’altro. E, sorpresa, è più alto nei canali on line rispetto alle librerie fisiche. È più alto nelle librerie “indipendenti” che in quelle di catena.

È più alto nelle librerie on line perché (ormai) è solo lì che ci si può trovare un certo tipo di produzione (meno mainstream) di cultura e di ricerca. Le librerie indipendenti – complice la crisi – hanno dovuto infatti alleggerire il loro magazzino. E nell’alleggerirlo hanno inevitabilmente dovuto privilegiare i titoli a più alto prezzo e a minor indice di rotazione. Inevitabile per il lettore (e cliente) andare a cercare poi questi titoli negli store online che possono anche massificare di più le promozioni e offrire la spedizione gratuita.

E quale dovrebbe essere oggi per un cliente / lettore il prezzo giusto per un e book di varia? Il 30-36% inferiore a quello dello stesso libro di carta (non di più). Sono solo alcuni degli elementi che sono emersi da due indagini, presentate oggi a Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma fino a domenica al Palazzo dei Congressi dell’EUR a Roma. Le ricerche, a cura di Simon-Kucher & Partners e di Informazioni Editoriali, rese note nell’ambito del convegno a cura dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Il pricing è giusto?, hanno indagato il mondo dei prezzi del libro di carta (Informazioni Editoriali) e quello del pricing dei libri digitali (Simon-Kucher & Partners): un tema centrale oggi nelle politiche aziendali, a cavallo com’è tra rischio di eccessiva “svalutazione” del prodotto del lavoro editoriale e la necessità di “tenere agganciato” al libro e alla lettura un popolo di non lettori come quello italiano.

Diversi i prezzi di copertina tra Grandi e Piccoli – Un aspetto quello del prezzo di copertina alla produzione, e alla vendita (sempre non considerando sconti e campagne) che presenta andamenti diversi non solo a seconda delle tipologie di imprese. Il calo del prezzo è stato in questi anni diverso, tra grandi e piccoli editori. I piccoli infatti hanno un prezzo di copertina dei libri di carta alla vendita che è calato dal 2010 al 2012 del -10% (da 22,2€ a 20€), mentre per i grandi il calo è stato, nello stesso arco di anni, del -1% (da 17,2€ a 17,1€).

Quali differenze tra i diversi canali? Il canale con il prezzo medio di copertina alla vendita più basso è quello delle catene, che ha anche avuto il decremento maggiore nel prezzo medio di vendita (-3,2% tra 2010 e 2013). Le librerie indipendenti e quelle on line riescono a vendere libri con prezzi medi più alti (delle catene), anche se nel corso degli ultimi tre anni sono le librerie on line che vedono i loro clienti disposti a scegliere libri con un prezzo medio di copertina del venduto che cresce del +6,6%.

Nuovo IMAIE: conferenza stampa “Diritti connessi degli artisti, non è liberalizzazione ma solo caos” il 10 dicembre

Nuovo IMAIE ha annunciato una conferenza stampa dal titolo “Diritti connessi degli artisti, non è liberalizzazione ma solo caos – Proposte per nuove regole” per il prossimo 10 dicembre 2013 ore 12 Hotel Londra & Cargill (Piazza Sallustio 18, Roma).
Il Governo Monti ha liberalizzato il settore dell’intermediazione dei diritti connessi, spettanti agli artisti, ma, come ha subito denunciato il Nuovo IMAIE, si trattava di una liberalizzazione priva di regole che ha impedito il corretto funzionamento del mercato e ad oggi ha condotto il settore alla paralisi.
Interverranno: Andrea Micciché, presidente Nuovo IMAIE, Dodi Battaglia, Roca Rey Blas, Pietro Bontempo, Debora Caprioglio, Antonio Catania, Marina Giulia Cavalli, Massimo Dapporto, Alberto Fortis, Lucrezia Lante della Rovere, Lorenzo Lavia, Susanna Marcomeni, Roberta Paladini, Silvano Piccardi, Gianmarco Tognazzi, Franco Trevisi, Nicolas Vaporidis.

Più libri più’ liberi: 6,5 milioni di libri venduti in 9 mesi sulle librerie online, secondo i dati GfK

Sei milioni e mezzo di libri di carta sono passati tra gennaio e settembre 2013 dagli store on-line che operano in Italia. A valore significano 88,5milioni di euro. Ecco quanto vale l’online in Italia secondo i dati GfK presentati oggi nell’incontro organizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE) a Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma fino a domani al Palazzo dei Congressi dell’Eur a Roma.

L’uso di internet in Italia: valori importanti ma che scontano ancora le possibilità di crescita ulteriore di Internet nel nostro Paese, dato che solo poco più della metà degli italiani usa oggi internet. È il 58% in Italia, il 93% in Olanda, l’84% in Gran Bretagna, l’83% in Germania. I margini di crescita dell’e-commerce in generale, e di quello del libro fisico in particolare, rimangono dunque molto alti. Specie nelle fasce più giovani della popolazione.

Il mercato del libro in Italia: da gennaio a settembre 2013 il mercato del libro italiano perde a valore nei canali trade, secondo GfK (che rappresenta la totalità del canale e-commerce), il -4,6%.

L’on-line in Italia: vale il 12,2% delle vendite dei libri nei canali trade. E’ un dato che in termini di trend però cresce del 3,8% a valore rispetto allo stesso periodo del 2012 (gennaio e settembre). Ed è anche l’unico canale di vendita di libri fisici che fa segnare un valore positivo: nello stesso periodo, sempre secondo GfK, le librerie indipendenti perdono il -7%, le catene il -4,1% e la grande distribuzione il -7,3%.

Confermato: l’online è il canale in cui i piccoli editori pesano di più in termini di titoli movimentati. Dei 360mila titoli movimentati dalle case editrici italiane nei canali trade (librerie indipendenti e di catena, librerie on-line, grande distribuzione organizzata) il 66% sono di editori indipendenti. Questa percentuale sale però al 73% nelle librerie on-line, che – potendo gestire “tutto il catalogo” dei libri in commercio – rappresentano sempre più una delle forme di vendite a cui i lettori della piccola editoria possono rivolgersi per procurarsi i libri di questi marchi editoriali. A titolo di raffronto, fatto pari a cento il numero di titoli (referenze) movimentate nelle librerie indipendenti, questo valore scende al 67%. Un peso certo importante, ma che delinea i cambiamenti in atto nei modi in cui il lettore – spesso forte e “qualificato” culturalmente – sta cambiando i suoi comportamenti d’acquisto.

E per gli e book? Com’è lo scenario quando dai libri di carta si passa a quelli digitali? Anche qui come per la carta i piccoli hanno prezzi di copertina mediamente più elevati anche se in calo tra 2010 e 2012: -22% (da 10,7 a un prezzo medio di 8,3 euro).

E dal punto di vista del lettore / cliente? Qual è il prezzo giusto per un e book? Dall’indagine di Simon-Kucher & Partners, condotta su lettori di e book in Italia, Germania, USA e UK, il prezzo giusto per un e book senza particolare funzionalità o contenuti aggiuntivi è del 30- 36% in meno rispetto al prezzo della versione cartacea, anche se ben il 70% di chi ha risposto all’indagine è disposto a pagare di più un e-book rispetto allo stesso libro in formato cartaceo se questo offre contenuti o features interessanti.

Più libri più liberi: dati Nielsen, – 6,5% il mercato del libro rispetto allo scorso anno, – 5,3% per i piccoli editori. Limitano il “crollo” grazie ai libri per bambini.

I piccoli e medi editori? Perdono meno dei grandi in termini di fatturato, “salvati” dai libri per ragazzi. Con una sorpresa: il canale in cui pesano di più è l’online. La conferma viene dall’indagine Nielsen presentata oggi a Più libri più liberi – la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma fino all’8 dicembre al Palazzo dei Congressi dell’EUR – che fotografa il mercato del libro (venduto, a prezzo di copertina) nei canali trade (librerie, online, grande distribuzione) sino a fine ottobre e, nello specifico, indaga il segmento della piccola e media editoria, utilizzando il campione omogeneo di circa 400 editori espositori di Più libri più liberi.
Peggiora l’andamento del mercato complessivo del libro: A fine ottobre si registra un -6,5% a valore (circa 65milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 nei canali trade). E’ un – 13,8% rispetto al 2011 (circa 151milioni di euro in meno). E’ però solo un -2,1% a copie. Se poi dal mercato escludiamo la grande distribuzione i dati cambiano, con una perdita a valore leggermente inferiore (-6%) e un calo a copie decisamente più alto (-4,2%).
Anche per il 2013 maggio si conferma come l’unico mese positivo nell’arco dell’anno.
I generi: i libri per bambini consolidano la crescita, segno più per la fiction: si accentua il peso dei libri per ragazzi, che arrivano a coprire il 14,6% (era il 13,3% nel 2012) delle vendite. Perde qualcosa la fiction straniera (che copre il 25%, era il 25,4% nello stesso periodo del 2012), cresce quella italiana (raggiunge il 14,1%, era il 13,8% nel 2012) così come riprende quota la saggistica (la cosiddetta non fiction generale, oggi 17,3%, era al 17,1% nel 2012). In calo la non fiction pratica (guide, libri per il tempo libero, libri di cucina, famiglia e benessere che passa dal 16 al 15,1%) e la non fiction specialistica (vi rientrano testi di management, giurisprudenza, business, economia, computer, IT, che passa dal 14,5 al 14%).
I piccoli editori: perdono tanto a copie ma meno a valore: oggi la piccola editoria copre tra l’8 e il 9% del mercato del libro. Perde, confermando anche il trend generale, più dei grandi editori a copie, meno a valore: dai dati, da cui si è esclusa la grande distribuzione, che tratta solo marginalmente la produzione dei piccoli editori, si evince che i piccoli perdono – 6,2% a copie e un -5,3% a valore. La ragione? I prezzi dei piccoli editori risultano in media più alti di quelli dell’anno scorso. E non è un caso che diminuisca il peso dei tascabili negli assortimenti.
I generi importanti per i piccoli: boom dei libri per bambini, cresce la saggistica. Meno 30% (circa) per la fiction italiana: cresce tanto il segmento bambini per i piccoli editori. E raggiunge il 24,1% delle copie vendute: uno su quattro delle copie di libri venduti dai piccoli editori sono libri per bambini. A valore la percentuale si abbassa al 18,3% ma resta un dato molto significativo: i ragazzi crescono a copie del 7,7% rispetto al 2012, del 13,5% a valore. Segno più anche per la saggistica (con un +0,4% a valore). Tutti gli altri generi registrano cali anche molto importanti: -28% la fiction italiana, -14,6% quella straniera, – 5,7% la fiction pratica, – 3,5% quella specialistica.
Quale è il canale più significativo per i piccoli? Sorpresa, le librerie online: è la libreria online (al netto di Amazon) il canale su cui i piccoli e medi editori hanno il maggior peso (con esclusione della grande distribuzione). Pesano per l’11,9% sulle librerie online, “solo” per il 9,9% su quelle indipendenti e per il 7,4% su quelle di catena.
Il commento – “Purtroppo – ha spiegato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo – anche questi dati mantengono quel trend negativo cominciato da alcuni anni. Esistono tuttavia situazioni particolari su cui occorre riflettere: lo spostamento verso l’online delle vendite dei piccoli editori potrebbe essere dovuto non solo da una maggiore familiarizzazione del pubblico alle vendite sul web ma anche – e questo sarebbe in prospettiva molto pericoloso – da un minore assortimento nelle librerie della produzione dei piccoli. Contrastante è anche ciò che riguarda i valori dei libri per bambini: è estremamente significativo che questo particolare mercato continui a essere in controtendenza rispetto a quello generale. E’ da studiare allora quella che sembrerebbe una disaffezione nei confronti del libro da parte dei genitori”.

Gino Paoli: tutela del diritto d’autore, battaglia non più rinviabile

Il Presidente della Siae Gino Paoli ha scritto una lettera al Direttore del “Corriere della Sera” Ferruccio de Bortoli, pubblicata questa mattina sul quotidiano milanese, nella quale ringrazia tutti coloro che gli hanno fatto pervenire il proprio sostegno dopo le sue dichiarazioni sul Teatro Valle occupato. Il Presidente Paoli ha ribadito la volontà di superare la singola vicenda e considerare invece la necessità della tutela del diritto d’autore in un contesto più ampio.
Il diritto d’autore rappresenta il compenso per il lavoro degli autori ed è un fattore di traino per l’economia: “chi crea e produce contenuti dà direttamente o indirettamente lavoro ad oltre 1,5 milioni di persone e rappresenta il 5% del Pil nazionale”.
“Anche noi siamo dei lavoratori – conclude Gino Paoli – ma soprattutto siamo lavoratori che non riescono a far sentire forte e chiara la loro voce, che non possono e non vogliono più essere figli di un dio minore… Riteniamo giusto in un Paese civile rispettare le regole anche se non ci piacciono ma siamo pronti a lottare per cambiarle… la nostra è una battaglia di dignità, di civiltà e di libertà, battaglia non più rinviabile”.
http://www.siae.it/view.asp?pdf=Siae_Documentazione_letteraPaoli_a_Corsera.pdf

Nuovo IMAIE: noi difendiamo gli artisti e non siamo contro le liberalizzazioni

Nuovo IMAIE precisa con un comunicato che le azioni legali intraprese in questi ultimi giorni sono solo ed esclusivamente in favore degli artisti per l’individuazione di regole certe in un settore che da due anni si è trasformato in un vero far west.
Secondo l’ente sono insensate le accuse che arrivano proprio da coloro (SCF – società che gestisce i diritti dei produttori discografici, e ITSRIGHT – società che rappresenta i diritti dei produttori e degli artisti) che hanno sottoscritto un accordo ritenuto inaccettabile e illegittimo a danno della categoria degli artisti e contro quella stessa liberalizzazione che tanto professano.
Nuovo IMAIE ritiente ancora più ingiustificati gli attacchi provenienti dalla neonata collecting ARTISTI 7607 che accusa di voler ostacolare la liberalizzazione, strumentalizzando la battaglia intrapresa dall’ente. Nuovo IMAIE, infatti, non solo non è contrario alla liberalizzazione, ma si espone perché questo processo avvenga in totale trasparenza, con il coinvolgimento delle istituzioni nel dibattito (in questo senso va la lettera al Corriere della Sera) e attraverso regole certe che tutelino prima di tutto l’artista e il suo diritto di scelta.
Nuovo IMAIE è stato costretto, a difesa degli oltre 360.000 artisti rappresentati, ad agire in giudizio proprio per impedire che gli stessi principi del libero mercato venissero traditi. L’accordo sottoscritto tra SCF e ITSRIGHT, e proposto successivamente anche a Nuovo IMAIE, pone infatti nelle sole mani del produttore discografico la scelta della società a cui versare il compenso dell’artista, a prescindere dal mandato che l’artista ha conferito.
Nuovo IMAIE ritiene del tutto pretestuoso e inaccettabile l’accostamento con il vecchio Istituto. Nuovo IMAIE è partito da zero. È un’associazione mutualistica, senza scopo di lucro di proprietà degli artisti, con organi sociali e decisionali eletti e composti dagli artisti stessi, che operano nell’interesse esclusivo della categoria. In soli 3 anni di lavoro, all’insegna della trasparenza, ha raggiunto un importante livello di consensi solo perché agisce per il sostegno degli associati e degli aventi diritto.
Nuovo IMAIE ricorda che il Presidente di ITSRIGHT è stato per otto anni a capo di SCF sostenendo la cessione dei diritti degli artisti ai produttori discografici e che non sia un caso che oggi ITSRIGHT lasci nelle casse di SCF ben oltre il 40% delle somme che spettano agli artisti (oltre 9 milioni di euro).
Nuovo IMAIE ricorda inoltre che in SIAE giacciono, solo per il 2010, circa 2,5 milioni di euro di compensi di copia privata audio (circa il 30% del totale). Somme che, già dalla scorsa estate, avrebbero potuto essere ripartite agli artisti interpreti ed esecutori, se l’intermediazione dei produttori discografici non lo avesse impedito. Ritardi e mancati pagamenti da parte di SCF che si ripetono anche per gli anni 2009-2011.

ll Nuovo IMAIE, Istituto Mutualistico che tutela i diritti degli Artisti Interpreti o Esecutori, nasce il 12 luglio 2010, per effetto dell’art. 7 della Legge 100/10 “Disposizioni sull’Istituto mutualistico degli artisti interpreti esecutori”.
L’Istituto è stato fondato da artisti del settore musicale e audiovisivo: Luis Enrique Bacalov, Claudio Baglioni, Lino Banfi, Enzo De Caro, Massimo Di Cataldo, Marco Masini, Andrea Roncato, Edoardo Siravo, Luca Zingaretti, assistiti dalle Organizzazioni Sindacali di categoria, maggiormente rappresentative a livello nazionale e da associazioni di artisti interpreti esecutori che annoverino tra i propri iscritti almeno 200 artisti professionisti.
Il Nuovo IMAIE è l’Istituto di gestione collettiva dei diritti di proprietà intellettuale degli Artisti Interpreti Esecutori. Si occupa di riscuotere e distribuire i diritti di attori, cantanti, doppiatori, musicisti, direttori d’orchestra, derivanti dalle utilizzazioni delle loro opere registrate.

58 editori (430 giornali) chiedono blocco rassegne stampa eco della stampa e data stampa

La tutela della libertà di stampa non può prescindere dalla protezione del prodotto editoriale di qualità e di tutte le risorse – economiche, umane e tecniche – indispensabili per la sua realizzazione e per la sopravvivenza di una informazione libera e credibile: rafforzare l’effettività della tutela del diritto d’autore significa rafforzare le imprese stesse, la loro economicità e la loro capacità di sviluppare e sperimentare nuove forme di comunicazione multimediale.
E’ con questo obiettivo che cinquantotto imprese editoriali, che rappresentano oltre 430 testate giornalistiche, avviano un’azione legale nei confronti delle società Eco della Stampa e Data Stampa, attive nella costituzione di rassegne stampa, per violazione del diritto d’autore, con l’assistenza dello Studio Legale DLA Piper.
L’iniziativa è stata intrapresa dopo tre anni di trattative, avviate con l’apertura di un tavolo di consultazione in FIEG nel novembre 2010, e dopo un anno e mezzo dalla costituzione del Repertorio Promopress e si è resa necessaria a fronte del rifiuto delle suddette società di riconoscere un principio fondamentale, sancito dalla legge e unanimemente riconosciuto in giurisprudenza: la tutela del diritto d’autore spettante agli editori per l’utilizzo e la commercializzazione dei contenuti editoriali da parte di soggetti terzi.
Gli Editori aderenti al Repertorio Promopress chiedono per le due società convenute in giudizio l’immediata inibizione alla prosecuzione delle attività e la condanna al risarcimento del danno, anche per il pregresso.
“La tutela dei diritti d’autore degli editori sugli articoli dei giornali è stata a più riprese affermata dalla giurisprudenza di merito e confermata dalla Suprema Corte. L’interesse dell’editore che ha reso possibile, attraverso i suoi investimenti, la realizzazione del giornale deve prevalere sull’interesse del compilatore della rassegna che, a costo zero, con la riproduzione e comunicazione degli articoli, realizza profitti. Tanto più oggi che i costitutori di rassegne stampa hanno la possibilità di acquisire lecitamente gli articoli aderendo al Repertorio Promopress” ha dichiarato l’avv. Roberto Valenti, partner dello Studio DLA Piper.
Fin dal 1° luglio 2012 è, infatti, disponibile anche in Italia un modello di licenza per la lecita riproduzione ed utilizzazione degli articoli di giornale, analogo ai sistemi da tempo operanti a livello europeo ed internazionale e tutti rappresentati nel consorzio mondiale del PDLN (Press Database Licensing Network): su mandato degli editori titolari dei relativi diritti di utilizzazione economica, il Repertorio prevede un modello semplificato per la gestione dei diritti d’autore in rassegne stampa, mediante pagamento di un corrispettivo per le licenze d’uso dei contenuti editoriali (www.repertoriopromopress.it).
Il Repertorio Promopress è una realtà consolidata e in rapida espansione, riconosciuta a livello internazionale: le testate quotidiane che, ad oggi, vi hanno aderito rappresentano oltre il 96% del mercato di riferimento (dati ADS), i periodici coprono di fatto l’intero panorama dei giornali d’opinione e d’attualità e delle principali fonti utilizzate nelle rassegne stampa.
Le società di rassegne stampa che, accettando un percorso condiviso di legalità per il prosieguo della loro attività, hanno firmato l’accordo sono 12 e sono triplicate rispetto alla data di avvio dell’iniziativa: 109 Press S.r.l., Buon Vento S.r.l., Dailyou (SimplyBiz S.r.l.), Infojuice (Euregio S.r.l.), Intermedia Service Soc. Coop., Mimesi Srl (DBInformation S.p.A.), Novaetica Soc. Coop.va, Pressline (Kikloi S.r.l.), PressToday (PressToday S.r.l.), Selpress Media Monitoring & Newsbank s.r.l., Telpress Italia S.p.A. e VoloPress (Volocom S.r.l.).