Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.

Corte di Cassazione: le rassegne stampa sono lecite anche prima dell’introduzione del nuovo art. 43-bis l.d.a., se si rispettano i criteri dell’art. 65 comma 1 l.d.a.

Con ordinanza del 9 gennaio 2023 della Prima Sezione civile, la Corte di Cassazione ha precisato che nel regime anteriore all’introduzione dell’art. 43-bis l.d.a., sussisteva il diritto alla riproduzione di articoli, informazioni e notizie pubblicati sui giornali e periodici editi, non oggetto di riserva di riproduzione e utilizzazione ex art. 65, comma 1, l.d.a. nel rispetto delle prescrizioni e dei limiti stabiliti dal predetto articolo.

La questione, annosa, riguarda le società che realizzano rassegne stampa per conto di terzi. La Cassazione si è riferita ai considerando e all’art. 15 della Direttiva UE 2019/790 (Direttiva Copyright), la cui attuazione ha portato all’introduzione dell’art. 43-bis l.d.a., non applicabile ratione temporis al caso esaminato, e ha sottolineato l’importanza delle rassegne stampa in vari ambiti, come quello giornalistico, dell’ente pubblico e dell’impresa privata, distinguendo i concetti di rassegna stampa “che sono destinate a soddisfare una innegabile finalità informativa, pur indubbiamente selettivamente appuntata su di uno specifico interesse nutrito dal pubblico di riferimento” e media monitoring.

AgCom approva il regolamento in materia di equo compenso per le pubblicazioni giornalistiche in rete

Comunicato stampa AgCom

Nella riunione del 19 gennaio scorso, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni AgCom ha approvato, con il voto contrario della Commissaria Giomi, il regolamento in materia di determinazione dell’equo compenso per l’utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico, in attuazione dell’art. 43-bis della legge sul diritto d’autore.

L’articolo 43-bis, introdotto con il decreto legislativo n. 177/2021, recepisce l’articolo 15 della direttiva copyright (UE 2019/790), con il quale il legislatore europeo ha affrontato la questione dell’equa distribuzione del valore generato dallo sfruttamento sulla rete di una “pubblicazione di carattere giornalistico” tra gli editori (titolari dei diritti) e le piattaforme che veicolano questi contenuti online. In particolare, l’articolo 15 della direttiva, che ha introdotto anche per gli editori il riconoscimento dei diritti di riproduzione e comunicazione al pubblico (già previsto dalla direttiva 2001/29/CE per altre categorie di titolari), intende colmare lo squilibrio di ricavi (il cd. value gap) tra le piattaforme online e i titolari dei diritti sulle pubblicazioni giornalistiche.

Il regolamento ha come obiettivo principale quello di incentivare accordi tra editori e prestatori di servizi della società dell’informazione, ivi incluse le imprese di media monitoring e rassegne stampa ispirandosi alle pratiche commerciali e ai modelli di business adottati dal mercato. Sempre secondo l’articolo 43 bis, se entro 30 giorni dalla richiesta di avvio del negoziato le parti non riescono a trovare un accordo sull’ammontare del compenso, ciascuna di esse può rivolgersi all’Autorità per la determinazione dell’equo compenso, fermo restando il diritto di adire l’Autorità giudiziaria ordinaria.

L’Autorità, entro 60 giorni dalla richiesta indica, sulla base dei criteri stabiliti nel regolamento, quale delle proposte economiche formulate è conforme ai suddetti criteri oppure, qualora non reputi conforme nessuna delle proposte, indica d’ufficio l’ammontare dell’equo compenso.

Il regolamento individua come base di calcolo “i ricavi pubblicitari del prestatore derivanti dall’utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico dell’editore, al netto dei ricavi dell’editore attribuibili al traffico di reindirizzamento generato sul proprio sito web dalle pubblicazioni di carattere giornalistico utilizzate online dal prestatore”. Su tale base, all’editore, a seguito della negoziazione, potrà essere attribuita una quota fino al 70%, determinata sulla base dei criteri predeterminati.

La presenza di un’aliquota massima ha l’obiettivo di rendere flessibile lo schema di determinazione dell’equo compenso, adattandolo alle diverse esigenze delle parti e alle diverse caratteristiche tanto dei prestatori quanto degli editori, facilitando al contempo l’instradamento delle negoziazioni.

I criteri validi per la valutazione dell’equo compenso da applicare cumulativamente e con rilevanza decrescente (art. 4, comma 3) sono:

a) numero di consultazioni online delle pubblicazioni (da calcolare con le pertinenti metriche di riferimento);
b) rilevanza dell’editore sul mercato (audience on line);
c) numero di giornalisti, inquadrati ai sensi di contratti collettivi nazionali di categoria;
d) costi comprovati sostenuti dall’editore per investimenti tecnologici e infrastrutturali destinati alla realizzazione delle pubblicazioni di carattere giornalistico diffuse online;
e) costi comprovati sostenuti dal prestatore per investimenti tecnologici e infrastrutturali dedicati esclusivamente alla riproduzione e comunicazione delle pubblicazioni di carattere giornalistico diffuse online;
f) adesione e conformità, dell’editore e del prestatore, a codici di autoregolamentazione (ivi inclusi i codici deontologici dei giornalisti) e a standard internazionali in materia di qualità dell’informazione e di fact-checking;
g) anni di attività dell’editore in relazione alla storicità della testata.

Il modello e i criteri individuati dall’Autorità, nel garantire il riconoscimento dei diritti in capo agli editori, rispondono alla necessità di effettuare un attento bilanciamento dei diversi interessi in gioco sia di natura pubblicistica, considerati i valori da tutelare (quali la libertà di espressione, il pluralismo dell’informazione, unitamente alla garanzia di adeguati incentivi affinché le parti, ciascuna nel proprio ambito di attività, mantengano un elevato livello di investimenti in innovazione, anche tecnologica), sia di natura privatistica, preservando la libertà negoziale e il raggiungimento di accordi reciprocamente vantaggiosi.
Il regolamento disciplina anche la determinazione dell’equo compenso dovuto dalle imprese di media monitoring e rassegne stampa. In ragione delle differenze strutturali relative ai modelli di business e ai servizi offerti, l’Autorità ha ritenuto di dover individuare dei criteri che rispondessero a tale specificità.

La base di calcolo è stata individuata nel fatturato rilevante delle imprese derivante dalle attività comunque connesse a quelle di media monitoring e rassegne stampa. In tale contesto, l’Autorità ha preferito non indicare un’aliquota, suggerendo però di tenere in considerazione quelle adottate da prassi di mercato consolidate, conferendo così la flessibilità necessaria a garantire equità e tenendo conto delle differenze esistenti all’interno della platea degli editori e delle imprese di media monitoring e rassegne stampa, nonché delle differenti tipologie di pubblicazioni di carattere giornalistico (fonte online, articolo con clausola di riproduzione riservata, articolo liberamente riproducibile).

Il regolamento è stato sottoposto a consultazione pubblica (delibera n. 195/22/CONS del 15 giugno 2022) e tiene conto dei contributi e delle osservazioni emerse nel corso delle audizioni con tutti i soggetti interessati.

Tre artisti americani fanno causa a Stable Diffusion e Midjourney: la loro AI viola il copyright

Un trio di artisti ha intentato una causa contro Stability AI e Midjourney, gli inventori del generatore di arte artificiale Stable Diffusion, e la piattaforma di portfolio DeviantArt, che ha recentemente creato un generatore di arte artificiale, DreamUp.

Secondo i tre artisti, sarebbero stati violati i diritti d’autore di milioni di artisti quando le organizzazioni hanno addestrato i loro strumenti di intelligenza artificiale su cinque miliardi di immagini raccolte dal web, senza ottenere però un preventivo consenso per la loro utilizzazione.

Se questi sistemi violino o meno la legge sul diritto d’autore è una questione complessa e sarà interessante leggere quello che dirà il tribunale americano.

I creatori di questi strumenti di intelligenza artificiale generalmente sostengono che l’addestramento dei software con contenuti tutelati dal diritto d’autore è coperto, almeno negli Stati Uniti, dalla dottrina del fair use. Ma è tutto da vedere, e ricordiamoci che le leggi nell’Unione Europea sono diverse, da noi non esiste il fair use ma le eccezioni e limitazioni ai diritti degli autori sono tipizzate, ovvero sono indicate tassativamente e interpretate restrittivamente.

Inoltre, l’atto introduttivo della causa è stato criticato perché, a quanto pare, contiende delle inesattezze tecniche. Per esempio, si afferma che i modelli artistici di intelligenza artificiale “memorizzano copie compresse di immagini di addestramento” e poi le “ricombinano“, funzionando come “strumenti per collage del 21° secolo“.

Tuttavia, i modelli AI non memorizzano affatto immagini, ma piuttosto rappresentazioni matematiche di modelli raccolti da queste immagini. Il software non mette insieme pezzi di immagini sotto forma di collage, ma crea immagini da zero sulla base di queste rappresentazioni matematiche.

Anche qui, seguiremo con molto interesse l’evoluzione della vicenda.

I tatuaggi sono protetti dal diritto d’autore?

Difficile dare una risposta, in teoria se la rappresentazione grafica è nuova e originale, ovvero dotata di carattere creativo, unico requisito richiesto dalla legge italiana ai fini della tutela, questa è applicabile. Poi, dal punto di vista pratico, bisogna vedere come applicarla, questa tutela.

Ne parlerà Paula Westenberger, Senior Lecturer in Intellectual Property Law alla Brunel University London, in un webinar online il 26 gennaio 2023, dove sarà affrontato il tema della protezione, della proprietà e della violazione del diritto, incluso il contesto di uso commerciale in giochi e film.

Il link per iscriversi: https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_pqcFi_-sTh2XEovkJLf_zw

Quali sono gli organismi di gestione collettiva del diritto d’autore e dei diritti connessi che possono operare in Italia?

Secondo l’ultimo “Elenco degli organismi di gestione collettiva e delle entità di gestione indipendenti, redatto ai sensi dell’art. 5, comma 1, dell’Allegato A alla delibera n. 396/17/CONS” disponibile nel sito AgCom dal 29 luglio 2022, gli OGI (Organismi di Gestione Collettiva) e le EGI (Entità di Gestione Indipendenti) operative in Italia sono:

Società Italiana autori ed editori Siae (OGC, diritto d’autore)
Lea – Liberi Autori ed Editori (OGC, diritto d’autore musica)
AFI Associazione Fonografici Italiani (OGC, diritti connessi produttore di fonogrammi -p.f.-)
ARTISTI 7607 Società Cooperativa (OGC, diritti connessi artisti interpreti ed esecutori -a.i.e.- audiovisivo)
Audiocoop (OGC, diritti connessi p.f. musica)
Evolution S.r.l. (OGC, diritti connessi p.f. e a.i.e.)
Federintermedia (OGC diritto d’autore opera letterarie e arte figurativa)
Getsound S.r.l. (OGC diritti connessi p.f. e a.i.e.)
Itsright S.r.l. (OGC, diritti connessi p.f. e a.i.e.)
Nuovo Imaie (OGC, diritti connessi a.i.e.)
Rete Artisti Spettacolo Per L’innovazione RASI (OGC, diritti connessi p.f. e a.i.e.)
SCF S.r.l. (OGC, diritti connessi p.f.)
VideorightS S.r.l (EGI, diritto d’autore autori e produttori audiovisivi)

Pertanto, a oggi operano sul territorio italiano 12 Organismi di Gestione Collettiva e una Entità di Gestione Indipendente.
La differenza tra OGI ed EGI la puoi leggere nel Decreto Legislativo 15 marzo 2017, n. 35, e nell’articolo della nostra Guida al diritto d’autore che trovi a questo link.

La DeLorean di Ritorno al Futuro vuole i diritti d’autore

Una curiosa notizia dagli Stati Uniti: secondo il Los Angeles Times la famosa auto DeLorean di Ritorno al Futuro sarebbe al centro di una disputa legale poiché i nuovi proprietari della DeLorean Motor Company sostengono di non aver ricevuto i diritti d’autore per il franchise cinematografico, e avrebbero perciò intrapreso una causa contro la NBCUniversal, la società madre della Universal Pictures, produttrice dei tre film.
DeLorean Motor Company rivendica il presunto mancato pagamento di un cinque per cento dei ricavi generati dal merchandising e dagli accordi commerciali legati al film, tra cui giocattoli, poster e abbigliamento. Tali accordi sarebbero stati stipulati tra John DeLorean, il fondatore originale della DeLorean Motor Company, e gli Universal Studios.
NBCUniversal avrebbe negato che tale accordo sia mai stato stipulato.
Vederemo come andrà a finire.

Giovanni Scoz, Organizziamo un evento artistico in dieci mosse. Con Approfondimento SIAE a cura di Giovanni d’Ammassa

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Presentazione dell’editore
La missione di questo libro è quello di fornire al lettore una snella guida operativa che riassuma cronologicamente tutti gli adempimenti amministrativi e gestionali da porre in essere per organizzare un evento artistico.
Si è voluto realizzare una pratica “mappa di orientamento” per gli operatori del settore che devono svolgere la loro attività in un vero e proprio “ginepraio”, un contesto cioè caratterizzato da una normativa farraginosa e in continua evoluzione, con il sovrapporsi di problematiche di natura fiscale, contrattuale e previdenziale.
Dopo un breve accenno agli aspetti propedeutici la realizzazione dell’evento (come l’ideazione di un progetto artistico, la redazione di un budget di spesa, la ricerca della copertura finanziaria, la previsione della tempistica dei flussi finanziari, la comunicazione dell’evento, eccetera) verranno cronologicamente affrontati, in specifici capitoli, i singoli passaggi operativi: dalla stipulazione del contratto tra artista e committente, agli adempimenti informativi (richiesta di agibilità, denuncia mensile) e contributivi (pagamento dei contributi previdenziali) da indirizzare verso l’Enpals, dagli adempimenti verso il Centro per l’Impiego (Comunicazione Unica Pluriefficace) agli adempimenti Siae, oltre ad un’attenta analisi di tutti adempimenti di natura fiscale (pagamento dell’artista, certificazioni dei compensi, redazione dei modelli dichiarativi). Il testo offre due chiavi di lettura: una dedicata agli studenti e a coloro che si affacciano per la prima volta nel settore, l’altra dedicata agli operatori più esperti, che potranno trovare utili approfondimenti e commenti particolari nell’esauriente apparato di note e schede a corredo del testo.
Verranno forniti altresì un cospicuo numero di fac-simili dei principali modelli in uso, al fine di prendere confidenza con le principali novità normative introdotte dal 2008 al 2022 che hanno rivoluzionato l’intero settore dello spettacolo.
Approfondimento SIAE e Soundreef a cura di Giovanni d’Ammassa.

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Chi è andato in pubblico dominio nel 2023?

Dal 1 gennaio 2023 vi sono molti autori importanti che sono diventati di pubblico dominio.
Cosa significa? Significa che in alcuni paesi è scaduta la tutela del diritto d’autore, che come si sa, ha una durata limitata nel tempo per quanto riguarda i diritti di utilizzazione economica, come il diritto di riproduzione.
Paul Éluard, Benedetto Croce, Sir Arthur Conan Doyle (Sherlock Holmes), Virginia Woolf, Hermann Hesse, William Faulkner, Franz Kafka, Escher, sono alcuni esempi di autori le cui opere cadono in pubblico dominio nel 2023.
Su Wikipedia c’è una pagina che elenca gli autori, le nazioni e le relative durate, questo il link: https://en.wikipedia.org/wiki/2023_in_public_domain.

Ma attenzione! Ogni nazione ha la sua regolamentazione e quindi per sapere se un’opera è caduta in pubblico dominio in un determinato stato, è necessario verificare cosa prevede la normativa interna.

Alcuni esempi: in Unione Europea la durata standard è di 70 anni dalla morte dell’autore, ma in Spagna in alcuni casi si applica una durata di 80 anni, mentre in Francia gli autori caduti nella seconda guerra mondiale, come Antoine de Saint-Exupéry (autore de “Il Piccolo Principe“), godono di una durata del diritti più estesa.
Negli USA bisogna calcolare 95 anni, con dei criteri che sono discretamente complessi. E così via.

Altra attenzione da prestare riguarda la traduzione, che è opera elaborata ex art. 4 l.d.a., e pertanto per sapere se una traduzione in lingua italiana di un’opera straniera caduta in pubblico dominio è utilizzabile, bisogna calcolare la durata della tutela dalla morte del traduttore, non dalla morte dell’autore dell’opera originale.
Tutto chiaro?

Diritto d’autore: cosa è successo nel 2022 che non abbiamo ancora segnalato?

Diritto d’autore: cosa è successo nel 2022 che non abbiamo segnalato? Abbiamo raccolto un po’ di materiale e di link e li pubblichiamo qui di seguito.

Gli incassi globali delle royalties per gli autori di tutti i repertori sono tornati a crescere nel 2021, aumentando del 5,8% a 9,6 miliardi di euro.
Gli incassi totali a livello mondiale nel 2021 sono stati comunque inferiori del 5,3% rispetto al 2019. Gli accordi di licenza digitale nuovi ed estesi da parte delle società affiliate alla CISAC, insieme alla crescita dello streaming e degli abbonamenti, hanno contribuito all’aumento degli incassi digitali del 27,9%.
Per la notizia completa: https://www.cisac.org/Newsroom/news-releases/global-creators-collections-58-2021-still-below-pre-covid-levels

Studio sulla collocazione e sul ruolo degli autori e compositori nel mercato europeo dello streaming musicale
Lo “Study on the place and role of authors and composers in the European music streaming market” fornisce un’analisi approfondita dei colli di bottiglia e delle disfunzioni che impediscono ad autori e compositori di sperimentare una crescita più sostenibile nel mercato dello streaming musicale.
Considera come aumentare la torta delle entrate per i creatori e altri titolari di diritti, nonché come garantire un ecosistema musicale più equo e più favorevole ai creatori.
Lo studio è stato commissionato da GESAC e preparato dal giornalista e rinomato esperto del settore musicale Emmanuel Legrand, che ha condotto un’ampia analisi di mercato basata su studi economici esistenti, ricerche di mercato, nonché interviste e contatti diretti con una vasta gamma di professionisti del settore musicale, online servizi musicali, creatori e aziende di tecnologia musicale.
Per la notizia completa: https://authorsocieties.eu/the-place-and-role-of-authors-and-composers-in-the-european-music-streaming-market/

YouTube ha pubblicato il suo primo rapporto sulla trasparenza del copyright dopo il termine di recepimento della “nuova” direttiva DSM e il regime di responsabilità introdotto dal suo articolo 17. Lo trovi qui: https://blog.youtube/news-and-events/access-all-balanced-ecosystem-and-powerful-tools/

IPTV illegali, 2 persone condannate a 1 anno di reclusione e a pagare a Sky e Mediaset 145.000 euro ciascuno
https://www.key4biz.it/iptv-illegali-2-persone-condannate-a-1-anno-di-reclusione-e-a-pagare-a-sky-e-mediaset-145-000-euro-ciascuno/376389/

L’ipotesi di Pubblico Registro Digitale per la Musica divide l’industria (musicale):
https://www.key4biz.it/lipotesi-di-pubblico-registro-digitale-per-la-musica-divide-la-industry/376106/

Il MiC annuncia 155 milioni di euro per le industrie culturali: 125 per la transizione “digitale” e 30 per la transizione “verde”
https://www.key4biz.it/il-mic-annuncia-155-milioni-di-euro-per-le-industrie-culturali-125-per-la-transizione-digitale-e-30-per-la-transizione-verde/375662/

Il 27 settembre 2021, la commissione Cultura e istruzione del Parlamento europeo ha adottato a stragrande maggioranza due relazioni: la relazione della signora Semedo su “La situazione degli artisti e la ripresa culturale nell’UE” e la relazione della signora Melbarde su “I media europei nel digitale Decennio: un piano d’azione per sostenere il recupero e la trasformazione”. Entrambi i rapporti esprimono forti preoccupazioni contro i contratti di acquisizione e chiedono alla Commissione europea di agire per prevenire tali pratiche coercitive. I deputati chiedono inoltre alla Commissione europea di valutare il ruolo e l’impatto dei servizi di streaming – sia piattaforme VOD che servizi di streaming musicale – in particolare sulla remunerazione dei creatori e sulla diversità culturale (compresi algoritmi e playlist). Invitano inoltre gli Stati membri dell’UE ad accelerare l’attuazione della direttiva sul diritto d’autore e “garantire l’accesso alla contrattazione collettiva per tutti i lavoratori autonomi, compresi gli artisti e gli operatori culturali“.
Le due relazioni le trovi qui: https://emeeting.europarl.europa.eu/emeeting/committee/it/agenda/202109/CULT?meeting=CULT-2021-0927_1&session=09-27-10-00

Il Report del Parlamento del Regno Unito “The Economics of Music Streaming
https://publications.parliament.uk/pa/cm5802/cmselect/cmcumeds/50/5002.htm

La risposta del Governo del Regno Unito:
https://publications.parliament.uk/pa/cm5802/cmselect/cmcumeds/719/71902.htm

Il traduttore sparisce dall’elenco degli autori dell’opera cinematografica

Nell’articolo 44 della legge 22 aprile 1941 numero 633 (l.d.a.), che disciplina i diritti degli autori dell’opera cinematografica, nell’elenco degli autori è stato prima inserito anche il traduttore, e poi lo stesso, pochi mesi dopo, è stato eliminato.

Che cosa è successo? Vediamo qual’è stata la sequenza delle norme.

Il traduttore viene riconosciuto quale co-autore dell’opera cinematografica con il Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 177, di Attuazione della direttiva (UE) 2019/790 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale e che modifica le direttive 96/9/CE e 2001/29/CE: all’art. 1 comma 1, lettere d) ed e), si era stabilito che:
d) all’articolo 44, le parole «ed il direttore artistico» sono sostituite dalle seguenti: «, il direttore artistico e il traduttore»;
e) all’articolo 46, il quarto comma e’ sostituito dal seguente:
«Gli autori del soggetto e della sceneggiatura, il direttore artistico, gli adattatori dei dialoghi, i direttori del doppiaggio e i traduttori, nonche’ gli artisti interpreti e esecutori, primari e comprimari, inclusi i doppiatori, hanno diritto a ricevere un ulteriore compenso in misura percentuale sugli incassi derivanti dalle proiezioni pubbliche dell’opera. Tale compenso e’ irrinunciabile e le relative forme ed entita’ sono stabilite con accordi tra le categorie interessate.».
La norma è entrata in vigore il 12 dicembre 2021.

Successivamente, nella legge di conversione del Decreto Legge 9 agosto 2022, n. 155, intitolata “Misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali“, ovvero la Legge 21 settembre 2022, n. 142, è inserito l’art. 20-bis – Misura urgente per il settore della cultura ove è stabilito che “1. All’articolo 44 della legge 22 aprile 1941, n. 633, le parole: “, il direttore artistico e il traduttore” sono sostituite dalle seguenti: “e il direttore artistico”“.
La norma è entrata in vigore il 22 settembre 2022.

Ma l’art. 46-bis non è stato interessato da questa modifica!

In sostanza, all’art. 44 l.d.a. (L. 633/1941) gli autori dell’opera cinematografica (vedi qui l’articolo nella nostra Guida) rimangono l’autore del soggetto, della sceneggiatura, il direttore artistico (il regista) e l’autore della colonna sonora musicale, mentra all’art. 46-bis, che riconosce agli autori dell’opera cinematografica un compenso non rinunciabile per le proiezioni pubbliche dell’opera, sono indicati, quali destinatari del compenso, anche gli adattatori dei dialoghi – ovvero i soggetti che traducono i dialoghi dalla lingua originale all’italiano, per il doppiaggio – i direttori del doppiaggio, appunto, e i traduttori.
La prima domanda da farsi è la seguente: ma chi è il traduttore? Che ruolo ha nella creazione/adattamento di un’opera cinematografica?
E poi: questo traduttore, è un soggetto diverso dall’adattatore dei dialoghi, il cui lavoro è appunto quello di traduzione e adattamento?
Il legislatore a chi pensava quando ha introdotto la figura del traduttore tra gli autori dell’opera cinematografica? Alla persona che traduce dalla lingua straniera all’italiano un soggetto o una sceneggiatura, per permetterne la realizzazione in una opera cinematografica recitata in lingua italiana?

Breve aggiornamento (grazie a Laura Chimienti per le informazioni e la sua riflessione): nella legge delega, ovvero la legge con la quale il Parlamento ha delegato il Governo a recepire la Direttiva 2019/790, non era previsto l’aggiornamento dell’art. 44 l.d.a., che nulla aveva a che fare con il recepimento di tale Direttiva. Inoltre, la bozza di decreto legislativo trasmessa alle Camere nell’estate 2021, per il necessario parere consultivo, non conteneva questa previsione, che è stata di fatto inserita dopo i pareri.
Sicuramente un eccesso di delega da parte del Governo, molto probabilmente un profilo di incostituzionalità della norma.