UNIVIDEO, l’associazione degli editori audiovisivi

Avvocato, nato a Milano, Davide Rossi è stato consulente di Tele+, uno dei fondatori della ARPOC (Associazione Europea per la Protezione delle Opere dei Servizi Criptati), con sede a Bruxelles, per la quale dal marzo 2001 ricopre la carica di Segretario Generale, e dall’aprile 1998 è stato nominato Direttore Generale dell’UNIVIDEO (Unione Italiana Editoria Audiovisiva), oltre a essere, dal novembre 2000, membro effettivo del Comitato per la Tutela della Proprietà Intellettuale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Una vasta esperienza nel settore dell’audiovisivo, conoscitore delle problematiche pratiche del diritto di autore, Davide Rossi è una persona simpatica ed espansiva che non ha paura a dire la sua. A modo suo.

D. Ci può raccontare dell’associazione UNIVIDEO, quando è nata, qual è la sua missione?

Davide Rossi – L’associazione UNIVIDEO è nata nell’84, veramente tanto tempo fa, con l’obiettivo di riunire le principali società che si occupavano di fare questo mestiere che era nuovo, prendere dei film, metterli in videocassetta e venderli o noleggiarli, al pubblico o anche alle videoteche, i primi tempi era anche diverso il rapporto contrattuale che legava le società home video alle videoteche.
Quindi si sono prese un po’ di competenze che arrivavano dal mondo del cinema, mediamente, e un po’ di competenze che arrivavano dal mondo della musica, in buona sostanza. In fondo noi facciamo un’attività che è collaterale a tutte e due, è chiaro che la finestra cinematografica è importante perché si può capire quanto successo ha avuto un film, che interesse può avere, che tipo di pubblico può coinvolgere. Dall’altro lato la musica faceva già qualcosa di simile, ovvero andare a distribuire un prodotto su un supporto.
C’erano all’inizio, ovviamente, un po’ di difficoltà di settore, che erano inquadrare la missione, capire le dimensioni di grandezza, come ci si poteva muovere? c’è stato da creare veramente un mercato, e l’associazione ha avuto in quel periodo proprio questa funzione, intanto far conoscere tra di loro gli operatori, di cercare di tenere al di fuori dalla associazione, com’è sempre logico ed è successo con Internet o tutti i nuovi mercati, i soggetti che operavano sui limiti della legalità o cercando delle anse in cui ci si poteva approfittare di un mondo giuridico non proprio chiarissimo, e l’associazione serviva anche a questo, ad avere un autocontrollo tra gli operatori, e fare un’attività, che è durata almeno per una decina d’anni, fino al 1994, di comunicazione al pubblico su quanto fosse bello vedersi i film del cinema in casa, c’era questa necessità per l’associazione e si facevano tante iniziativa di natura promozionale, comunicazione, campagne stampa, per creare questa cosa, e nel contempo per creare una filiera distributiva che consentisse di portare il prodotto, e c’è stato un momento in cui era necessario dare un aiuto, e anche un aiuto banale su come strutturarsi, alle videoteche, e l’associazione è servita anche a questo, a dare consulenze alle videoteche, ha aiutato tutti coloro che volevano occuparsi di questo settore, ha cercato di conquistare spazi sui giornali di spettacolo o quant’altro, ottenendo delle pagine in cui si parla di Home Video, delle nuove uscite, insomma, la prima fase è stata quella di motore di avviamento del mercato, che forse, sì, avrebbe potuto prendere piede per conto proprio, ma che sicuramente aveva bisogno in una fase di inizio, e di inizio espansivo che poteva essere molto forte per un verso, ma magari squilibrato, ci poteva essere anni di grande boom, e poi dopo di arretramento, perché se tu sei un’impresa sei troppo condizionato da qualche soggetto esterno, se l’anno dopo questo soggetto non ti sostiene più (penso agli acquisti grossi che potrebbe fare una grande catena distributiva o lo stesso Blockbuster, pensa se dimezzasse l’anno successivo gli acquisti su un certo tipo di prodotto) è chiaro che ti mette in ginocchio perché tu hai dei costi generali aziendali di un certo tipo, e come fai a gestire queste persone in più che hai preso perché avevi un giro di affari doppio rispetto l’anno precedente.
Quindi una delle logiche che tutte le imprese seguono è di cercare di dare al mercato una sua configurazione stabile, affidabile e credibile nei confronti di tutti coloro che lavorano nel settore o che anche sono investitori nel settore.

Nel 1997 c’è stato un cambio di gestione nell’associazione, non il primo presidente ma il secondo, che era rimasto in carica molti anni ha lasciato l’incarico, e la stessa cosa è successa con il segretario generale, che invece seguiva l’associazione dalla sua fondazione, erano il dott. Fatti presidente e il dott. Mariani segretario generale, e nuovo presidente è stato nominato Timmy Treu della Warner. Precedentemente la carica era coperta da un rappresentante della Columbia.
Poi hanno chiamato me, e lì ci siamo messi a pensare quale potesse essere la nuova missione associativa, arrivati ormai a un mercato che aveva raggiunto la sua maturità, con 15 anni di presenza. Ci siamo messi lì intanto a capire chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo, ecc., quanto siamo grandi, e abbiamo incaricato una società di consulenza aziendale che è la Simaco Consulting, del prof. Gambaro, giovane professore già docente alla Bocconi e allo IULM, esperto di audiovisivo, consulente della RAI e molti altri, per capire un attimino, per darci una dimensione e una immagine di valore.

Successivamente abbiamo ritenuto che la missione dell’associazione, arrivati a questo punto, non fosse più quella attività, come dire, di simpatizzazione della videocassetta, ma, al contrario, fosse necessario che avesse una attività più orientata sull’istituzionale, più contenitiva dello status quo, non dico di fare i conservatori su tutto, ma in ogni caso prima di tutto di parare i colpi e di evitare che scossoni di natura giuridica, amministrativa, o istituzionali in senso lato ci potessero creare delle difficoltà amministrativa, bene o male queste sono tutte aziende che vanno bene, che, già da quando ci sono io, hanno incrementato il proprio fatturato. Quindi questo è un settore che continua a crescere. Certo non in maniera travolgente nell’ultimo anno, anzi abbiamo riscontrato una perdita in valore dell’1%, che non è terribile però di fatto questo calo c’è stato, era il 2001, è stato un anno difficile un po’ per tutta l’economia, e un settore come quello della musica ha sofferto, per esempio, molto più di noi.
Quindi l’immagine è questa, un settore con la sua stabilità, tanti addetti, abbiamo fatto un calcolo, circa 20.000 persone lavorano attorno al nostro segmento, che è un numero abbastanza significativo, ragguardevole anche rispetto altri settori, per di più i nostri non sono lavoratori temporanei, stagionali, ma parliamo ovviamente di lavoratori assunti a tempo indeterminato.

Gli associati attualmente sono di quattro categorie, sono i produttori videografici, coloro i quali acquistano come materia prima l’opera cinematografica o audiovisiva in genere, sta molto prendendo piede peraltro tutta l’area dell’educational, della documentaristica, e quant’altro, non pensiamo soltanto al film come fonte di contenuti, al cinema escono in un anno circa 700 titoli in Italia, in videocassetta escono circa 2000 titoli, quindi c’è una rappresentatività più vasta con prodotti che non vanno neppure in sala, dai cartoni animati che escono direttamente in video, e lo fanno sia le piccole che le grandi, la Walt Disney alla più piccola società che produce cartoni animati, a tutto il genere della documentaristica.

Quindi questo è il settore, ci sono in Italia peraltro molti esercizi di videonoleggio, una sfida che il nostro settore mi sembra stia vincendo è quella della grande distribuzione, ormai tutti i negozi, tutte le grandi superfici hanno uno spazio dedicato alla videocassetta o al DVD, ora qui la transizione sarà difficile, ecco che vengo a dire quale è l’ulteriore funzione che l’associazione deve avere.
Tra l’altro non vedo una concentrazione del mercato rispetto agli anni scorsi, è chiaro che ci sono grosse imprese che hanno titoli veramente importanti, e quindi conquistano delle fette di mercato significative, pensiamo che se in Italia in un anno si vendono circa 50 milioni di videocassette, e il record di vendita per un singolo titolo (non sappiamo se il record di vendita sia stato “Il Re Leone” o “Titanic”, sono i due titoli che hanno fatto il maggiore incasso, sopra il milione e mezzo di pezzi).
Un titolo di quel genere rappresenta già da solo il 3, 4% del mercato, è chiaro che chi ha tre titoli di quel tipo già va a fare il 10% del mercato. Quindi il mercato è un po’ concentrato perché è il prodotto che è concentrato. Però ci sono tante società che hanno trovato aree di nicchia interessanti, c’è la crescita di società italiane, Medusa, Eagles, stanno andando bene, diciamo che è un mercato meno concentrato di quello della musica, o infinitamente meno concentrato di quello del software per il business, non c’è un soggetto che ha veramente molto controllo, peraltro c’è nell’Home Video questa ottima, a mio avviso, collaborazione e convivenza tra italiani e americani, molte case di produzione cinematografiche italiane, che sono anche case Home Video, fanno distribuire i loro prodotti da case americane, per quale motivo, non perché gli americani fanno quelli che prendono tutto, ma perché per vendere bene la videocassetta o il DVD bisogna avere tante persone che vanno sul territorio, tanti agenti, responsabili per regione, province e quant’altro.
Alcune società che hanno tanti titoli hanno tante persone, una rete distributiva capillare, e sarebbe sconveniente e diseconomico cercare una forza vendita di questo tipo se hai due o tre o cinque titoli all’anno. Quindi gli esempi di collaborazione sono evidenti, per esempio Italian International Film di Fulvio Lucisano, ex presidente dell’ANICA, grande sostenitore del cinema italiano, è distribuito da Columbia, senza che questo abbia mai creato assolutamente problemi, è interesse di Columbia distribuire un soggetto in più, questo soggetto in più è liberissimo di scegliere se farsi distribuire da Columbia, da Medusa, da Disney o da Warner, ha scelto la società che gli ha offerto le condizioni migliori. Questa è la dinamica.

Gli associati sono di quattro categorie, come dicevano, i produttori cinematografici, i soggetti interamente distribuiti, società che acquisiscono diritti Home Video ma che non producono loro materialmente la videocassetta o il DVD e lo danno a un’altra società, le società di duplicazione e replicazione, ormai sostanzialmente quasi tutte le società che svolgono questo servizio in analogico o in digitale si sono associate a UNIVIDEO e sono una componente importante, sono quasi il 20%, e poi abbiamo aperto una categoria per il non-profit, sono quelle associazioni che utilizzano i supporti audiovisivi per ragioni di divulgazione culturale, che pagano 1 euro all’anno. Per esempio c’è ne una che mette le prediche dei rabbini in videocassetta e le divulga, oppure i servizi missionari, cose di questo tipo, ovviamente non facciamo pagare una quota associativa a queste associazioni, riteniamo corretto per una associazione che valorizza l’audiovisivo su videocassetta o DVD come strumento di divulgazione culturale e didattica dare una mano a queste società che magari hanno un problema perché non sanno bene come gestire il contrassegno, se devono pagare i diritti SIAE su queste opere che sono destinate a un pubblico ristretto, e così via. Queste sono le quattro categorie di associati che fanno parte di UNIVIDEO.

Nel 1998 ho ottenuto che UNIVIDEO aderisse a Confindustria, non è stato facile perché c’era comunque il rischio di venire confusi con l’ANICA, che è l’associazione che tradizionalmente rappresenta il cinema all’interno di Confindustria, però alla fine siamo riusciti ad ottenere l’accettazione a Confindustria e a diventare associazione di categoria dal 1999. E’ un merito che mi prendo perché ho lavorato molto e sono riuscito ad ottenere una cosa a cui pochi credevano: una necessità che aveva questo settore era avere, e adesso ce l’ha, una consapevolezza di sé. Si aveva sempre l’impressione di essere qualcosa meno di quelli del cinema, di essere quelli che facevano cose diverse, invece a mio avviso questo è un settore come tutti gli altri: se l’Assobirra fa le sue attività di lobby e comunicazione non vedo perché non debba farlo l’Asso editori audiovisivi, che è quello che siamo noi.

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