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Pirateria e contrassegno S.I.A.E.

D. Pirateria delle videocassette, pirateria del DVD. Una volta c’era il giro delle videocassette pirata, oggi si trovano abbastanza facilmente in Internet in anteprima i film digitalizzati, con qualità di tutto rispetto. Esiste ancora un mercato delle videocassette pirata, esiste un mercato dei DVD pirata?

Davide Rossi – Su questo non ho niente da dire, non è competenza di UNIVIDEO occuparsi della pirateria, la competenza è tutta della FAPAV. UNIVIDEO è socio fondatore della FAPAV, l’abbiamo sostenuta fin dalla sua creazione, anzi originariamente il presidente di UNIVIDEO era il presidente della FAPAV, una situazione analoga a quella che oggi troviamo in FIMI e FPM. Quindi non ho posizioni su questo argomento, rimando tutto alla FAPAV.
In realtà noi buttiamo un po’ di acqua sul fuoco sull’argomento pirateria, perché abbiamo paura che la contrazione degli acquisti nella grande distribuzione segua un po’ la paura di una pirateria devastante. Paura che il responsabile acquisti di una grande catena di distribuzione dica “ne volevo comprare cento, ma se c’è tutta questa grande pirateria ne compro ottanta perché magari mi rimangono li sul bancone”. Molto spesso abbiamo ritenuto giusto frenare, non gridare necessariamente a voce alta su questo, che rimane comunque un problema serissimo che dobbiamo affrontare, perché abbiamo un paura degli effetti negativi che può avere su tutta la filiera distributiva.
La nostra paura non è tanto sul consumatore, che se vuole comprare compra, ma sulla filiera distributiva, che ci creda un po’ di meno e che quindi ritenga questo prodotto meno attraente.
Siccome in questo momento stiamo dicendo, usando mezzi di comunicazione tradizionale per parlare con la grande distribuzione (i giornali di settore), e lì diciamo, comprate videocassette e DVD che non vi rimarranno i bancali, comprate che la gente comprerà, abbiamo un po’ paura a dire, sì, la gente avrebbe comprato se non ci fosse stata la pirateria, e così loro dicono a noi la pirateria non ce ne frega niente, la roba non la compriamo, nel bancale ci mettiamo dentro la Barbie, che così quella la vendiamo, invece di metterci dentro le videocassette. Questa è l’unica ragione per cui noi non siamo intervenuti.

D. Per quanto riguarda il contrassegno S.I.A.E., lo ritenete uno strumento valido per combattere la pirateria?

Davide Rossi – Quando è stata discussa la legge antipirateria, la 248/2000, l’UNIVIDEO non è stata in grado di prendere una posizione, né pro né contro il “bollino”. Quando ci furono delle consultazioni informali su questo argomento, noi, anche per la devoluzione di cui vi dicevo prima, ovvero la pirateria è competenza FAPAV, noi non abbiamo preso posizione, abbiamo lasciato l’argomento aperto e abbiamo detto, portateci voi dell’antipirateria gli argomenti se valga la pena oppure no. La FIMI e la FAPAV hanno fatto lobby, e in quel periodo le Position Paper le firmava anche la BSA, a favore del bollino. Poi la BSA sempre si scosta un po’, ma a livello istituzionale la percezione era che le tre associazioni danneggiate dalla pirateria volessero delle norme pesanti, e alla fine le norme volevano il bollino.
Di fatto il bollino è stata una misura che è stata richiesta dalle forze dell’ordine, principalmente, che dicevano: “noi entriamo in un grande magazzino, c’è una valanga di roba, se questi mi dicono, si si qui s’è il bolino perché è Yuppi Du di Celentano (un titolo a caso, ride, ndr.), questo c’è il bollino perché è una compilation di Toto Cotugno, e questo non ha il bollino perché è Microsoft Office. Noi dovremmo prendere tutta sta roba e periziarla, è un pasticcio. Semplicemente noi riteniamo, visto che ci viene chiesto di sequestrare una valanga di roba, e il messaggio è sequestrato un milione di questo, sequestrato un milione di quello, per sequestrare non dobbiamo guardare troppo per il sottile, se c’è il bollino non si sequestra, a meno che ovviamente non ci sia una prova che il materiale sia illegale, se manca si sequestra”.
Poi però con tutta questa lotta di lobby confusa che c’è stata quando c’era da recepire la Direttiva e poi il decreto di attuazione, si è fatto un gran pasticcio, Di fatto musica e video non hanno mai detto che non volevano il bollino, ma hanno sostenuto la validità e l’utilità del bollino.
Quindi noi associazione abbiamo preso atto che le strutture antipirateria chiedevano al Parlamento di varare una norma che richiedesse il bollino applicato dalla SIAE. Questo non vuol dire che a noi debba sempre andare bene come fa la SIAE, come lo mette, se i tempi di consegna sono buoni, se il bollino va bene, anzi mille volte abbiamo contestato ‘sta storia del bollino, abbiamo fatto pasticci, il bollino lo grattavi via con l’unghia, per un certo periodo l’inchiostro si poteva graffiare?

D. …ma il bollino viene messo sulla plastica che ricopre la confezione…

Davide Rossi – L’antipiratera è come la guardia del corpo che consente al vip di andare alle feste, e di non essere aggredito dai fans o dai malintenzionati. Però il vip deve andare alla festa, o dove desidera andare, allora se all’industria viene comodo, perché le tirature sono mostruosamente grandi, e i processi produttivi complicati, di mettere il bollino fuori, dentro, e così via, noi siamo per chiedere la massima libertà di dove applicare il bollino. Se io veramente tengo a un prodotto, allora il bollino lo applico dentro la videocassetta, se è roba a cui non ci tengo tanto, perché quasi gratis, pensa anche a tutte queste edizioni con i giornali, e va beh, che m’importa, lo metto perché è un obbligo di legge, però non voglio che questa cosa qui mi comporti dei fermi macchina o quant’altro.
Siccome ultimamente c’è stata una forte campagna iconoclasta anti-bollino, anche tra i nostri associati, tra i duplicatori, che vedevano il bollino come un ostacolo alle dinamiche distributive e produttive, tieni conto che non stiamo parlando di gente che sta negli scantinati, ma parliamo di imprese che sono certificate ISO 9002, che lavorano in ambiente sterile, che hanno ritmi di lavoro 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che non tengono mai ferma la macchina, che hanno immobilizzazioni per decine di miliardi, di questa realtà stiamo parlando. Tante volte si trovano a dover fermare le macchine perché non sono arrivati i bollini per tempo, e questa è una cosa che ha creato molta tensione, e noi ci siamo interrogati su ciò lo scorso 25 marzo, in un consiglio direttivo molto acceso e infuocato, dove abbiamo invitato anche la FAPAV, ci siamo messi lì e hanno parlato quelli a favore e quelli contro il bollino.
Quindi alcune case hanno detto che UNIVIDEO dovrebbe prendere posizione e chiedere l’abolizione del bollino sui supporti, altri invece hanno detto, no, tutto sommato il bollino va mantenuto. Gli schieramenti erano abbastanza chiari, la FAPAV a favore del bollino, altre imprese, che hanno piccole tirature, penso a un nostro associato, che nonostante il nome americano è italianissimo, Cine Hollywood, che dice: a volte faccio tirature di 5/6mila pezzi e ogni volta devo compilare i moduli, ricevere il bollino, è un disastro per me, è veramente un pasticcio, io preferirei che venisse abolito.
Abbiamo ascoltato anche la MPA su questa posizione, e alla fine la posizione che è venuta fuori da noi è che siamo contrari a qualsiasi nuovo obbligo che sorga, mediamente, su qualche cosa che non è obbligatorio. Abbiamo paura che se aboliamo il bollino, da un giorno all’altro questo potrebbe veramente infiammare la pirateria.
Non solo, tieni conto che noi abbiamo anche un prodotto differenziato per destinazione, non solo la pirateria di chi piglia la cassetta, la fa finta e via, ma soprattutto la pirateria di chi acquista cassette solo per il noleggio e poi le vende.
Mentre ora la videocassetta per il noleggio ha una espressa menzione, “rental”. Quindi questo consente una certa facilitò di controllo presso le videoteche, i video noleggi, in generale. Alla fine abbiamo ritenuto di dover sostenere il bollino. Anche se siamo sempre a contestare la SIAE sui tempi di consegna, stiamo pensando ad alcune interessanti soluzioni di bollinatura in remoto, il duplicatore tiene i bollini e ha il una macchina con cui può stamparli lui, tiene solo i bollini vergini e ogni volta si fa dare una autorizzazione via linea telematica, direttamente dalla sede centrale S.I.A.E. Sono già state fatte due sperimentazioni, Pozzuoli e Technicolor, la macchina è sigillata, non apribile, presso la sede del duplicatore, è in collegamento con una normale linea telefonica, non Internet, il duplicatore inserisce la sua smart card, si identifica e dice voglio poter fare 10.000 bollini per il titolo tot e il committente tot. La SIAE gli manda l’autorizzazione e la macchina viene autorizzata dalla SIAE. Il sistema è comodo, perfetto, ci sono solo dei costi iniziali, però li stiamo puntando.
I problemi su questo sono che solo i migliori duplicatori, quelli più seri, quelli più affermati, possano fare questo, e gli altri no. Meglio! Vorrà dire che daremo una frustata di competitività al mondo della duplicazione e della replicazione, e vorrà dire che qualcheduno si consorzierà, se sarà troppo piccolo per avere questa macchina, e qualcheduno più grande si farà garante per un suo subfornitore, tanto le subforniture ci sono, non è che io do da duplicare a uno e sono certo che la roba la fa solo lui, la fa un altro, la roba gli arriva, va benissimo.
Potrebbe portare forse a una concentrazione delle imprese di duplicazione, ma non mi sembra un grosso problema, se alla SIAE, ente di diritto pubblico, viene data la possibilità di affidare ad altri il lavoro di vidimazione, questa sceglie con chi farlo. Come avviene in altri settori. Bisognerà identificare, ed è quelli che stiamo facendo, i parametri minimi per poter accedere a un sistema di bollinatura in remoto come quello per i duplicatori.
Chi non vorrà farlo, manterrà il vecchio sistema, andrà alla SIAE con i moduli per i DRV e DRM, e la SIAE sarà comunque alleggerita del lavoro. Queste sono delle misure che noi abbiamo cercato di attuare.

D. Per quanto riguarda la pirateria relativa alla TV ad accesso condizionato?

Davide Rossi – E’ un problema gravissimo, anche se in questo momento il numero dei pirati che vede le due pay-tv in Italia è pari a zero. I sistemi attualmente non sono più violati. Questo non vuol dire che rimarranno sicuri per sempre, però la guardia deve essere tenuta alta per un motivo: mentre per la pirateria dei supporti (CD, cassette, DVD, ecc.) i pirati si devono organizzare per mettere in piedi una rete distributiva, comprare i supporti, e quant’altro, in questo tipo di pirateria, nel momento in cui il sistema viene violato, nel giro di una settimana tutti i consumatori possono avere la carta pirata. Il sistema può crollare da un giorno all’altro, perché il meccanismo di produzione della carta pirata costa praticamente niente. Devo sottolineare la difficoltà che fa la pay-tv ad attecchire, anche se la regali. C’è anche difficoltà a calcolare il numero di ricevitori presenti, il dato odierno è che comunque di pirati non ce n’è neanche mezzo, e la gente fa la coda ad abbonarsi.
Certo che in questo campo, ove prodursi la carta pirata non costa praticamente nulla, la leva del prezzo non ha effetto. Mettiamo caso che l’abbonamento annuale costasse 250 euro, e la carta ne costasse 50, se si abbassa l’abbonamento il pirata può vendere la carta a 40 euro, e così via. Se l’abbonamento costasse 100 euro, il pirata, dato che non gli costa nulla produrre la carta, te la potrebbe anche regalare se fai l’impianto, ecc. ecc. La carta pirata può anche diventare un gadget, o uno strumento per convincere la gente a mettere la parabola. Storicamente, le prime carte pirata venivano prodotte in Toscana e Veneto, e non si pagava la carta pirata, si pagava l’impianto.
Bisogna capire, se e quando verranno violati i sistemi, se quel software sarà abbastanza compresso o leggero da poter stare nella carta originale, per poterla riprogrammare (le cosiddette MOSC, Modified Original Smart Card), oppure se sarà necessario fare una carta Wafer, completamente nuova. Perché, se posso modificare la carta esistente, è facile farlo, si tiene la stessa carta e si disdice l’abbonamento, se invece ci vuole un’altra carta, i pirati dovranno andare in giro a cercare i chip sufficientemente potenti per contenere il software pirata, e la cosa si complica, perché a monte c’è un controllo sulle fabbriche che producono i chip, e così via. E in ogni caso ordinarle, farle arrivare, ecc. comporta dei costi e la cosa è un po’ lenta. E’ un grande punto di domanda, per questo bisogna essere molto attenti e molto rigidi per non creare confusione o pasticci.

Una volta, chi sapeva produrre decoder pirata, li faceva a casa sua o nella sua azienda, e li vendeva lui, senza metterli su Internet. Se oggi qualcuno riesce a violare i sistemi, bisogna capire se farà il monopolista delle carte pirata, o se decide, per ragioni sue, di metterle su Internet. A meno che non abbia già uno stock di chip acquistati a prezzo bassissimo ed è mio interesse venderti la carta più il software. Le ipotesi possono essere le più diverse.
Credo, e ho sempre creduto, poco alla pirateria altruistica, ritengo che sia un modo per avere dei guadagni. A Berlino in una conferenza organizzata dalla Federazione delle televisioni tedesche ho incontrato Marcus Kuhn, che era uno dei più famosi pirati su Internet e adesso fa il ricercatore all’Università, in Germania. Un altro pirata tedesco lavorava per NDS? oggi Murdoch, se fosse un ragazzo intelligente, sveglio, con voglia di fare business e uno squalo-imprenditore, farebbe il pirata. Alla fine questi ragazzi hanno soldi, fanno l’Università, hanno dei megacomputer, e poi il lavoro lo perdono quelli che fannoil call-center a Stream. Che sono ragazzi che magari cercano di mantenersi all’Università, che vogliono arrotondare, che magari hanno trovato il loro primo lavoro. Negli ultimi mesi a Tele+ il lavoro l’hanno perso tanti, ma proprio tanti, ragazzi con voglia di fare, impegnati, stare sei ore in un call-center è un’esperienza che non auguro a nessuno perché è tremendo, chi telefona è sempre arrabbiato, ha un problema, e per di più ha pagato? e poi arriva un pirata, che se fa i soldi lui, questi poveri ragazzi li fa licenziare. Poi il cattivo è il capitale? bah, non so.
Non credo alla pirateria per hobby…

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.