Pirateria del software: forme, impatto e tutela legale

Come ormai comunemente noto, negli ultimi anni il fenomeno della pirateria nel settore dei programmi per elaboratore si è assestata su livelli drammatici: quasi un terzo del software commerciale nel mondo è piratato. In Italia la percentuale del 46% di tasso di pirateria innalza e consolida un dato globale già di per sé scoraggiante, mostrando il suo peso nella assunzione di illegalità di una copia pirata su due in circolazione. Il fenomeno è presente, in misure diverse, in tutti gli ambiti geografici e si concretizza in differenti forme di illecita duplicazione e utilizzo dei programmi per elaboratore.

In primo luogo la duplicazione illegale di software, analogamente a tutte le opere protette dal diritto d’autore, può presentarsi sotto forma di contraffazione. Con la parola contraffazione si intende l’attività di pedissequa e illecita riproduzione del supporto contenente il programma, del manuale, della scatola e di tutti i segni distintivi del software che il produttore può apporre (come, ad esempio, il cosiddetto COA, Certificate of Authenticity presente sui prodotti Microsoft), allo scopo di realizzare un prodotto il più possibile simile all’originale, quando non identico. Tale prodotto è destinato alla commercializzazione nei canali utilizzati per il prodotto legale e viene offerto a prezzo di mercato pieno.

La contraffazione in Italia fino a poco tempo fa non aveva un peso particolarmente rilevante nel mercato del software illegale, era un fenomeno più propriamente riconducibile ai mercati del Sud Est Asiatico, Cina Taiwan e dell’area dell’ Europa dell’Est. Negli ultimi anni i casi di contraffazione sono in costante aumento e sembrano incidere sempre più marcatamente sul totale dell’impatto economico della pirateria.
Una seconda forma di pirateria anch’essa rilevante dal punto di vista economico è la pirateria dell’utente finale o aziendale, che riguarda appunto l’ipotesi in cui un privato cittadino, un professionista o un impiegato di un’azienda copi illegalmente o utilizzi software senza regolare licenza d’uso.
Il cosiddetto fenomeno dell’underlicensing, si verifica quando si installano più copie di un programma software di quante non sia consentito dalla licenza d’uso. Tale pratica consiste sia nel caricamento del programma acquisito per un singolo elaboratore su più computer o postazioni di lavoro, sia nell’utilizzo di un numero di utenze superiore al numero delle licenze acquistate. Qualora il programma si trovi su un server al quale accedono più utenti di quante siano le licenze acquistate dall’azienda siamo nella ipotesi della cosiddetta “pirateria Client/Server“. E’ da notare che l’illecita duplicazione si configura anche nell’ ipotesi il software venga scaricato dal web e installato senza averne i diritti d’uso, attraverso cioè il download non autorizzato da siti pirata o da altre fonti.

In particolare, in Italia è emersa una propensione diffusa da Nord al Sud del Paese per quanto concerne la pirateria in campo professionale e aziendale. Tale “attitudine” ha trovato concreti riscontri in seguito alle operazioni condotte dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura su tutto il territorio, a partire dall’approvazione della legge 248/00 che ha modificato la legge 633/41 (legge sul diritto d’autore). A partire da Veneto e Liguria così come più recentemente nel napoletano, le verifiche condotte dagli inquirenti negli ultimi sei mesi hanno assunto carattere di capillarità, estendendosi a tutto il territorio, e hanno evidenziato il dilagare del fenomeno dell’underlicensing aziendale, con picchi di utilizzo illegale del software nel 75% delle aziende verificate nelle aree del triveneto e del napoletano.

Un’altra pratica riconducibile alla pirateria è il cosiddetto “HDL o, Hard Disk Loading“, che consiste nel precaricare il software richiesto dal cliente all’atto di acquisto di un nuovo hardware. Tale condotta è frequente sui PC offerti al pubblico ad opera dei rivenditori, senza che vengano preventivati e trasferiti al consumatore i costi delle relative licenze d’uso ed è particolarmente diffuso nel canale distributivo, in quanto permette un abbattimento dei costi nell’offerta di acquisto di un nuovo pc. Il danno non è solo dei produttori di software, i cui prodotti non vengono pagati, ma anche dei rivenditori che propongono offerte trasparenti comprensive del prezzo di hardware e software. L’offerta di prodotti illeciti avviene spesso anche tramite la preparazione di un cd masterizzato o di una compilation di programmi applicativi e utilities a scelta del cliente.

Segue in termini temporali, ma non certo per gravità di impatto, la pirateria in Internet: In rete sono numerosissimi i siti che distribuiscono materiale piratato e che spesso sono parte di complesse organizzazioni internazionali. Durante gli ultimi casi svolti dalla Guardia di Finanza di Roma nell’operazione “Anti-cracking” del febbraio 2002, nella quale sono stati sequestrati numerosi siti pirata su tutto il territorio, alcuni di questi siti avevano un giro di affari di 10.000 Euro al giorno legati alla illecita riproduzione e distribuzione di supporti pirata contenenti compilation (Twilight, Dougal, etc..), sistemi operativi e applicativi, file MP3 e altre opere protette. L’impatto economico globale del fenomeno è complesso ma è certo che il fenomeno è in crescita esponenziale e genera prospettive allarmanti.

È utile sottolineare come l’attività delle Forze dell’Ordine e della Magistratura svolta in stretta collaborazione con BSA e con altre organizzazioni nel campo della protezione della proprietà intellettuale, abbia portato alla realizzazione di vaste operazioni che hanno consentito di mettere in ginocchio alcune tra le più rilevanti organizzazioni internazionali dedite alla pirateria. L'”Operazione Copyright” svolta sotto il coordinamento della Procura di Matera nel dicembre 2000 ha dimostrato le connessioni tra mercato del contraffatto e criminalità organizzata. Da verifiche sistematiche operate nel settore aziendale è stato rinvenuto software contraffatto distribuito da una rete di criminalità organizzata che importava i prodotti dal Sud Est Asiatico su tutto il territorio italiano. I prodotti contraffatti sequestrati in depositi clandestini, per un valore di oltre un milione di Euro, venivano distribuiti nei canali leciti con prezzi commerciali assolutamente in linea agli originali e supportavano un ciclo di microcriminalità.

Il dato che emerge dall’attività svolta indica che ci troviamo di fronte a un fenomeno che attraversa in modo trasversale le classi sociali coinvolgendo individui di differenti estrazioni. Se è vero che la criminalità organizzata non è certo estranea al traffico illegale di opere dell’ingegno, in moti casi la dimostrata connessione tra violazione del diritto d’autore e altre forme di criminalità, quali la truffa, il riciclaggio e la diffusione di immagini pedopornografiche, sta portando a valutare con maggiore attenzione condotte in passato considerate con indulgenza.

In Italia, come anticipato, il tasso di pirateria del software si è assestato negli ultimi anni su una media del 45%. L’ultimo dato divulgato da BSA, come anticipato, vedeva un tasso di pirateria del 46% nell’anno 2000, praticamente il doppio di quello dei prodotti audiovisivi e musicali e analogo alla pirateria del settore dei videogiochi. Il danno legato alla pirateria nel nostro Paese ha raggiunto cifre decisamente rilevanti: le perdite economiche nazionali legate al mondo del software commerciale ammontano a 450 milioni di Euro all’anno, con perdite fiscali proporzionalmente ingenti.

All’interno dello scenario europeo il nostro Paese risulta essere uno dei più esposti al fenomeno con percentuali inferiori solo alla Spagna, 51% e Grecia, 66%, secondo quanto riportato dall’indagine del Global Software Piracy Study, commissionata da BSA a International Planning e Research Corporation sempre sui dati dell’anno 2000.

I motivi di una così alta presenza del fenomeno della pirateria in Italia possono essere ascritti a diverse ragioni, tra le quali va segnalata in prima istanza la mancanza di un corretto approccio culturale all’importanza e al valore della proprietà intellettuale e delle opere dell’ingegno. Il consumatore considera il furto di un prodotto immateriale e intangibile quale il software o altre opere protette, come una condotta di scarsa rilevanza. Il paradosso è che l’illecita sottrazione di un bene immateriale ancorché creativo e fondamentale per l’organizzazione del lavoro, quale può essere un programma di calcolo, di architettura o di design e grafica, viene percepito dall’opinione pubblica in maniera più lieve rispetto alla sottrazione di un bene materiale e concreto, anche se di valore irrisorio. E’ stato dimostrato da uno studio condotto dall’ Ashdown Group nel 2001 che tale percezione e l’apparente mancanza di vittime aumenterebbero la propensione al rischio dell’utente.

La risposta principale al problema pirateria, sempre in base allo studio citato, risiederebbe nella diffusione di una cultura della legalità e del rispetto delle opere creative da parte dell’utente, oltre a leggi severe che proteggano le opere dell’ingegno in maniera sempre più efficace. Sotto tale profilo, gli intervistati in Italia hanno dimostrato di conoscere la legge sul diritto d’autore forse in misura più approfondita di quanto avvenga in altri paesi europei ma hanno maggiore propensione ad evaderla coscientemente. La valutazione dei rischi che si corrono in base alla legge però non sempre è chiara.

E’ opportuno ricordare, a tale proposito, che l’art 171-bis della legge sul diritto d’autore prevede a carico di chi abusivamente duplica software per trarne profitto una pena da 6 mesi a 5 anni di reclusione ed una multa che può arrivare a 15.000 Euro. Senza parlare dell’efficacia deterrente svolta delle neo introdotte sanzioni amministrative previste dall’art. 174 bis che possono arrivare al “doppio del prezzo di mercato dell’opera o del supporto oggetto della violazione, in misura comunque non inferiore a lire duecentomila” per ogni esemplare illecito rinvenuto.

Dichiarato scopo della recente modifica operata dalla legge 248/00 è garantire maggiore protezione alle opere dell’ingegno e dei titolari dei diritti. Ancora oggi, tuttavia, la norma penale necessita di una maggiore chiarezza interpretativa e rigore applicativo soprattutto nella fase giudiziale. Va sottolineato come, specialmente in passato, di fronte ad una attività di contrasto posta in essere dalle Forze dell’Ordine con energia ed impegno, non sempre la sentenze hanno accolto il dettato legislativo in maniera chiara e sono state frequenti le ipotesi di assoluzione in relazione a reati di pirateria di particolare gravità.

Sempre più importante appare anche la tutela delle opere in ambito digitale, in quanto tale e in rapporto alle problematiche sulla sicurezza. In questo senso la seconda parte dell’art. 171 bis equipara alla abusiva duplicazione al fine di trarre profitto la condotta che tenda “a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l’elusione funzionale di dispositivi applicati ai programmi per elaboratori”, dimostrando rinnovata sensibilità nei confronti delle misure tecniche di protezione che il titolare apponga ai prodotti. Tale previsione aprirebbe il varco alla tutela del software nelle ipotesi di pirateria su siti pirata che offrono numeri seriali, cracks etc.

Lo scenario delineato ha portato i titolari dei diritti a guardare con maggiore attenzione alle problematiche collegate alla pirateria da un lato e le associazioni di categoria a rinnovare l’impegno per una maggiore tutela su tutti i fronti. D’altro canto l’obiezione frequentemente mossa sul prezzo come fattore determinante, guida, laddove possibile, all’adozione di nuove politiche di licenza, di differenziate forme di utilizzo dei programmi secondo modalità temporalmente definite e parametrate alle effettive necessità dell’utente, che vale la pena di conoscere e valutare. Entrando in un programma di gestione corretta del software in termini di necessario asset aziendale, si può ottimizzare l’utilizzo delle licenze già presenti e regolarmente acquisite. Per il grande pubblico si stanno affinando le licenze rivolte a determinate categorie che devono utilizzare i programmi per ragioni di studio e investimento culturale (studenti, mondo dell’educazione in genere, Università, enti no profit, ?), che consentono investimenti proporzionati alle esigenze e contribuiscono a ridurre la propensione all’uso di prodotti illegali.

Il problema di fondo del nostro Paese rimane l’educazione al rispetto della creatività e del lavoro intellettuale altrui. Il fattore culturale è, come spesso accade, alla base di ogni cambiamento di prospettiva. E’ necessario che organizzazioni, istituzioni, movimenti di opinione riconoscano il valore imprescindibile della proprietà intellettuale e ne facciano il centro di un programma di educazione, che costituisce la prima valida risposta al problema della pirateria.

Claudia Pavoletti
Responsabile BSA

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