L’intervista

Quando siete nati e con che scopo?

SCF, Società Consortile Fonografici, è nata il primo febbraio 2000, dopo un anno di intenso lavoro e numerose verifiche. Si tratta di una delle poche – se non dell’unica – società di collecting la cui costituzione è stata preventivamente autorizzata dall’Antitrust.

L’oggetto sociale è la gestione e l’amministrazione, in Italia, dei diritti di utilizzazione secondaria spettanti ai produttori fonografici. Si tratta quindi dei diritti connessi previsti dagli articoli 72, 73 e 73 bis della legge 633/41 (diritto esclusivo di riproduzione, diritto a compenso per pubblica esecuzione). L’attività è perciò focalizzata nella negoziazione con gli utilizzatori, nella raccolta dei dovuti corrispettivi e nella successiva ripartizione ai mandanti.

SCF, che attualmente rappresenta oltre il 90% dei produttori fonografici, nazionali ed internazionali operanti in Italia, non persegue scopo di lucro e ha quale finalità, avendo adottato la forma di Società Consortile, quello di ripagare le proprie spese. Non vi è quindi un utile in senso stretto, se non dal punto di vista dell’efficienza e in termini di riduzione dei costi per l’espletamento dell’attività.

Per quel che riguarda l’attività va detto che dal 2000 a oggi abbiamo aumentato notevolmente il volume dei diritti raccolti, e conseguentemente anche il volume delle ripartizioni spettanti a soci e mandanti. Questo ha comportato, naturalmente, un’espansione, in valori assoluti, della dimensione della società e dei suoi costi, ma di contro si è raggiunta una progressiva riduzione, in termini percentuali, dell’onere che viene richiesto, sotto forma di provvigione a soci e mandanti.

Chi sono i mandanti ?

Ai soci fondatori, Warner, Sugar, Sony, Universal, RTI, BMG ed EMI, si sono aggiunti Time, Nar ed Edel, sempre come soci, e oltre settanta aziende mandanti che hanno conferito la gestione dei loro diritti.

Premesso che uno degli elementi costitutivi della società consortile sta nella neutralità delle regole applicate e nella loro indipendenza, va detto che per accedere alla qualità di socio è necessario aver maturato un certo numero di diritti e aver raggiunto una certa dimensione.
Peraltro l’essere socio implica l’eventualità – in un ottica puramente teorica visto che questa non si è mai verificata – di sostenere i costi qualora occorresse ripianare delle passività.
Naturalmente, oltre ad acquisire la qualità di socio, è possibile limitarsi a conferire a SCF solo un mandato.

La qualità di Mandante è astrattamente assumibile da qualunque terzo, anche da un produttore discografico che abbia realizzato soltanto una registrazione. Guardando al futuro prossimo quest’evenienza non è poi così utopistica, è pensabile, infatti, di arrivare a sistemi di gestione che permettano la tracciabilità della singola registrazione, anziché limitarsi al globale di etichetta.
Una gestione dei diritti avanzato dal punto di vista tecnologico è difatti uno degli obbiettivi che ci proponiamo e anche un piccolo produttore fonografico o gli artisti che si autoproducono potranno trovare conveniente affidare un mandato a SCF.

Dei diritti riscossi, quanto viene trattenuto da SCF?

Vi è una percentuale, uguale per tutti, su quanto viene incassato. Storicamente la percentuale più elevata è stata del 15%. Oggi siamo intorno al 10-12%, dipende naturalmente dagli anni e dagli investimenti che si vogliono sostenere.

Per cui siete una specie di SIAE dei produttori fonografici…

Le similitudini in massima parte si arrestano alla materia. SCF infatti gestisce un sistema che consente principalmente di dare un servizio alle piccole aziende.
Questa affermazione può sembrare paradossale dato che SCF è stata costituita su iniziativa e spinta delle maggiori case discografiche. In realtà, invece, ed è il ragionamento seguito anche dall’Antitrust nella fase costitutiva della società, una azienda di grandi dimensioni, specialmente se multinazionale, potrebbe sempre avere la possibilità di negoziare i diritti connessi da sola, perché oltre all’organizzazione necessaria, ha il volume e la massa critica per accedere a un negoziato.
Di contro per le piccole aziende questa possibilità rimane solo teorica e non è oggettivamente percorribile: si provi a immaginare le difficoltà che troverebbe ciascun produttore fonografico nel negoziare con RAI, Mediaset o con le Associazioni degli operatori radiofonici, la propria piccola quota di registrazioni..
Risulta poi del tutto evidente la convenienza anche per gli utilizzatori nell’avviare un negoziato che copra tutto, anziché 80 o 100 negoziati separati.

Dal 2000 a oggi quali sono le principali azioni di SCF?

Nel primo anno di attività, SCF ha dovuto affrontare i problemi legati alla propria costituzione e ottimizzare l’attività sino a ora svolta su questo fronte ed ereditata da FIMI. Sono stati rinegoziati tutti i contratti con i grandi soggetti come RAI e Mediaset e avviati i primi contatti con altri utilizzatori fino ad allora esclusi dalle trattative. Sempre nel 2000 si sono poste le basi per raggiungere una soluzione dell’annosa lite con l’IMAIE, iniziata negli anni immediatamente successivi al 1993 e che si è trascinata per quasi 10 anni con continue liti e diverse cause a Roma e a Milano. Il successivo negoziato è poi stato finalmente concluso il 15 gennaio 2002, arrivando a un accordo che regola la totalità delle questioni attinenti ai diritti intermediati da SCF – sostanzialmente tutti i diritti di utilizzazione secondaria artt. 73, 73-bis l.d.a, e copia privata.
Il 2001 ha invece avuto per obbiettivo – raggiunto – oltre a ottenere, appunto, l’assestamento degli accordi con il mondo degli artisti, quello di negoziare degli accordi con le associazioni delle emittenti radiofoniche. Dopo un anno di trattative condotte su tavoli diversi, con contenuti e andamenti diversi, dal punto di vista dei tempi e dei risultati finali, si è arrivati a chiudere tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002 l’accordo con RNA, con FRT e AERANTI-CORALLO, riuscendo a coprire, di fatto, la quasi totalità delle emittenti radiofoniche, nazionali e locali.
In parallelo si è incominciato a saggiare, e probabilmente sarà il fronte strategico del 2003, anche il versante dei pubblici esercizi, realtà molto variegata che storicamente è in regola solo per il settore rappresentato dalle discoteche e dai locali da ballo, grazie a una vecchia convenzione con la SIAE.
Tolto questo mondo, tutte le altre realtà, come hotel, grandi magazzini, linee aeree e via discorrendo, sono ancora largamente inadempienti.
Nei confronti di questi soggetti si è partiti con un approccio strettamente legale: proposta di trattativa, rifiuto da parte dell’utilizzatore, radicamento di casi legali pilota. A questo riguardo sono infatti pendenti alcune liti contro grandi operatori tra i quali Rinascente, Star Hotel e MacDonalds, in primo luogo per non autorizzata fissazione delle registrazioni, e per utilizzazioni più complesse e variegate, come per esempio i messaggi pubblicitari sincronizzati alla musica (il tutto ricade sotto l’ombrello dell’art. 72 l.d.a.), e in secondo luogo la debenza del compenso ex artt. 73 e/o 73-bis l.d.a.

Va rilevato comunque che dal 2000 SCF ha subito registrato uno sviluppo esponenziale ma il mercato italiano era, e in buona parte è ancora, lontano chilometri dagli equivalenti mercati esistenti in Europa.

In confronto al mercato francese, olandese, tedesco o inglese, l’Italia non ha sicuramente un tasso di presenza e diffusione inferiore di soggetti che utilizzano musica in via secondaria. Basta pensare al numero di broadcaster, radio, pubblici esercizi e anche ad altre, alle volte bizzarre, forme di pubblica utilizzazione. L’esperienza quotidiana ci vede, infatti, fruire musica molto spesso: quando si fa la spesa, quando si entra in un negozio, o si prende la metropolitana o si beve un caffè.
Se ieri era abitudine pensare che quella musica provenisse semplicemente da una radio o da un lettore di CD con una persona addetta a cambiare periodicamente la musica, oggi è uscito allo scoperto un mercato altamente specializzato e tecnologicamente avanzato, composto da services organizzati, che per conto terzi, realizzano palinsesti musicali attraverso MP3 o con la masterizzazione di compilation ad hoc.
Questo potrebbe indurre a chiedersi di quale forme di pirateria si tratti e concentrarsi sui provvedimenti. Noi preferiamo invece pensare a un’opportunità per tutti di lavorare nella regolarità, con la consapevolezza che la musica è un bene, è un valore, e come tale merita di essere riconosciuto con un equo compenso.

Delle potenzialità del mercato italiano è riprova un dato tra tutti, al di là delle tariffe applicate dai singoli paesi: il volume di diritti riscossi da SIAE spesso superiori a quelli raccolti in altri Paesi.
Nella gestione dei diritti connessi vi è però un ritardo, che puntiamo progressivamente a colmare.
Il lavoro svolto da SCF in questi tre anni dimostra, infatti, che non è sufficiente avere una buona legge se non ci sono delle organizzazioni efficienti che si occupano di darvi corso. Nello specifico, SCF è nata proprio per gestire professionalmente e sistematicamente i diritti previsti nell’interesse dei produttori fonografici e degli artisti.

In questo senso un importante investimento è quello tecnologico. Riteniamo fondamentale infatti perfezionare i nostri sistemi di trattamento e gestione dei diritti e dei compensi, con l’obiettivo di arrivare a una intermediazione e a una ripartizione in una logica di singole registrazioni, piuttosto che per “tonnellate” di registrazioni. E questo anche nell’interesse degli artisti che di certo hanno maggior interesse a una rendicontazione analitica che consenta a ciascuno di avere la quota di propria spettanza.

In Italia siete voi e AFI, giusto?

Oggi i principali soggetti riconosciuti a gestire questi diritti sono AFI da una parte e noi dall’altra.
Per la proporzione dimensionale, basta vedere la lista dei nostri soci e mandanti e compararla con quella di AFI. Più che le dimensioni è interessante però sottolineare la natura tecnica di SCF. Se essere mandante AFI vuol infatti dire essere associato AFI, non vi è la stessa corrispondenza tra l’essere mandante SCF e associato FIMI. Molti dei nostri mandanti non sono infatti associati FIMI.
Di fatto la natura di società di servizi di SCF ci consente di raccogliere il mandato a prescindere dal vincolo associativo che ognuno voglia o meno avere.

Il business della musica cambia dunque?

Certo. Ma questo conferma anche che la musica non arriverà mai a morire. Cambia la modalità di fruizione, si sviluppa, si estende e non si limita più al solo dato relativo alle copie vendute di un album.

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