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La posizione di AF Digitale

AF Digitale ha per prima sulla rete sollevato il problema del testo del decreto di recepimento della direttiva europea sul diritto d’autore, evidenziando alcune storture destinate a pesare iniquamente sui consumatori. Ne è nata i primi di agosto una petizione online, che ha superato a oggi (26-11-2002) le 22.000 adesioni per un totale di 190.000 e-mal inviate ai principali organi competenti e/o coinvolti. Il risultato è stato di portare a conoscenza dell’opinione pubblica un dibattito che, a nostro parere, non può e non deve rimanere confinato tra i tecnici e gli operatori, visto che riguarda in maniera così importante il consumatore, le sue libertà e il suo portafoglio.

Ovviamente, non è solo l’articolo 39 a essere discutibile; altri temi sono all’ordine del giorno, come per esempio tutta la disciplina dei dispositivi tecnologici di protezione e il fatto che possa essere perseguito anche solo il possesso di apparecchi che potrebbero essere atti alla loro rimozione.

Soffermandoci ora prevalentemente sugli aspetti legati al diritto di copia privata, la posizione di AF Digitale è riassumibile in questi punti:

  • Un compenso per la copia privata che vale tanto quanto il costo del supporto o addirittura il doppio non può essere applicato indiscriminatamente su tutti i supporti in base a considerazioni statistiche: viene meno il sacrosanto diritto ad effettuare, senza costi aggiuntivi sensibili, operazioni di memorizzazione di dati non inerenti a materiale coperto da diritto d’autore.
  • La copia privata è permessa solo se si possiede legittimamente il disco originale e se, ovviamente, la copia non è fatta per terzi; se così è, perché pagare un compenso sulla copia, quando sono sempre le stesse orecchie che ascoltano? È assurdo e impensabile che per sentire il medesimo disco a casa e in auto se ne debbano comperare due copie o comunque si debba pagare un compenso aggiuntivo. Non valgono ovviamente gli argomenti secondo i quali poi, alla fine, gli utenti fanno la copia anche dei dischi degli amici: se si tratta di pratica vietata, non è possibile prevedere per legge alcun compenso.
  • La stragrande maggioranza dei supporti video e audio attualmente distribuiti sono protetti contro la copia: tutti i DVD e molte VHS con tecnologie Macrovision; alcuni CD con protezioni di tipo informatico. Il nuovo decreto legalizza definitivamente l’applicazione di tali protezioni e probabilmente ne segnerà la diffusione capillare. I margini per effettuare copie private, già oggi ristretti, potrebbero addirittura sparire del tutto e questo nel pieno rispetto della legge. Un altro motivo per non prevedere alcun compenso e comunque per non ridistribuire nulla agli autori/editori di opere protette.
  • Come ridistribuire i 400 milioni di euro più IVA derivanti dalle nuove tariffe dei compensi SIAE? Difficile pensare a una equa ripartizione di così tanto denaro solo sulla base delle manovrabilissime statistiche, soprattutto da parte di un ente, come la SIAE, che non fa della chiarezza e della trasparenza la sua bandiera. La SIAE, poi, per stessa ammissione di un suo rappresentante, preleva dai compensi i propri costi derivanti dall’attività di raccolta, calcolandoli a consuntivo: in pratica una delega in bianco. Perché non sottoporre al regime di libera concorrenza l’attività di collecting e ridistribuzione dei compensi, valutando anche altre società in concorrenza alla SIAE?
  • Già oggi, anche se i compensi sono molto più bassi di quanto potrebbero diventare, gli stessi autori ed editori accusano alcuni produttori e importatori “minori” di evadere il tributo SIAE e importare alte quantità di dischi senza denunciarli: si tratta di un contrabbando che, in questa fase, è solo leggermente lesivo del mercato, vista la non preponderante entità della cifra evasa. È facile pensare che, se i tributi saranno aumentati ai livelli paventati, il contrabbando di supporti diventi un’attività fiorente e redditizia destinata a cadere nelle mani della malavita organizzata.
  • Se si possono copiare solo dischi legittimamente posseduti, allora, per colpire chi si fa le copie private dei propri dischi, è più equo che siano assoggettati al compenso per la copia privata i dischi originali e non i supporti vergini. Evidentemente questo porterebbe ad un ulteriore aumento del prezzo dei dischi, ma minore in percentuale di quanto non accada per i supporti. In questo caso, proprio come propone l’industria del software, il compenso potrebbe essere riassorbito dai produttori e dai distributori, rendendo il compenso trasparente per l’utente finale; in alternativa potrebbe essere parzialmente assorbito da una diminuzione dell’IVA, provvedimento di cui si parla da molto tempo.

Gianfranco Giardina
Direttore AF Digitale