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La brevettabilità del software: l’euroviltà

Di fronte alla bocciatura della direttiva sulla “Brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici” (2002/0047(COD)) conosciuta anche come brevettabilità sul software, come osservatore non schierato né per la lobby delle grandi industrie né per la lobby girotondina dell?Open-Source, mi permetto alcune osservazioni del tutto personali.
La prima riguarda l’operato delle istituzioni comunitarie, che mi vede passare dall’euro-convinto all’euro-scettico. Infatti, a dispetto delle tante dichiarazioni lette di «posizione coerente del parlamento di fronte alle posizioni della commissione», quel che non viene detto è che i nostri (di tutti i paesi dell’Unione) strapagati europarlamentari si sono spaventati di fronte alle forti pressioni esercitate dalle lobbies, pressioni dopotutto lecite in una democrazia moderna, eppure definite «violente ed inusitate», e per (euro)viltà hanno deciso di non decidere.
Se dovendo affrontare temi spinosi e «caldi» le istituzioni delegate dai cittadini si defilano (inclusa la Commissione che ha annunciato la chiusura del dossier senza ulteriori proposte) mi domando perché mai dovrei pagare con le mie tasse i loro lauti stipendi e le spese dell’euro-baraccone? Solo per vederci propinare una euro-moneta senza una coerente euro-politica economica (con i danni e la crescita stentata visibile a tutti, che siano di destra o di sinistra) o per vederci propinare l’inserimento di troppi paesi solo per motivi di strategia planetaria (vedasi la Turchia, ma anche Malta, la Romania, etc.) senza aver risolto i problemi che ne sconsigliano l’integrazione (vedasi contenziosi turco-greci) o le politiche migratorie della Romania? O per veder cancellate le belle lingue del continente da qualche euro-burocrate che pensa che i 50 milioni di italiani (ma anche gli spagnoli, i portoghesi, etc.) debbano parlare in inglese, francese o tedesco, cancellando la loro cultura, le loro tradizioni e la loro storia?
Insomma il 2005 verrà ricordato come l’anno degli euro-fallimenti!!!

Ma tornando alla bocciata direttiva, chi ha vinto?
Facciamo un passo indietro e chiediamoci perché si sentiva la necessità di una direttiva sulla brevettabilità del software. L’EPO all’art. 52 dell’EPC pone il divieto di brevettabilità dei programmi per elaboratore «in quanto tali», formulazione ambigua che ha portato alla brevettazione di oltre 30.000 invenzioni attuate per mezzo di programmi per elaboratore!
Ovvero il software viene già brevettato, basta definire in modo opportuno la domanda di brevetto ed il gioco è fatto! Ci sono infatti abili studi legali capaci di farti brevettare qualsiasi cosa, bene loro continueranno le loro pratiche facendosi pagare ancor di più e quindi sono indubbiamente tra i vincitori.
In una situazione di caos giuridico vincono coloro che potendosi permettere studi legali hanno l?interesse a creare situazioni di mercato caotiche con brevetti inutili e intimidazioni ai piccoli di cause legali per «violazione di brevetti» ancorché inesistenti, bene i pesci grossi con poche idee ma molti mezzi e nessuna etica, questi hanno vinto, perché «nel torbido si pesca meglio».
Chi dunque ci rimette? L’azienda seria, che investendo tempo e denaro per produrre reali invenzioni non viene supportata da una struttura giuridica adeguata, infatti presupponendo che riesca comunque a ottenere il costosissimo brevetto su una propria invenzione sul software, l’attuale sistema giuridico continentale garantisce che le divergenze di opinione tra tribunali di paesi diversi portino a risultati giuridicamente aberranti (il cosiddetto «Palermo Effect») in cui il Tribunale di un paese X possa annullare la validità di un brevetto non solo sul territorio di sua competenza, ma anche in altri paesi ove invece viene giudicato valido. Ovvero, chi ne avrà i mezzi potrà giocare su questa incertezza giuridica e ostacolare chi vorrà.
La mancanza di certezze giuridiche condanna la «vecchia Europa» a essere sempre meno terra di investimenti in ricerca e sviluppo, trasformandola da continente colonizzatore a colonizzato dalle potenze emergenti, più attente ai loro interessi.
Era quello che volevano i fautori dell’Open Source? Ne dubito!
Era quello che volevano le imprese serie impegnate a investire denaro nella ricerca? Ne dubito!
Fa l’interesse della Comunità, delle sue imprese, dello sviluppo e della ricerca nel settore informatico, beh, di questo sono certo: NO!

Giustino Fumagalli