La battaglia sull’equo compenso

Il tema più dibattuto, e che ha più presa nel pubblico, relativamente al recepimento della Direttiva 2001/29/CE, è, come ci si aspettava, la determinazione dell’equo compenso per la copia privata, previsto dall’art. 39 della bozza di decreto legislativo presentato prima dell’estate dal Governo.
La battaglia, perché proprio di battaglia si può parlare, ha per oggetto la determinazione quantitativa del compenso stesso, e vede, come c’era da aspettarsi, schierati due fronti: quello degli autori, artisti interpreti esecutori e dei produttori, a favore, e quello dei produttori di supporti vergini e di apparecchi riproduttori, e di molti consumatori, contro.
Battaglia che si concluderà, a quanto pare, a favore dei primi. Infatti i rappresentanti del governo hanno visitato tutti i paesi europei coinvolti nel recepimento di questa direttiva, e hanno verificato che il valore del compenso stabilito nel progetto di recepimento italiano è vicino a quello stabilito nel resto dei paesi consultati.
Ma prima di esporre le varie tesi, desideriamo chiarire alcuni aspetti relativi all’argomento di cui stiamo parlando.

1) Il compenso non è una tassa
Da più parti si usa erroneamente il termine “tassa”. Ciò è sbagliato, poiché nulla va allo Stato, ma quanto ricavato è diviso tra autori, artisti interpreti ed esecutori, e produttori.

2) Il compenso è una novità per il nostro sistema
Il compenso per la copia privata è stato introdotto già con la legge n. 93 del 1992. Si tratta ora di adeguare, o quantomeno avvicinare, i compensi attuali, i cui beneficiari considerano irrisori, alle medie europee.

3) Se ho già acquistato il CD originale, perché devo pagare di nuovo per il diritto alla copia?
La cessione di un supporto contenente un’opera dell’ingegno non comporta mai la cessione del diritto di riprodurlo (si intende la riproduzione in una o più copie). Così stabilisce (più in generale) l’art 109 della legge sul diritto di autore. Il diritto di riproduzione spetta al titolare del diritto di autore (art. 13 della legge sul diritto di autore), il quale è il solo che può autorizzare la copia.
Con il recepimento questa direttiva finalmente il legislatore italiano chiarisce la questione (peraltro ingarbugliata dalla legge 248/2000), finalmente si parla esplicitamente nella legge sul diritto di autore di “copia privata” o “copia ad uso personale”, finalmente è data la possibilità all’utente di realizzare copie per uso personale. Questa però è una limitazione alla facoltà esclusiva dell’autore a riprodurre, limitazione che viene compensata con il sistema dell’equo compenso.

4) Utilizzo il supporto per memorizzare dati personali, perché allora devo pagare?
Proprio per questo di parla di “equo compenso” e non esclusivamente di “compenso”. Il compenso è appunto calcolato tenendo conto che l’uso del supporto non è sempre necessariamente quello di memorizzare opere tutelate. Altrimenti, probabilmente, il valore del compenso richiesto sarebbe più elevato.

Bisognerebbe pagare solo se si utilizza il supporto per copiare opere tutelate
Certo, il problema è che si violerebbe la privacy di ciascuno di noi. Non ci deve essere un controllo sull’utilizzo che ciascuno di noi fa dei supporti.

Detto ciò, abbiamo deciso di riportare integralmente le tesi delle parti coinvolte, per consentire a tutti coloro che sono interessati alla questione, di poterle leggere riunite in un unico contenitore.
Riassumiamo brevemente quanto sostenuto dai due schieramenti.
Gli autori, artisti interpreti esecutori e produttori sostengono, tabelle alla mano, che il compenso in Italia è troppo basso, se confrontato con quanto incassato in altri paesi europei. Dato che oggi si copia moltissimo, il compenso deve essere adeguato. In quei paesi ove il compenso è molto più alto di quello italiano, il supporto vergine costa lo stesso che in Italia, per cui non è detto che l’aumento sia assorbito interamente dal consumatore finale.
Dall’altra parte le associazioni di produttori di supporti multimediali, con l’appoggio della BSA, sostengono che un aumento, come quello previsto dal citato art. 39, distorcerebbe il mercato, potrebbe portare al raddoppio del prezzo del singolo supporto, e alla nascita della pirateria dei supporti.
Le singole posizioni, qui estremamente riassunte, sono riportate integralmente e Vi rimandiamo alla loro lettura.
Nella posizione di AFI troverete le tabelle comparative sulla misura del compenso nei vari paesi europei, mentre nella posizione comune di ANIE, ASMI, ANDEC, ecc, troverete la tabella che confronta la misura del compenso attuale e quello previsto dall’art. 39 della bozza di recepimento.

Ci preme dire che forse un errore il legislatore europeo l’ha fatto. Infatti, per armonizzare al meglio la materia e per non creare distorsioni del mercato (il supporto è un prodotto consumato a livello globale), poteva prevedere una misura del compenso unitaria per tutti i paesi membri. Al contrario, rendendo facoltativo il recepimento delle norme sulle limitazioni ed eccezioni al diritto di autore (tranne, come si sa, gli atti di riproduzione temporanea di cui all’articolo 2 privi di rilievo economico proprio che sono transitori o accessori, e parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico), nelle quali è previsto il diritto all’equo compenso per le riproduzioni ad uso privato (art. 5, comma 2 lett. b della direttiva), il legislatore crea le condizioni per una possibile disarmonizzazione (nel campo delle eccezioni), andando contro a quelle che erano invece le intenzioni (la direttiva è appunto intitolata “sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione”).
Per quanto riguarda l’equo compenso, l’eventuale disarmonizzazione verrà superata, ci auguriamo, dalle consultazioni che i singoli paesi hanno avuto sulla questione. Ma rimangono aperti altri aspetti, forse di maggiore importanza, che non riguardano però il tema trattato.

Un compenso va comunque pagato. Come dice l’Avv. Daffarra, di FAPAV: “è necessario che chi si occupa di questo problema ricordi, per prima cosa, che l’industria dei supporti vergini e degli altri sistemi di riproduzione, non potrebbe esistere – quantomeno per il mercato del grande pubblico – se non vi fossero le opere dell’ingegno, a qualunque categoria esse appartengano, e che queste ultime non possono prendere vita senza che le realizzino – dietro corrispettivo – autori, produttori, interpreti ed esecutori.” Pensiero che condividiamo in pieno.

Giovanni d’Ammassa

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