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Intervista a Enzo Mazza, direttore generale FIMI

DDAit: FIMI è molto attiva sul fronte dell’antipirateria. Un grande impulso alla lotta c’è stato con la nuova legge 248/00 e l’inasprimento delle sanzioni.
Mazza: FIMI (Federazione dell’Industria Musicale Italiana) in prima battuta, e poi la Federazione contro la Pirateria Musicale sul piano operativo. FIMI ha svolto una attività di grosso impulso per ottenere l’approvazione di una legge che finalmente ci ha equiparato ai paesi europei e internazionali più avanzati nei confronti alla lotta anti pirateria, e ha introdotto una serie di misure che poi richiedono, una applicazione. L’effettiva applicazione della legge è ora l’obbiettivo della FIMI. Siamo attivi sotto il profilo della lobby nei confronti delle amministrazioni locali per rendere noto che esiste la normativa, e che debba essere applicata ove necessario, per esempio per combattere il fenomeno dell’abusivismo commerciale. Poi, operativamente, un’attività, molto intensa è svolta da FPM per sostenere e coinvolgere le forze dell’ordine alla lotta al fenomeno.
Inoltre FPM, insieme con BSA e FAPAV, ha organizzato una serie di corsi di formazione per le forze dell’ordine, che sono molto importanti per sensibilizzarle sull’impiego delle nuove norme e degli strumenti tecnici per contrastare il fenomeno in tutti i suoi aspetti.

DDAit: Infatti quest’anno si sono raggiunti degli obiettivi importanti.
Mazza: Sicuramente la legge ha consentito di sviluppare un volume di fuoco, diciamo così, molto più rilevante e molto più mirato, anche se i risultati, in termini numerici, sono difficili da verificare immediatamente. Ci vorranno due, tre anni di costante attività per ottenere una riduzione sostanziale del fenomeno, associata anche con altre cose, come campagne informative. Nel corso del recente Festival di Sanremo sono stati lanciati diversi appelli in diretta contro la pirateria che hanno raggiunto il grande pubblico. FPM ha in particolare focalizzato la recente attività di sensibilizzazione delle forze dell’ordine soprattutto nell’individuazione di laboratori di masterizzazione e sui grossisti proprio nel periodo precedente il Natale, in maniera tale da colpire questo fenomeno in un momento di massimo sviluppo. Questo ha consentito sicuramente di ottenere risultati anche importanti, che sono evidenziati dalla quantità di operazioni mai raggiunta in un periodo così concentrato.

DDAit: Si scopre anche che ormai dietro il fenomeno della pirateria ci sono le grandi organizzazioni criminali…
Mazza: Questo è il risvolto di un fenomeno, quello della pirateria, che consente profitti ingenti. Noi abbiamo elementi che dimostrano come, per esempio, in alcune aree del paese oramai la vendita dei CD falsi prodotti in laboratori abusivi, in particolare nel napoletano e nel casertano, rimpiazzi in parte il fenomeno del contrabbando di sigarette. C’era già una rete consolidata, questa rete viene di fatto rimpiazzata vendendo i CD. E questo significa proventi illeciti, significa interesse delle organizzazioni criminali, e significa quindi alimentare un circuito molto deleterio. Sappiamo che il fenomeno della pirateria, ovviamente, si accanisce contro i grandi successi: utilizza la promozione della casa discografica, la pubblicità che l’artista si fa in televisione per poi vendere il prodotto pirata. E non colpisce assolutamente i prodotti che non hanno successo e sui quali l’industria deve investire per lanciare giovani artisti. Quindi oltre al danno la beffa. E’ un problema gravissimo sul quale bisogna intervenire con forza, soprattutto contro le organizzazioni criminali.

DDAit: E il prezzo dei CD non è uno dei moventi che provoca la scelta del consumatore di comprare un CD pirata, piuttosto che un CD ufficiale con tutti i vantaggi che ci sono, a partire dalla copertina.
Mazza: La forbice è enorme tra vero e falso. Noi lo abbiamo verificato in altri settori, pensiamo quello del software, dove i prezzi hanno avuto una discesa radicale, ma la gente si masterizza anche il giochino del lotto che costa 25.000 lire o si scarica il singolo brano che potrebbe acquistare a poche migliaia di lire Perché la differenza è quella di averlo gratis. Bisogna pensare che i margini di ricavo di un venditore abusivo, e soprattutto del produttore che sta dietro, sono altissimi. Il falso costa 1.000 lire e viene venduto a 10.000: un margine del genere non ce l’ha nessuno. Quindi anche con prezzi notevolmente inferiori, al pirata sarebbe comunque consentito di scendere in proporzione, quindi ridurre i margini di qualche punto ma vendere sempre un quantitativo sufficiente per rendere il business molto redditizio. In ogni caso noi abbiamo chiesto interventi da parte del Governo e dello Stato soprattutto per l’ipotesi dell’abbassamento dell’IVA. Noi scontiamo sempre questo assurdo di un disco a cui viene applicato il 20% contro il libro al 4%.

DDAit: Il prezzo di un CD da cosa è composto?
Mazza: Il prezzo di un CD, se togliamo subito le tasse (IVA al 20%), il margine del negoziante che varia tra il 30-35%, e poi il diritto di autore tra il 7-9%, a seconda degli accordi, abbiamo superato il 50% del CD solo con questi tre elementi. E poi dopo ci sono i costi di produzione (musicisti, sala di registrazione, stampaggio del CD, grafica Ndr), di distribuzione e di promozione, che sono elevatissimi. Un disco non può essere promosso solo con una paginetta pubblicitaria su una rivista di musica, ma deve essere fatto sentire con spot pubblicitari in radio e televisione che, come è noto, hanno costi elevatissimi. Il breakeven si alza sempre di più e così la quantità di dischi che deve essere comunque posta in commercio, perché per trovare un nuovo artista di successo devo lanciarne decine, tutto questo lavoro evidentemente porta a dover recuperare questi costi anche attraverso le vendite dei successi, p. e. le vendite delle compilation di successi che generano dei profitti che consentono di avere denaro fresco in cassa per produrre artisti emergenti. E’ lì che la pirateria colpisce in maniera devastante, restringendo sempre di più il mercato e colpendo gli investimenti sugli emergenti. Perché ovviamente le case discografiche finiscono di concentrare i loro sforzi su quegli artisti che hanno una garanzia già stabile di successo. Per cui, paradossalmente, il ragazzino che masterizza, non sa che crea un danno magari a suoi coetanei che vorrebbero diventare degli artisti, che hanno la loro garage band che vorrebbe arrivare al successo firmare con una grande etichetta discografica.
La prova di questo la vediamo spesso, dove artisti emergenti che hanno avuto un discreto successo al loro primo album, in realtà un grande successo di immagine ma non di vendite, perché il prodotto è stato oggetto di pirateria, al secondo album non hanno raggiunto quel punto di breakeven necessario. In una situazione di contrazione del business vengono liquidati dall’etichetta discografica. Peraltro l’etichetta è quella che ci rimette di più, in quanto l’artista percepisce molto spesso delle advance royalties per il proprio lavoro. Questo dimostra come il fenomeno pirateria vada a bloccare lo sviluppo di nuova musica, non garantendo alle aziende quei margini sufficienti per poter generare nuova musica.

DDAit: Per cui c’è un fenomeno culturale…
Mazza:… che rischia di inaridire la vena artistica poiché sempre di più ci sono difficoltà a trovare e lanciare nuovi artisti. Anche perché noi sappiamo che i consumatori hanno dei gusti, soprattutto sul piano musicale, molto volatili, che cambiano con una rapidità estrema. E’ quindi difficile seguire i gusti del pubblico soprattutto in un settore che è fatto di emozioni. Quello delle case discografiche è un business ad altissimo rischio dove ai flop corrispondono dei potenziali grandissimi successi. Ma se questi vengono messi in grave difficoltà da fenomeni che nulla hanno a che vedere con i gusti del pubblico, ma hanno a che vedere solo con la duplicazione abusiva, evidentemente saranno sempre di più gli artisti che non troveranno spazio nel mondo discografico.

DDAit: Esiste una percezione del prodotto di entertaiment difficile da far accettare al pubblico. Il prodotto della proprietà intellettuale è quello che più viene contraffatto, dal CD al Video, al software e al design.
Mazza: Evidentemente manca la sensibilità a quello che è il prodotto creativo, di invenzione creative. Sento spesso persone istruite, che rappresentano interessi diffusi, dire “in fondo fare un CD costa meno di mille lire, e poi lo vendono a 40mila”. Questo è il costo industriale, non centra niente, questo prodotto è un oggetto di creazione intellettuale, nel futuro potremo anche non avere il supporto, e allora cosa diranno, che fare un disco non costa? Lo sforzo creativo di artisti è ripagato in questo modo, è come dire non voglio pagare i miliardi di diritti per le partite di calcio perché in fondo il calcio è fatto solo di erba e il costo delle magliette. Oppure perché dobbiamo pagare 1700 lire un quotidiano perché è fatto solo di un po’ di carta e di inchiostro. In realtà tutto il resto è lo sforzo di chi scrive.
E’ evidente che si ha una cattiva percezione del diritto d’autore, anche perché spesso è stato visto come una tassa, questo è dovuto forse anche da un certo atteggiamento avuto in passato dalla stessa SIAE che non ha fatto molto per spiegare che il diritto d’autore è il modo con quale viene remunerata la creatività e non una tassa, certi atteggiamenti degli agenti SIAE hanno fatto il resto. E’ qui che diventa importante il lavoro che sta facendo Dirittodautore.it nel promuovere l’immagine del diritto di autore. E’ uno strumento fondamentale, per sensibilizzare la gente su questo punto importantissimo, perché, come è stato evidenziato in moltissime analisi che sono state fatte anche a livello di organizzazioni quali WIPO e lo stesso WTO, la proprietà intellettuale diventerà una parte strategica in qualsiasi settore. Paradossalmente, i settori che in qualche maniera hanno combattuto il diritto d’autore, pensiamo ai produttori di nastri vergini o produttori di hardware, oggi in buona parte spesso si trovano a dover combattere violazioni di proprietà intellettuale che colpiscono addirittura le loro realtà e a dover difendersi in maniera molto forte sotto questo profilo. Pensiamo ai cd-r vergini prodotti da fabbriche in tutto il mondo senza pagare le royalty alla Philiphs.

DDAit: Forse negli anni si è creato un rapporto conflittuale tra case discografiche , produttori di prodotti di proprietà intellettuale e società che si occupano di incassare i diritti di autore, da una parte, e consumatori dall’altra. Sei d’accordo con questa affermazione?
Mazza: La costruzione di una cultura della proprietà intellettuale richiede che siano tutti i soggetti coinvolti a farlo. Quando ci fu il voto sulla direttiva sul copyright, e promovemmo a livello nazionale e internazionale le lettere siglate da moltissimi artisti, questo significava coinvolgere gli artisti su messaggi fondamentali. Ricordo Bocelli, Ramazzotti, la Pausini, scrissero lettere ai parlamentari italiani spiegando quale fosse il proprio sforzo creativo e perché una tutela sul copyright soprattutto con riflesso sulle nuove tecnologie fosse importante.
E qui va costruito in questo modo: tutti titolari di diritti, artisti e autori in prima battuta, e poi i produttori, devono farsi carico di promuovere il concetto della proprietà intellettuale, che è una parte fondamentale di questo mondo, non può essere considerato “nulla”, perché se no cadrebbe tutto il principio e si tornerebbe al concetto che “fare un CD costa mille lire”. Ma non è così. Qualcuno ha scritto in passato sul software definendolo “bit senza peso”. La musica è emozioni, un artista di qualsiasi genere sente queste emozioni, le prova, le trasforma in musica. Pensiamo a quanto sia difficile questo lavoro che non può essere sostituito da nessun elaboratore elettronico, da nessun procedimento tecnico. Lo sforzo creativo è uno sforzo che può produrre solo una mente artistica, ed è uno sforzo che ha dei costi rilevanti per essere poi trasposto in un prodotto industriale, perché questo richiede continue rivisitazioni, ci sono delle logiche di mercato e poi perché anche nell’artista questa vena creativa non è infinita, quindi bisogna continuamente cercare nuovi artisti.

DDAit: Spostiamoci su Internet. Negli ultimi anni abbiamo vissuto nuove realtà, a partire dallo scambio di files musicali, Napster, ecc. Si è creata una domanda per avere il prodotto musicale su Internet, ma non c’è stata una pronta risposta delle case discografiche per tutta una serie di problemi. Ciò ha favorito anche la cultura del “tutto gratis” su Internet e modelli di business basati su palesi violazioni del diritto d’autore.
Mazza: L’industria ne sconta ora gli evidenti ritardi, se ne è parlato più volte. La reazione dell’industria a questo fenomeno è stata inizialmente di paura e diffidenza, poi è stata di scoprirlo e, lo vediamo in questo momento, è la nascita di tutta una serie di nuovi business, che peraltro soffrono anch’essi la crisi dell’old economy, ovvero la crisi dell’industria del disco, che ritarda tutta una serie di iniziative nella new economy.
Bisogna dire che dall’altra parte oggi, guarda caso, coloro che hanno promosso il concetto del “tutto gratis”, grandi portali, grandi operatori di comunicazione, coinvolgendo in questa logica anche la musica. Sostenendo che i contenuti dovessero essere tutti gratuiti, oggi clamorosamente dimostrano il fallimento di questa teoria, e fanno quello che l’industria musicale aveva detto subito: lo puoi fare con gli artisti emergenti, che si vogliono autopromuovere, ma non c’è speranza di trasformare questo fenomeno, perché la tecnologia lo consente, in un fenomeno di massa. L’aver abituato i consumatori “al tutto gratis”, ha messo in crisi gli stessi portali sui servizi che loro volevano offrire. Oggi si paga per accedere ai molti giornali online.

DDAit: C’è qualche episodio relativo alla applicazione della legge 248/00?
Mazza: E’ chiaro che l’introduzione delle nuove norme di diritto di autore ha portato a colpire anche fenomeni meno rilevanti, che però operavano come fossero organizzazioni criminali radicate. Come il caso di ragazzini che producevano e vendevano CD di compilation musicali o direttamente o tramite siti di aste, e che sono stati oggetto di una indagine sul territorio nazionale che ha portato, alcuni di loro, a finire nel carcere minorile, poiché sono state applicate le nuove norme che prevedono sopra le 50 copie l’arresto in flagranza. Questo dimostra anche come inconsapevolmente, senza conoscere la legge nascono delle vere e proprie organizzazioni attive nel commercio di CD pirata senza considerare esattamente quelli che possono essere i risvolti anche criminali e penali di questa attività.

DDAit Oggi si parla molto dei nuovi sistemi di protezione dei CD musicali e dei file digitali. Certamente queste tecnologie non hanno il favore dell’utente finale, anche perché impediscono la copia privata.
Mazza: Anche qui ci sono delle scarse informazioni. In realtà nessuno dei sistemi di protezione introdotti su qualsiasi tipo di CD impedisce la copia privata, per esempio, non viene impedito di fare una copia su musicassetta. Questi sistemi impediscono il ripping, di masterizzare, e ciò non va assolutamente né contro il mercato né contro il consumatore. Importante, e noi abbiamo dato espressa indicazione ai nostri associati, è che il consumatore venga informato sulla presenza di questi sistemi, in linea da quanto previsto dalla normativa europea e italiana. Le case possono utilizzare le misure che preferiscono, devono però segnalarle chiaramente al consumatore.

DDAit Per i sistemi di vendita online, in Italia è previsto qualcosa?
Mazza: Come FIMI non sappiamo nulla in particolare, pensiamo che i sistemi internazionali avranno uno sviluppo mondiale. Poi ci sono alcune nostre aziende che sui propri siti fanno E-commerce, altre aziende italiane note in tutto il mondo hanno lanciato iniziative solo online.

DDAit Per quanto riguarda l’antitrust, la comunità europea si sta muovendo contro i due maggiori sistemi di vendita di musica online (Pressplay e MusicNet, Ndr) che rappresentano circa l’80% del mercato, e possono impedire una corretta concorrenza.
Mazza: Ogni concentrazione, ha evidente in sé il pericolo di diventare anticompetitiva. Io credo che questi due colossi siano sufficientemente assistiti da chi conosce la normativa antitrust per risolvere il problema. Non credo che nessuno sia così folle da mettere in piedi un sistema così elaborato e costoso sotto il profilo del business senza una preventiva notifica all’antitrust.