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Copia privata, è giusto pagare. Ma c?è bisogno di chiarezza

D. Copia privata, l’UNIVIDEO ha già espresso una sua posizione ufficiale?

Davide Rossi – Su questo argomento non ho paura di espormi, trovo sbagliato che noi stiamo li silenziosi sperando che la bufera passi e il decreto vada nella direzione dove sta andando. Onestamente e apertamente dico che un compenso per la copia privata deve esserci. E se guardo tutti i parametri economici rilevanti (ho letto sui vari forum il discorso che uno vuole essere libero di copiare come vuole, e questa libertà è assolutamente garantita), concludo che questa cosa non è che uno la paghi direttamente, potrebbe andare a riverberarsi sui costi al consumatore di questi supporti? forse.
Intanto il prelevamento si fa sul prezzo di vendita al rivenditore, ma uno potrebbe obiettare aumenta prima o aumenta dopo, aumenterà lo stesso.
E’ tutto da vedere se questo prezzo debba aumentare. Mi risulta che il prezzo delle materie prime, del policarbonato, e delle materie per costituirlo, è in costante calo. Negli anni scorsi c’era stata una penuria di policarbonato, la capacità produttiva era inferiore alla domanda, e quindi questo aveva determinato un incremento dei costi dei supporti vergini, anche perché erano quattro fabbriche al mondo che lo producevano, e una era bruciata.
Ora invece tutti si sono messi a fare policarbonato, aumenta il mercato, diminuisce il costo, perché lavorando sui marginali queste aziende spendono sempre meno a produrli, non è assolutamente detto che se queste società hanno questo onere devono aumentare il prezzo ai consumatori e il consumatore si troverà a pagare di più. Semplicemente il produttore nella sua griglia dei costi metterà la materia prima, la manifattura, il packaging, il trasporto, le tasse, il compenso per copia privata. Sarà semplicemente una componente di costo che andrà a toccare queste società, che sono multinazionali, che fanno un prodotto totalmente globalizzato, che non producono in Italia.
Quindi vedo molta libertà no-global in questa libertà di copia, in verità sono queste imprese globalizzate che hanno avuto vantaggi da questo tipo di dinamiche sulla copia privata. Semmai la copia privata andrà a tutelare imprese che lavorano in Italia, e autori che vivono in Italia.
Sotto un altro punto di vista il mercato sta aumentando in maniera esponenziale, stanno vendendo moltissimi dischi vergini, e se ne venderanno sempre di più. Con una materia prima che costerà sempre di meno, la logica vuole che quei prezzi andranno comunque a calare. Nella peggiore delle ipotesi rimarranno stabili.

D. Una critica è che non sempre i CD-R e i CD-RW sono utilizzati per copiare musica o altri contenuti di questo genere.

Davide Rossi – Infatti la cifra è forfettaria, che vale per tutta la produzione che un soggetto mette nel sistema Paese, non avrebbe avuto senso far pagare? a parte che la destinazione quella si appunto che sarebbe una violazione vedere cosa fai, perché lo vuoi, non ha nessun senso? il punto è che si è decisa una cifra sulla base del valore generale del giro di affari che un soggetto fa con quei dischi, che poi ne venda 10, 20, o 15?

D. …allora su questa cifra Le risulta che c’è stato un minimo di studio, per decidere…

Davide Rossi– Intanto stiamo in linea con gli altri paesi, che applicano da tempo questo compenso, ricordiamoci anche che facciamo parte della Unione Europea, che questo è il paese delle catene di Sant’Antonio, che nessuno proibisce a nessuno di fare tante copie private e inviarle, spedirle? noi dobbiamo su questo genere di norme stare in linea con gli altri paesi e far si che non ci siano paradisi giuridici a vantaggio di determinate imprese rispetto ad altre.

D. Per la prima volta si parla di copia privata consentita, terminologia che non si trova né nella legge 93/92, nella legge sul diritto di autore, e chiarisce la confusione creata dalla 248/00…

Davide Rossi – A me piacerebbe tanto, non come persona che lavora per le società, da persona che ha avuto un piccolo incarico istituzionale come quello presso la Presidenza del Consiglio, e da cittadino, che fosse una volta tanto chiaro che uno fa una cosa, e si può fare, che ci fosse una norma un po’ precisa.
Purtroppo, con questo continuo si fa non si fa si sa non si sa, si arrichiscono gli avvocati, i professori che fanno pareri di 50 pagine e poi non si è capito se si può fare o no? la mia esperienza, quando esercitavo, era che l’imprenditore arrivava lì e mi chiedeva: se faccio così vado in galera? Se la risposta era ? no, forse no? se la voleva fare la faceva. Il punto è questo, chi vuole fare impresa, quasi si sente condizionato dal vero rischio grave, ma non dalla possibile interpretazione.
Stando in Confindustria poi, e frequentando gli imprenditori, ultimamente, vedo anche come se la cosa è troppo complicata, l’imprenditore, che fa 100 scelte al giorno, non la fa. E dice, quella cosa lì non la faccio. E noi, per via di un terreno legislativo sdrucciolevole, non chiarito, confuso, ci perdiamo tanto di quell’investimento nel settore nostro, del diritto di autore, della società dell’informazione, della divulgazione della cultura, del sapere audiovisivo, della musica, Internet, perché uno dice, io non vado, io compro un bel stabilimento balneare a Riccione, so quali sono le norme che lo riguardano, con il demanio, la battigia a due metri, così non ho problemi e non mi metto in una società di CD, faccio il bagnino nella mia vita e va bene.
E’ questo il rischio, quando il terreno normativo è non chiaro, complicato, è difficilissimo attrarre nuovi investimenti, è’ complicato.

D. Ha una opinione sulla bozza di recepimento della Direttiva 2001/29/CE?

Davide Rossi – No, non ancora. UNIVIDEO avrà una discussione in consiglio direttivo (il 15 ottobre), e vedremo se sviluppare una posizione ufficiale dell’associazione. In linea generale, e su questo c’è consenso totale, sosteniamo le norme in tema di compensi per copia privata.